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10 Ott 2025 [9:21]

La risalita della Red Bull
è un "rischio calcolato"?

Davide Attanasio - XPB Images

Quest'anno, la McLaren non era mai rimasta a bocca asciutta per più di due gare. Almeno fino a quando Andrea Stella &Co. sono stati sconfitti prima da Max Verstappen a Monza e a Baku, e poi da George Russell nell'ultimo appuntamento di Singapore. E proprio lato Verstappen, e quindi lato Red Bull, se fino a poche settimane fa la parola mondiale non era neanche nei meandri delle loro coscienze, adesso quel cassetto ha iniziato ad aprirsi sempre più. Dopo Zandvoort, Max pagava 104 punti da Oscar Piastri; all'indomani di Singapore, quel divario si è ridotto di 41 attestandosi a -63. 

Certamente, il fine settimana tremendo della McLaren a Baku (solo sette punti conquistati per merito di Norris) ha influito. Perché poi, Oscar Piastri e Lando Norris, seppur non "primissimi", sono sempre stati tra i primi. Come spiegare questa tendenza? La ragione che, in superficie, appare più logica, risiede nei programmi di sviluppo delle tre squadre interessate: la McLaren lo ha interrotto da tempo, mentre Mercedes e soprattutto Red Bull continuano a sviluppare le loro monoposto. In particolare, la squadra di Laurent Mekies ha introdotto un nuovo fondo a Monza e una nuova ala anteriore a Singapore.

Attenzione però a non cadere in facili sensazionalismi. La McLaren, nella notte di Marina Bay, vantava a ogni modo un passo gara notevole, forse al livello di quello della W16 di Russell. Basti pensare a come Lando sia rimasto negli scarichi di Verstappen per una quantità di giri niente male, mettendogli pressione su una pista dove superare è molto difficile. Anche la storia, d'altronde, mette Max con le spalle al muro: nessuno nella storia della F1 ha mai recuperato un distacco del genere con così poche gare dalla fine. Ergo, servirebbe cambiarla, la storia, per riuscire in un'impresa. E non è mica facile.

Laurent Mekies, scambiando quattro chiacchiere con i britannici di The Race, ha evidenziato come questo continuare a sviluppare il progetto RB21 potrà tornare utile anche in ottica 2026, quando entrerà in vigore un nuovo regolamento tecnico, tra i più rivoluzionari di sempre.  "È molto importante riuscire a capire se l'attuale progetto ha più performance, in quanto svilupperemo l'auto dell'anno prossimo con gli stessi strumenti e metodologie che stiamo provando adesso. E se i conti tornano quest'anno, sapremo il perché e ci darà una spinta".

"Ovviamente, questo sta comportando un sacrificio per quanto riguarda lo sviluppo iniziale della monoposto 2026, ma crediamo sia il giusto compromesso, senza giudicare ciò che gli altri stanno facendo". Un discorso non poi così dissimile da quello che fece il direttore tecnico della Sauber, James Key, che qualche mese fa parlava proprio di sviluppare le corrette metodologie per comprendere e risolvere i problemi del presente cosicché non si presenteranno in futuro. Tornando alla Red Bull, infine, è anche vero che se il loro oggi ha dei contorni più definiti, il loro domani appare più nebuloso... 
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