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12 Lug 2018 [14:37]

La Formula 1 a Miami,
non c'è ancora l'accordo

Jacopo Rubino

È ancora impervia la strada che può condurre Miami nel calendario di Formula 1 per il 2019. Come riporta Forbes, è stata infatti mancata la scadenza fissata dal consiglio locale per la firma del contratto: la data indicata era quella dello scorso 1° luglio. Un nulla di fatto di cui non stati chiariti i motivi, ma non è una catastrofe: non significa che il progetto di una tappa iridata in Florida sia sfumato.

Gli ostacoli, comunque, sono diversi: nelle intenzioni il tracciato cittadino doveva toccare il parco pubblico di Bayfront, ed è stato poi rivisto. Un gruppo di residenti locali ha chiesto lo stop alle trattative per la F1, così come la cancellazione dell'Ultra Music Festival che si tiene nella stessa area a marzo. "La Formula 1 non solo incide sul traffico più del festival, è anche più rumorosa. Per i concerti il parco viene chiuso per tre mesi, per la F1 lo sarebbe per altri quattro. E il nuovo layout del tracciato peggiora la situazione", ha commentato Andres Althabe, presidente del comitato di quartiere di Biscayne. "Senza una chiara comprensione dei benefici apportati alla città di Miami, consideremo di opporci all'approvazione del contratto in commissione".

Per quanto, fino a qui, i preparativi siano avanzati in modo abbastanza rapido, ad oggi mancherebbero soltanto 16 mesi all'eventuale prima edizione della gara: le tempistiche per essere pronti sono ristrette. Ma Liberty Media spinge per avere una seconda corsa negli Stati Uniti, al punto da rinunciare alla tassa di iscrizione al richiesta a tutti gli altri organizzatori.

E come la prenderebbero ad Austin, dove si svolge il Gran Premio degli USA dal 2012 su una pista appositamente costruita? Il patron Bobby Epstein, a ESPN, si è detto fiducioso sulla riuscita di una coabitazione. "A Miami sarà un'esperienza diversa, ma nei primi anni saremo sotto pressione nell'alzare il nostro livello", ha comunque avvertito. A lungo termine, il piano potrebbe aiutare nell'estendere la base di appassionati della F1 in America, terreno tradizionalmente ostico. Ma non sarà semplice, specialmente se la collocazione temporale fosse così ravvicinata come si profila. "A livello logistico è totalmente comprensibile, per il promoter è meno desiderabile...", ha ammesso Epstein, già costretto ad affrontare la concorrenza del Messico.
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