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29 Set 2022 [11:16]

La F1 a Singapore dopo tre anni,
per la gara fisicamente più difficile

Jacopo Rubino - XPB Images

La gara più faticosa della stagione. Questa è la sfida del Gran Premio di Singapore, che torna a disputarsi dopo tre anni: nel 2020 e 2021 la Formula 1 qui non ha potuto correre, a causa della pandemia. E dall'arrivo del COVID-19, questa sarà anche la prima tappa del Circus in Estremo Oriente. Al di là della guida in notturna, l'aspetto più facile da gestire, i piloti sanno già di venir messi alla prova fisicamente come mai accade durante il campionato, tra caldo, umidità e configurazione del circuito. "C'è una curva dopo l'altra, non si riposa mai. Nella maggioranza dei tracciati si ha qualche dritto per respirare un po', ma a Singapore, persino su quello che è il rettilineo del traguardo, si tiene il volante sterzato. E ci sono anche tante sconnessioni, non puoi realmente rilassarti", conferma ad esempio Kevin Magnussen. Il danese della Haas ammette: "Questa è una delle gare a cui pensi quando soffri in palestra, per trovare la motivazione ad allenarsi".

Per la cronaca, in questo periodo a Singapore le temperature raggiungono i 30 gradi, e l'umidità può toccare addirittura l'80 per cento. "I piloti nell'arco della gara possono perdere fino a tre chili di peso, e questo incide molto in termini di prestazione", spiega Andrea Ferrari, fisioterapista di Charles Leclerc. "Per aiutare i piloti a gestire al meglio il weekend si cerca di arrivare qui il prima possibile, per abituarsi al clima e per svolgere più allenamenti possibili in condizioni limite, riprendendo il lavoro iniziato nelle settimane precedenti, quando con le saune è stato simulato il clima della città".

Essendo tracciato cittadino stretto e tortuoso, diverso dai più recenti di Jeddah o Miami, quello di Marina Bay ovviamente "è molto impegnativo in termini di concentrazione", ricorda Pierre Gasly dell'AlphaTauri. Ma la lucidità può essere compromessa proprio dallo sforzo fisico aggiuntivo.

Per chi non era al via dell'edizione 2019, anche se non più rookie, Singapore sarà una novità assoluta: in ordine d'esordio in F1, sarà così per Nicholas Latifi, Mick Schumacher, Yuki Tsunoda e Guanyu Zhou. A mescolare un po' le carte per tutti, comunque, ci sono i cambiamenti tecnici avvenuti da allora. Questa volta a Singapore saranno protagoniste le vetture a effetto suolo, che tra questi muretti non saranno esattamente a proprio agio, pensando in particolare al peso minimo di ben 798 chilogrammi. Tre anni fa era di 740. Ci vorranno braccia ancora più "muscolose" per destreggiarsi fra le barriere.

"Le nuove monoposto tendono a sottosterzare, per ci sarà ancora più importante trovare un giusto bilanciamento nel set-up per stabilizzare l'avantreno, senza compromettere la trazione al posteriore", sottolinea Mario Isola della Pirelli. Le gomme a disposizione saranno delle tre mescole più morbide (C3, C4 e C5), ma poi gestire l'usura con il caldo non sarà facile. E adesso si utilizzano i cerchi da 18 pollici, con "mescole e strutture completamente differenti". Sarà un po' come ripartire da capo. Tra l'altro, in alcune zone del percorso è stato steso un nuovo asfalto (nelle curve 5-6 e poi dalla 14 alla 20), anche per ridurre i sobbalzi. Almeno questo dovrebbe facilitare il compito dei piloti, mitigando il fenomeno del porpoising che quest'anno ha raggiunto la soglia d'allarme soprattutto a Baku, altra pista in ambiente urbano.

Come se non bastasse, la "night race" per eccellenza della F1 solitamente è anche la più lunga, in cui si è spesso arrivati a sfiorare il limite delle due ore anche senza grossi imprevisti. E una safety-car è comunque sempre dietro l'angolo.
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