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5 Ott 2005 [13:29]

Intervista a Robert Kubica, campione 2005

La Polonia domenica scorsa si è fermata per un attimo. I programmi televisivi sulla rete nazionale sono stati interrotti per dare la breaking news tanto attesa: Robert Kubica, 21enne di Cracovia, ha vinto la World Series Renault V6 3.5. Il ragazzo del team Epsilon è sempre più l'idolo sportivo della Polonia, terra avara di campioni. A un passo dal debutto in F.1 con la Minardi, è ancora in attesa della super licenza, Kubica si racconta:

«La prima volta che mi sono ritrovato con un volante tra le mani avevo cinque anni. Era una macchinina Nissan a quattro tempi. Due marce avanti, una retro, 40 orari di velocità massima. Giravo in un piazzale dove mio papà aveva allestito con delle bottiglie di plastica piene di acqua un tracciato! Poi sono passato al karting. La presenza di mio padre è stata fondamentale. Se non avesse avuto la voglia e il tempo di portarmi sulla pista di kart che si trovava a 150 km da Cracovia, dopo che mi aveva prelevato dalla scuola, non sarei qui...».
Papà Kubica lavorava sodo, in Polonia il benessere bisognava conquistarselo duramente. Finché si lanciò nel campo della musica e le cose iniziarono a prendere la strada giusta per un certo periodo.
«Iniziai a correre fuori dalla Polonia e anche in Italia che avevo 13 anni e in quel periodo gli affari in famiglia non giravano bene. Feci delle gare da privato finché non conobbi Danilo Rossi che mi prese alla CRG come pilota ufficiale. A 14 anni sono venuto a vivere in Italia, a Padenghe sul Garda. Correvo e studiavo. Ho vinto il campionato Junior italiano, poi dopo un po' sono passato alla Birel nella Formula A. Era il 2000. In quel periodo fui chiamato dalla Prema per sostenere un test organizzato dalla Toyota e dovevo guidare una Tatuus di F.Renault 2.0. Oltre a me, che avevo 15 anni, c'erano anche Franck Perera, Ryan Briscoe, Toni Vilander. Successivamente feci un altro test con il team Manor ad Albacete, sempre col Renault 2.0, poi da lì mi spostai a Valencia per seguire le finali Renault. In quell'occasione conobbi il manager Daniele Morelli e mi presentarono quelli della RC Motorsport. Feci dei test e partì l'avventura con le monoposto nell'europeo e nell'italiano della F.Renault. L'inizio non andò bene, ero inesperto poi modificai piano piano il mio stile di guida adattandolo a quello richiesto dalle monoposto e i risultati arrivarono. Ricordo che a Budapest da 20° finii 6° e che feci una pole a Zeltweg. Nel 2002 venni inserito nel programma Renault Drivers Development e sempre con la RC rifeci i due campionati del 2.0. Arrivai secondo in Italia e settimo in Europa, un po' sotto le aspettative devo dire, ma si crearono dei problemi fuori dalle piste e la RDD mi scaricò. Facevano delle scelte un po' a caso...»
A quel punto, senza un appoggio di una Casa ufficiale che poteva garantire le spese per sostenere una stagione, Kubica si trovò in crisi. Ma ci pensò il manager Morelli, che credeva ciecamente in lui fin dal primo giorno che lo vide, a preparargli la base per la stagione 2003.
«Cercammo il budget per la F.3 Euro Series e fu contattata la Prema. Angelo Rosin ha fatto un grande sforzo per prendermi, poteva ingaggiare altri piloti, ma ha creduto in me e mi ha dato fiducia nonostante non disponessi di un gran budget. Andai forte nei test, poi sette giorni prima dell'inizio del campionato ebbi un incidente automobilistico dove mi ruppi un braccio. Venni operato e poi seguito benissimo dalla Formula Medicine di Riccardo Ceccarelli. Tornai in pista a Norimberga e subito, dopo due mesi che ero fermo, vinsi! Però il seguito della stagione non fu facile per me e per la Prema, non concretizzai molto»
Concluso il campionato della F.3 Euro Series, Kubica trovò nella Target di Roberto Venieri la via per correre a Macao e in Corea.
«Sono andato fortissimo a Macao, ma ho buttato via un terzo posto alla mia portata. Sarebbe stato un risultato eccezionale per me e per il team considerando che avevamo un motore vecchio. In Corea invece sono arrivato sesto»
La prestazione di Kubica non passò inosservata e la Mercedes bussò alla porta.
«Mi fecero provare con il team Mucke sempre per la F.3 Euro Series. Si decise di partecipare al campionato 2004 con la squadra tedesca, ma col senno di poi si rivelò un errore. Fu l'anno più negativo della mia carriera per quanto riguarda il rapporto col team, la maniera di lavorare. Ricordo che anche Bruno Spengler, il mio compagno, si trovò molto male. Il morale era a terra, per fortuna trovai la possibilità di andare a Macao con il team Manor. Feci la pole e nel warm-up il record della pista. In gara 1 mi piazzai quarto e in gara 2, stoppata dalla bandiera rossa, secondo. Fu un bel riscatto dopo l'anno con Mucke».
Il resto è storia recente. Il passaggio a una categoria superiore, individuata nella World Series Renault. L'ingresso al team Epsilon di Joan Villadelprat, una stagione perfetta, senza mai un errore. Una dimostrazione di grande classe e maturità.
«Il mio sogno è quello di poter competere in un campionato che mi permetta di vivere. Non c'è soltanto la F.1 anche se ovviamente è l'obiettivo di tutti noi piloti», dice ora Kubica con in testa la corona del campione. Con le monoposto aveva lasciato tracce di talento ovunque, ma non aveva ancora vinto nulla di importante che lo sdoganasse definitivamente verso il gotha dell'automobilismo. Ora è a un passo dalla F.1, se andrà male correrà nella GP2 dove tutti lo stanno cercando. E un futuro da professionista per lui ci sarà.