6 Gen [13:00]

L'intervista a De Bellis
"Il segreto Tatuus? Non fermarsi mai"

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Stefano Semeraro

A colloquio con Gianfranco De Bellis, che ci racconta come la chiave del successo della Tatuus e di EMI, il gruppo in cui è inserita insieme con Autotecnica Motori e Breda Racing, sta nel saper anticipare le richieste del mercato.  Come insegna l’esperienza della Woman Series.   
 
Gianfranco De Bellis, il 2019 è stato un altro anno di grandi soddisfazioni per Tatuus, che come costruttore e fornitore di servizi ha saputo mostrarsi all’altezza di un impegno in moltissime categorie sparse in tutto il mondo. Da cosa vogliamo partire?
«La sorpresa più piacevole del 2019 è stata la W Series. Ovviamente sono andati bene anche tutti gli altri progetti, che però sono ormai consolidati, gestiti insieme con partner che conosciamo da anni, parlo di grandi professionisti del motorsport come la Renault, Dan Anderson per quanto riguarda la Road to Indy negli Usa, o Jonathan Palmer in Inghilterra. Con loro, anche se non bisogna mai dare nulla per scontato, sai già in partenza che le cose andranno bene, infatti i risultati sono stati eccezionali. La W Series invece, ha rappresentato una sorpresa, soprattutto per come gli organizzatori sono riusciti a creare qualcosa di unico con una professionalità assoluta. Ci vuole coraggio a tentare strade nuove; in fondo sono tutte iniziative con costi importanti, per questo li ammiro. Chi non fa nulla di nuovo magari non sbaglia, ma non crea i presupporti per essere ricordato».

Cosa si attende dalla seconda stagione del campionato?
«Dal punto di vista sportivo e dei risultati sarà ancora più importante, ne sono convinto. La selezione, i criteri adottati, una più approfondita conoscenza della vettura, il rodaggio complessivo della macchina organizzativa, porteranno ad un campionato con prestazioni più elevate. Ci sarà anche più pressione, perché in questi mesi nel mondo si è parlato molto della W Series, quindi non sarà più una curiosità, ma una categoria da cui ci si aspetta una crescita complessiva».

L’impegno nella W Series che cosa ha significato per Tatuus?
«Le macchine, se vogliamo, alla fine, funzionano tutte alla stessa maniera. Relazionarsi con persone del livello che la W Series ha schierato in tutti i reparti di una organizzazione così importante, piuttosto, è stata indubbiamente una grande esperienza. Dopo trent’anni nel motorsport mi sembrava che non ci fosse più nulla da inventare. Loro invece ci sono riusciti, e questo è l’insegnamento: non bisogna aspettare il mercato, ma avere il coraggio di proporre innovazione. Anche se spesso non è facile. Io ad esempio, non avrei mai pensato ad un campionato femminile. All’inizio c’è stato scetticismo, qualche critica, ma loro sono stai bravi a creare entusiasmo».

E forse a creare una tendenza…
«Esatto. Sono stato con Giovanni Delfino all’ultima gara della Formula 4 in Spagna, tre delle partenti erano donne, mentre ad Abu Dhabi la Al Qubaisi nella gara che si è corsa in concomitanza con la F.1, ha ottenuto una vittoria davvero storica. Sono fatti che non erano immaginabili solo pochissimi anni fa. Poi certo, anche tutti gli altri tutti meritano, i ragazzini di Formula Renault sono stati bravissimi, come lo è stata la Renault a insistere in un momento molto difficile».

E’ stato un anno impegnativo, ma anche entusiasmante.
“Esatto, e noi lo sappiamo bene perché abbiamo dovuto fornire ricambi e assistenza tutti, e ci siamo riusciti senza che sorgessero problemi. La Formula 4, la Road to Indy negli Usa, la Formula Renault, la F.3 Regional, il campionato in Asia, la Toyota Series in Nuova Zelanda, la W Series…. Senza contare i test con tanti motori diversi, da Toyota, ad Alfa, a Renault, e l’impegno di chiudere gli accordi per la distribuzione dei ricambi, gli ingegneri Tatuus sparsi ogni settimana in tanti circuiti in tutto il mondo. Sì, se mi chiedessero qual è stato l’anno più impegnativo per la Tatuus, risponderei senza esitazioni il 2019. Tanta fatica, quindi; ma i risultati ci hanno premiati. Poi, certo, si può sempre migliorare. Quando sei sempre sotto pressione e devi soddisfare urgenze di tutti i tipi, rischi di andare incontro ad inefficienze economiche. A volte, per consegnare in tempo un pezzo a un cliente, spendi di più di quello che guadagni. Ma non ci abbiamo mai guardato, il nostro obiettivo è sempre stato soddisfare il cliente».

Tatuus è inserita con Autotecnica Motori e Breda Racing nel gruppo Eccellenze Motorsport Italia. Come sta funzionando la EMI? Ci sono nuove acquisizioni all’orizzonte?
«Un altra realtà interessante ci sarebbe, mi piacerebbe allargare il gruppo, per ora stiamo valutando l’opportunità. Al momento fra Tatuus, Autotecnica e Breda siamo più di 100 persone, e abbiamo sviluppato ottime sinergie fra tre aziende che peraltro rimangono indipendenti e autonome nei confronti dei rispettivi clienti. Noi lavoriamo con Renault attraverso la Oreca, con Cosworth per la serie di Palmer, con Mazda negli Stati Uniti, Autotecnica prepara i motori per noi e per altri marchi, e anche Breda, non ha mai tralasciato nessun cliente. E’ un obiettivo che sia io sia Giovanni Delfino avevamo impostato, e lo abbiamo raggiunto. Massima professionalità nei confronti di tutti».

Un bilancio e una prospettiva per l’impegno Tatuus nella Road To Indy?
«Gli Usa rappresentano qualcosa di importante per noi. Partecipiamo ad eventi che fanno da contorno alla IndyCar, il secondo campionato di monoposto al mondo, la soddisfazione dei team e di Dan Anderson è anche la nostra. Poi vedere ragazzi come Oliver Askew o Rinus VeeKay, che avevano iniziato sulle nostre macchine in USF 2000, completare tutto il percorso della Road to Indy e debuttare in IndyCar, è davvero una gioia. Con l’acquisizione di tutto il gruppo da Penske vedremo cosa succederà, se cambierà qualcosa. Noi dal canto nostro continueremo ad offrire buoni prodotti a promotori privati e federazioni».

La nuova stagione è già alle porte: quali sono gli obiettivi di Tatuus per il 2020?
«A gennaio partono le Toyota Racing Series, che per noi sono importanti: è il sedicesimo anno consecutivo che forniamo loro le vetture. Ci sarà poi la sfida della nuova Formula 4, con l’Halo per il 2021, e gli altri incrementi alla sicurezza, un esercizio difficile perché il budget è limitato, ma la sicurezza giustamente è una priorità. Per noi sarà molto importante, e come al solito ci impegneremo al 120 per cento».

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