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5 Mag 2022 [16:25]

Miami nel destino di Magnussen:
come ha ritrovato la F1 e la Haas

Jacopo Rubino - XPB Images

Kevin Magnussen torna a Miami in una veste che non avrebbe immaginato, nemmeno tre mesi fa: pilota di Formula 1. A marzo fil danese era in vacanza proprio qui, quando ha ricevuto la telefonata che l'ha riportato nel Circus. La Haas, la squadra che lo aveva appiedato (forse di malavoglia) a fine 2020, aveva bisogno di qualcuno da mettere in macchina in tempi rapidi. L'invasione russa all'Ucraina aveva fatto rompere i legami con Nikita Mazepin e lo sponsor Uralkali dopo i test di Barcellona, così il patron Gene Haas e il team principal Gunther Steiner avevano bisogno di una soluzione: quella dell'usato sicuro si è rivelata giusta.

A quanto pare c'è tanta America nel destino sportivo di Magnussen. Escluso dalla F1, si è misurato nel campionato IMSA da alfiere Cadillac (con una vittoria a Detroit) e ha compiuto anche un'apparizione in IndyCar. Lo stesso papà Jan, dopo aver corso nella categoria regina, ha maturato un'esperienza lunghissima nelle gare Oltreoceano. E americana è ovviamente anche la Haas, la scuderia in cui Kevin era approdato nel 2017 trovando il suo ambiente ideale, dopo le parentesi McLaren e Renault. Il team lo aveva dovuto sacrificare anche per ragioni economiche, ma i rapporti erano rimasti ottimi. E così, all'improvviso, ecco l'opportunità di tornare.

Giusto qualche settimana Magnussen prima si era detto "non interessato" a militare in F1 senza possibilità di vincere, ma le sirene del Circus, quando hanno suonato per davvero, sono state irresistibile. E in fondo, anche le tempistiche sono state ideali: nel 2021 la Haas era fanalino di coda della griglia, con una macchina priva di sviluppi, ma la nuova VF-22 a effetto suolo ha consentito un enorme salto in avanti, così da lottare per posizioni impensabili nella passata stagione.

Kevin in questo avvio di Mondiale ha già raccolto 15 punti, più di quanti la Haas ne abbia ottenuti nei precedenti due anni e mezzo. Ha chiuso quinto a Sakhir, nono a Jeddah, nono a Imola, dopo l'ottavo posto nella Sprint e una qualifica strepitosa, con il quarto tempo. E si sta rivelando un termine di paragone impegnativo per Mick Schumacher, che non riesce a tenere lo stesso ritmo proprio ora adesso che avrebbe bisogno di fare il salto di qualità per convincere gli scettici.



Fra le armi segrete di Magnussen, oggi, c'è anche la tranquillità: ha già scoperto che senza F1 si può "sopravvivere", e diventando padre ha sviluppato una visione diversa della vita, più rilassata. "Quando sono tornato in macchina, non mi sembrava passato così tanto tempo, ma fuori dalla pista sono accadute tante cose", ha raccontato di recente al podcast Beyond The Grid. "Avere una bambina fa cambiare un po' le priorità: la F1 resta fondamentale, ma non è la cosa più importante. Lo sono la famiglia, la vita all'esterno, ma prima per me non era così. Pensavo che la felicità fosse correlata alla F1, ai risultati che ottenevo".

"Mi sembra di divertirmi di più, che tutto adesso sia un bonus. Mentalmente avevo chiuso il capitolo F1, perderla non mi spaventa più: meglio essere soddisfatti e grati. Conosco le mie capacità e ho fiducia in me, non c'è nulla di cui preoccuparsi. Se non fosse abbastanza, andrà come deve andare", ha raccontato. Ma fin qui sta andando decisamente bene, molto meglio di quanto fosse lecito aspettarsi dopo quella telefonata a febbraio.
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