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23 Mar 2016 [17:22]

La GPDA chiede attenzione:
"Cambiamo la governance in F.1"

Jacopo Rubino - Photo4

I piloti del mondiale Formula 1 hanno deciso di farsi sentire. Di lanciare il proprio grido, ma nei toni pacati e ragionati di una lettera aperta diffusa dalla GPDA, con cui esternare le proprie preoccupazioni per la strada intrapresa dal Mondiale. Nelle ultime settimane, molti protagonisti della griglia hanno lamentato la scarsa considerazione ricevuta sulle novità introdotte, come ad esempio la limitazione ai team radio e, soprattutto, il format di qualifiche rivelatosi a Melbourne un totale disastro. La volontà, adesso, è di chiedere un maggior coinvolgimento nelle questioni che contano.

"Amiamo il nostro sport, lo abbiamo sognato sin dall'infanzia. Questo ci rende probabilmente le persone con l'interesse più sincero verso la F.1, insieme ai nostri tifosi", si legge in apertura del testo firmato da Alex Wurz, Jenson Button e Sebastian Vettel a nome di tutti i colleghi. "Al momento la F.1 è messa alla prova da un contesto economico difficile, da una evoluzione nel comportamento del pubblico e nel panorama dei media. Questo rende necessario prendere scelte intelligenti e ben ponderate".

Qualcosa che, a detta, della Grand Prix Drivers Association, non sta accadendo. Anzi: "Riteniamo che alcune recenti modifiche al regolamento, sia sportivo che tecnico, e alcune scelte gestionali, siano dannose e non risolvano i problemi principali che il nostro sport sta vivendo, mettendone in dubbio il suo futuro successo". Il sindacato piloti punta il dito soprattutto contro il processo decisionale, definito "obsoleto e mal strutturato", di fatto un ostacolo nel raggiungimento di progressi concreti. "A volte può persino portare all'opposto, ad uno stallo, compromettendo la salute della F.1". Da qui, la necessità di cambiare: "Vorremmo sollecitare una ristrutturazione della governance. Tutti gli interventi dovrebbero essere orientati da un piano più chiaro, che rifletta principi e valori del campionato".

"Abbiamo bisogno che la Formula 1 resti uno sport, una competizione tra i migliori piloti su vetture straordinarie e circuiti affascinanti. Noi piloti siamo uniti, offriamo il nostro aiuto e il supporto. Questo non è un attacco alla cieca, o privo di rispetto", conclude il comunicato.
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