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24 Dic 2018 [19:51]

Odio razzista contro Hamilton?
I tabloid inglesi lo attaccano...

Stefano Semeraro - Photo 4

Una frase infelice. Una gaffe. Subito corretta. «E’ stato veramente un sogno per la famiglia uscire dagli slums... Be’, non proprio dagli slums, ma comunque di andarsene da qualche parte e costruire qualcosa». Gli slums, in inglese, sono le periferie degradate, le baraccopoli malsane, un termine che è tutt’uno con le atmosfere di Dickens e della rivoluzione industriale. A Stevenage, una delle New Town sorte nel dopoguerra (nel 1946) per ricostruire il Paese dopo la devastazione della guerra, non ci sono gli slums, ma tanti dei problemi che affliggono le città moderne, dalla malavita al razzismo. A Stevenage è nato Lewis Hamilton, e la sua frase pronunciata sul palco dove gli veniva consegnato il premio di finalista nel sondaggio della BBC sulla Personalità dell’Anno, ha fatto il giro del mondo ed è bastata, a qualcuno, per crocifiggere il cinque volte campione del mondo.

Hamilton si è corretto al volo, con spontaneità, il giorno dopo si è scusato via Instagram con il sindaco di Stevenage, che si era risentito, e il sindaco ha accettato «le cortesi scuse». Incidente chiuso? Macchè. Il Sun, tabloid populista e non certo progressista, ha continuato a biasimare Hamilton, altri lo hanno attaccato, tanto che Toto Wolff in persona si è sentito in dovere di difendere il suo pilota dalle accuse, immotivate, che gli sono state rivolte. «L’invidia non ha nulla di positivo», ha detto il team manager della Mercedes. «Lewis merita riconoscimenti, non odio, per la grande carriera che ha saputo percorrere».

Forse non si tratta solo di invidia. Forse, anzi, quasi certamente, c’è qualcosa di peggio, di più oscuro e sporco. C’è il rancore per uno sportivo che non è certo nato ricco, anzi, e che soprattutto è nero: il primo campione del mondo di Formula 1 di colore. Un ragazzo che ha saputo scavalcare un doppio svantaggio, perché non avere soldi e non essere bianco, specie in F1, sono ancora oggi svantaggi pesanti, quasi decisivi. E che adesso che ha mostrato al mondo le sue doti, giustamente se ne infischia di quello che la gente può pensare di lui se oltre che a guidare benissimo si diverte a suonare, a vestirsi in maniera diversa da un banchiere, a girare il mondo per partecipare ad una sfilata o a un party.

A Kimi Raikkonen è stato perdonata in un istante la performance alticcia al Gala della FIA, Hamilton viene attaccato ogni volta che si muove, che dice qualcosa fuori dal copione. O che sbaglia a dire qualcosa, ma se ne scusa immediatamente. I settori degli ultras negli stadi di calcio sono ormai diventati incubatrici di malavita e razzismo, ma il problema non riguarda solo lo sport. Qualche anno fa sarebbe sembrato impensabile, ma nel mondo di oggi spesso i rigurgiti razzisti e classisti sono tornati di moda, e un nero che ha successo continua a suscitare non solo invidia, ma odio sui social e anche fuori, nella vita reale.

Stevenage non è uno slum. Ci sono nati un grande golfista come Ian Poulter e la stella del Manchester United Ashley Young, ed ha avuto due sindaci di colore. Non è una baraccopoli, ma neppure il posto dove tutti sognano di vivere. Hamilton e la sua famiglia, come tanti, sognavano qualcosa di meglio. La sua colpa, per qualcuno, pare di capire, è di esserci riuscito.
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