Massimo Costa Sette vittorie, 14 podi, 6 pole, 9 partenze dalla prima fila. Gran Premi disputati? 37. Età? 20 anni. Andrea Kimi Antonelli, al secondo anno di presenza nel mondiale F1, sta trasformando quella che poteva essere una semplice, esagerata, idea di poter provare a lottare per la conquista del campionato iridato, grazie ad una Mercedes che è decisamente superiore alla concorrenza, in assoluta realtà. E sì, proprio così.
Nel corso del 2025, con una Mercedes che era un gradino sotto il livello di performance di McLaren e Red Bull , Antonelli ha potuto fare esperienza gara dopo gara, qualifica dopo qualifica, permettendosi di sbagliare, di avere dei weekend negativi, anche di porsi qualche dubbio, qualche perplessità riguardanti prestazioni magari sotto tono, perché il ragazzo bolognese è sempre il primo critico di se stesso.
A leggere le classifiche dello scorso anno, Antonelli ha raccolto un secondo posto e due volte la terza posizione, poi vari piazzamenti in zona punti per un totale di 150. Il suo compagno, George Russell, ha chiuso la stagione con 319 punti. Poco più del doppio, con all'attivo due successi e due pole. Un divario che non ammetteva repliche.
Con le nuove regole tecniche, la Mercedes ha sfoderato la W17 apparsa fin da subito imbattibile. Era dunque logico aspettarsi un Russell dominatore del campionato 2026. E, in effetti, l'inglese è partito benissimo, con la pole e la vittoria a Melbourne mentre Antonelli ha concluso alle sue spalle, buon secondo.
Poi... il mondo si è ribaltato. Il non ancora 20enne (in quel periodo), ha inanellato tre pole consecutive (Shanghai, Suzuka, Miami) mettendo in bacheca cinque vittorie, una dietro l'altra, a Shanghai, Suzuka, Miami, Montreal e Monte Carlo. Circuiti diversi, difficili, dove il manico, come si diceva un tempo, fa la differenza.
Ci sono stati due momenti negativi, a Montmelò e Silverstone, nulla di grave perché sono arrivate le vittorie sul mitico tracciato di Spa e infine Monza. A cui si aggiungono i terzi posti di Spielberg e Budapest, il secondo posto di Zandvoort.
Quello che impressiona di Antonelli è la capacità di dimenticare in fretta gli errori (seppur pochi) commessi e di imparare da essi. Ogni volta che scende in pista, che sia un turno di prove libere, una qualifica, una corsa, apprende sempre più e mette tutto in pratica con una perfezione e una semplicità che quasi spaventa.
Antonelli ha mandato in frantumi le certezze di Russell, ha ribaltato i valori nel team Mercedes, ha sconvolto l'ordine della Formula 1 proprio come hanno fatto, prima di lui, giovanissimi dal talento mostruoso come Max Verstappen, Lewis Hamilton, Sebastian Vettel, Michael Schumacher, Fernando Alonso. E fermiamoci qui.

Quello che Antonelli è riuscito a compiere a Monza, potrebbe essere visto come qualcosa di naturale, considerando il mezzo che guida e la conformazione del circuito che facilita i sorpassi. Ma non è proprio così. La rimonta dal 19esimo posto di partenza al primo è qualcosa che rimarrà nella storia della F1 così come altri altri epici recuperi del passato.
In Italia non mancano gli sciocchi patrioti che denigrano Antonelli, ritengono che con quella W17 vincerebbe chiunque. Peccato che la W17 la guidi anche un altro pilota che, seppur chi scrive non lo consideri un fenomeno, è comunque un eccellente protagonista che, però, non sempre riesce a portare la Mercedes sui livelli che si pensava.
E' la storia che si rincorre in F1, dove spesso e volentieri un costruttore azzeccava la monoposto dominante e tutto appariva molto semplice per chi la portava al trionfo. Il confronto era sempre in casa, con il compagno di box. Vedi Schumacher alla Ferrari, Vettel alla Red Bull come Verstappen, Mika Hakkinen alla McLaren come Ayrton Senna, Lewis Hamilton alla Mercedes e tanti tanti altri esempi che ci ha fornito la F1. Ma è inutile perdere tempo con chi non conosce il motorsport.

Antonelli vince, domina, segna pole, perché è semplicemente, magnificamente, bravo, superiore. Ed ha soltanto 20 anni appena compiuti. Il suo percorso di crescita non si è concluso, è in continua fase di evoluzione e ci si chiede fin dove possa arrivare, quali pagine ancora possa scrivere, quali altri record può abbattere, sempre che ne siano rimasti ancora considerando che li ha tutti riscritti.
C'è un altro particolare che riguarda Antonelli e che non va assolutamente sottovalutato. E' il suo comportamento corretto con i colleghi in pista, il rispetto che prova per i campioni con i quali si confronta, la gentilezza che mostra con i media di ogni specie, il raccontare sempre aspetti interessanti.
Tutte cose, per esempio, che il suo predecessore tra i grandi della F1, un certo Verstappen, nei primi e numerosi anni trascorsi in F1, non ha mai posseduto, ritenendo che per vincere occorreva soltanto essere scorretti, offendere gli avversari che potevano batterlo, i giornalisti e quant'altro. Atteggiamenti figli di una sottocultura nella quale è cresciuto.
Antonelli è la purezza, la semplicità, la gioia nel fare quel che più gli piace, che sognava fin da bambino che già vinceva nel karting. Tutto questo grazie al suo essere, al carattere di un ragazzo che sa apprezzare le piccole cose, e qui entra in gioco la famiglia che ha saputo allevarlo nella maniera più corretta possibile. Oltre a Toto Wolff naturalmente, che gli ha trasmesso ii giusti consigli nei momenti determinanti della sua carriera in F1.
Tornando all'attuale situazione della classifica iridata, appare evidente come Antonelli possa soltanto vincerlo o perderlo da solo questo benedetto titolo mondiale. Lui ha 267 punti, Russell 201, Lewis Hamilton 191 e finché qualcuno in Ferrari non si decide di aiutarlo seriamente nel tentativo (seppur complicato) di raggiungere il bolognese, permettendo all'ex predestinato (così lo chiamava qualcuno) Charles Leclerc di fare quel che gli pare, ostacolandolo, nonostante abbia quasi 40 punti in meno del sette volte campione del mondo... beh allora per Andrea la strada appare tutta in discesa.