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2 Ago 2016 [18:19]

Pagenaud, dall'Endurance al tetto
dell'IndyCar passando per... il cinema!

Marco Cortesi

Nico Rosberg... non c'entra nulla con l'IndyCar. Ma, a tratti, Simon Pagenaud l’anno scorso l’ha ricordato. Un pilota veloce, preciso, pulito, ma che per un motivo o per l’altro aveva sempre un po’ peccato nel momento di mettere in mostra appieno un talento apparso spesso e volentieri brillante.

Il pilota francese deve molta della sua fortuna attuale alla Honda, o meglio alla filiale americana HPD, e a Nick Wirth, costruttore delle barchette LMP2 a marchio del costruttore giapponese. Dopo le esperienze in Europa nella Formula Renault 2.0 (con un secondo posto nell’Eurocup) e 3.5, si era avvicinato agli states nel 2006, componendo con Will Power il Team Australia. Pagenaud in Atlantic, Power in Champ Car.

Fama... non voluta!
Proprio nel 2006, l’evento per il quale Pagenaud ha più fama, senza per altro averne alcuna parte. A causarlo, l’uscita del film comico sulla NASCAR Talladega Nights il cui “cattivo”, l’odioso francese Jean Girard interpretato da Sacha Baron Cohen, è una sua fotocopia. Dieci anni dopo, molti ancora credono che si tratti della stessa persona.

L'endurance fa la differenza
Al contrario che la NASCAR per Girard, per Pagenaud la differenza l’hanno fatta proprio le gare endurance. Nel 2009, il debutto col team De Ferran l’aveva portato anche ad essere apprezzato dall’Oreca e da Pescarolo, che lo chiamò quando la Peugeot gli mise a disposizione la sua 908. Nel 2010 poi era arrivato l’impegno ufficiale con la casa del leone, affiancato a quello con la Honda.

Proprio il titolo della LMP2 nell’American Le Mans Series ha convinto la Honda a farlo diventare il pilota “supportato” della casa per l’IndyCar, aiutandolo ad ottenere un posto al team Schmidt. E lì, nonostante la vettura dell’ex pilota Indy non avesse lo stesso passo di quelle dei top-team, quattro vittorie ed un terzo posto in campionato hanno fatto il resto.

L'investimento di Penske
Nel 2014, Penske aveva bisogno di un vincente per la sua quarta vettura. La scommessa, quella di mettere, al fianco di un pilota come Power, non fortissimo sugli ovali, un altro pilota “stradalista”. E anche se il rapporto di amicizia tra i due si è un po’ deteriorato causa scaramucce recenti, il discorso ha iniziato a funzionare appieno. Dopo una stagione di apprendistato in cui aveva trovato il feeling con una scuderia di vertice, quest’anno se ne è andato da subito.

Una situazione simile a quella, per l’appunto, di Nico Rosberg in Formula 1. Solo che, nonostante il recupero subìto da Power che, un po’ come Hamilton, ha avuto un turbolento avvio di stagione, per Pagenaud non è arrivato un sorpasso ma un allungo di prepotenza. Ed un successo a Mid-Ohio che mette in chiaro la volontà di aumentare, non amministrare, il vantaggio in classifica.
DALLARA