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15 Mar 2020 [13:37]

Mercedes e Ferrari, pace politica,
mentre Todt accusa i team ribelli

Jacopo Rubino - XPB Images

Come si evolverà la polemica sulla power unit Ferrari, ora messa in secondo piano in Formula 1 dall'emergenza Coronavirus? C'è già stato un grande colpo di scena: dal fronte delle 7 squadre schierato pubblicamente contro il Cavallino e la FIA (tutte tranne le clienti Alfa Romeo e Haas), si è tirata fuori la Mercedes, la più importante. Una decisione presa dall'amministratore delegato Ola Kallenius, che ha voluto telefonare in persona a John Elkann, presidente della casa di Maranello e del gruppo FCA. Il desiderio era di stemperare i toni, racconta la Gazzetta dello Sport, evitando un conflitto politico-mediatico che potrebbe creare molti danni di immagine.

La mossa rinsalda i rapporti Mercedes-Ferrari, come ai tempi di Sergio Marchionne, seppur questa volta il team principal Toto Wolff abbia dovuto subirla. La battaglia in realtà faceva parte probabilmente di un quadro più ampio, relativo al rinnovo del Patto della Concordia con Liberty Media. La Rossa avrebbe infatti mantenuto una posizione di vantaggio che ai rivali non va giù, conservando il diritto di veto sulle nuove regole e l'annuale bonus economico per la sua presenza storica al via.

A guidare la protesta diventerebbe così la Red Bull, ma toni e modalità dovranno cambiare: la Federazione ha già difeso la validità giuridica del patto confidenziale siglato con la scuderia italiana. Il presidente Jean Todt ha poi sottoscritto una severa missiva alle accuse nei suoi confronti, definite "diffamatorie". Si legge: "La ricostruzione dei fatti è tendenziosa, mette in dubbio l'integrità della FIA suggerendo una collusione fraudolenta con la Ferrari. La vostra attitudine va ben oltre una legittima richiesta di chiarimento".

Va comunque ammesso che un'intesa del genere, di cui non sono stati rivelati i dettagli, era destinata sin dall'inizio a generare ulteriori controversie. Soprattutto perché non è stata provata un'eventuale irregolarità dei motori montati nel 2019 sotto al cofano della SF90 guidata da Sebastian Vettel e Charles Leclerc, con la gestione del flussometro ad attirare l'attenzione degli avversari. La FIA, ha confermato Todt, non può rivelare i contenuti dell'accordo senza il consenso Ferrari.

A Melbourne, spiega la Gazzetta, era in programma un incontro fra le compagini dissidenti per definire le prossime strategie da adottare. La questione potrebbe non fermarsi qui, la crisi Coronavirus sembra tenerla soltanto in sospeso. Le parole alla vigilia del weekend di Cyril Abiteboul, team principal Renault, se non altro cercavano forse di mediare le parti in gioco. "Non siamo contro la Ferrari, vogliamo capire esattamente i meccanismi dello sport in cui lavoriamo e il punto di vista tecnico che ha condotto a queste decisioni", ha dichiarato a Canal Plus. "Vorremmo essere sicuri di non trovarci nella stessa situazione. Ci sentiremmo tutti più a nostro agio quando la questione sarà investigata".
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