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12 Giu 2010 [12:43]

Le Mans divide la F.1
Bella, ma troppo pericolosa

Ma ai piloti di F.1, in teoria la truppa scelta dell’automobilismo mondiale, la 24 Ore di Le Mans piace o no? Mica facile capirlo. Ai 24 ex-driver del Circus in gara quest’anno sulla Sarthe – Mansell corre addirittura con la famiglia - l’endurance piace, eccome, anche perché trattasi di un evento completamente diverso da un GP, una autentica kermesse (traduzione: grande fiera) che si vive per una settimana a contatto con gli appassionati, e perché i 13 chilometri e 629 metri del tracciato sono capaci di togliere il fiato anche a piloti abituati a correre nella massima serie. Dal Canada invece, dai protagonisti attuali della F.1 arrivano pareri contrastanti.

“Gara affascinante, una volta nella carriera va scritta”, dice Lucas di Grassi. Vitaly Petrov, che una 24 Ore l’ha corsa, nel 2007, si dice sicuro di tornare a Le Mans, "ma quando avrò finito con la F.1”.
Molti altri manifestano rispetto per il prestigio e la tradizione della gara, ma Nico Rosberg e Bruno Senna chiariscono che sui giovani l’allure della Le Mans fa poca presa: “Mi hanno sempre detto che è un bellissimo week-end”, dice il figlio di Keke. “E un giorno ci andrò con qualche amico: a vederla, però, non certo a correrla”. Per Senna invece trattasi di un impegno “molto più duro di quello che crede la gente. Dura giusto 22 ore di troppo…”.

A preoccuparsi per la sicurezza sono poi due veterani che pure sulla Sarthe hanno corso, Michael Schumacher (“Mi sono divertito molto, ma la sicurezza non dà grandi garanzie”) e Mark Webber, che su una Mercedes, nel 1999, letteralmente decollò sul rettilineo dell'Hunaudières: “Oggi le vetture non volano più”, ha ridacchiato. “Ma del livello di sicurezza non sono proprio certissimo...”.