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1 Giu [12:32]

La rabbia di Hamilton: "Basta razzismo,
ma la F1 sta zitta". Leclerc lo sostiene

Massimo Costa - XPB Images

Gli Stati Uniti sono in fiamme, quaranta città hanno adottato il coprifuoco, in tutto il mondo fioccano le proteste contro il razzismo dilagante, tanti sportivi sono intervenuti sulla vicenda scatenatasi dall'omicidio di George Floyd, cittadino americano ucciso da un zelante poliziotto che per nove minuti, dopo l'arresto, ha premuto il proprio ginocchio sul collo dello sventurato uomo di colore.

Uomini e donne del mondo dello spettacolo, dello sport, non hanno mancato di far sentire la loro voce e a loro si è unito Lewis Hamilton. Il sei volte campione iridato della F1, che ha anche casa a New York, sempre molto attento a quanto accade attorno a lui sia per quanto concerne l'ambiente sia per varie situazioni politiche, si è fatto sentire domenica notte nelle storie di Instagram con tre post:

Il primo è stato questo: "Non appoggio saccheggi e incendi dei palazzi, ma le proteste pacifiche. Non ci sarà pace fino a che i cosiddetti leader non faranno cambiamenti. Non solo l'America, ma il Regno Unito, la Spagna, l'Italia, tutti. Deve cambiare il modo in cui vengono trattate le minoranze, come vengono educate le persone su uguaglianza, razzismo e classismo e sul fatto che siamo tutti uguali. Non siamo nati col razzismo e l'odio nel cuore, ci viene insegnato da quelli che sono i punti di riferimento".

Hamilton, decisamente arrabbiato, ha poi ritenuto di svegliare anche il suo mondo, la F1: "Vedo che state zitti, alcuni di voi sono le stelle più luminose e ancora tacete per le ingiustizie. Non un segno da parte della mia industria, che naturalmente è uno sport dominato dai bianchi. Sono uno dei pochi di colore e pertanto sono da solo. Mi sarei aspettato diceste qualcosa, che vedeste perché certe cose succedono, ma non siete in grado di sostenerci e di lottare con noi. Sappiate solo che io so chi siete e vi vedo». Una sorta di minaccia...

Nel terzo post, Hamilton ha messo dei video in cui si vedono immagini degli ultimi anni in cui uomini di colore perdono la vita senza motivi validi per mano della polizia americana .

Il silenzio del mondo della F1, Hamilton lo ha trovato insopportabile. A rompere tale muro è stato Charles Leclerc, che ultimamente vive al simulatore o si diverte con i più svariati video games : «Per essere del tutto onesto, mi sono sempre sentito a disagio nell'esprimere la mia opinione su quanto accade sui social media. Per questo non mi sono espresso finora. E sbagliavo del tutto. Faccio ancora fatica a descrivere l'atrocità di alcuni dei video che ho visto. Il razzismo va affrontato con le azioni, non con il silenzio. Per piacere, siate attivi con la partecipazione, l'impegno, e l'incoraggiamento a condividere la consapevolezza. È nostra responsabilità parlare contro le ingiustizie. Non rimaniamo muti. Io ci sono #BlackLivesMatter». 

L'hashtag Black Lives Matter (le vite nere contano), postato su Twitch anche da Lando Norris che ha invitato i suoi fans a firmare la petizione, risale al 2013 quando un vigilante, sempre negli USA, sparò a un 17enne disarmato uccidendolo. Successivamente, George Russell ha scritto un bel pensiero contro il razzismo, così come Carlos Sainz. Sull'argomento, anche Nicholas Latifi e Sergio Perez.

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