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28 Mar 2017 [16:34]

The Hammer è Vettel

Massimo Costa - Photo 4

L’Italia che vince. In un sussulto di orgoglio nazionale, il successo della Ferrari a Melbourne ha portato politici e affini a lanciarsi in affermazioni che ricordiamo essere state espresse in occasioni delle Olimpiadi o dei Mondiali ed Europei di calcio. Tanto per far capire come la Ferrari venga considerata un qualcosa di assolutamente importante per l’immagine del Paese. Sergio Marchionne qualche mese fa, in un impeto di ira per i risultati che non arrivavano nonostante tecnici di fama come James Allison, ha ribaltato tutto con l’assenso del team principal Maurizio Arrivabene.

E prendendosi rischi non indifferenti, ha abbattuto la piramide che contraddistingue le gerarchie nei team F.1 preferendo una soluzione orizzontale. Ovvero, stop alla scelta di affidarsi alla mente di una singola persona, per quanto geniale possa essere, e spazio a un gruppo di persone che lavora senza invidie, senza pretese di emergere rispetto al vicino di banco. Tutti uniti, tutti intenti a lanciare idee, soluzioni, e a risolvere problemi. Un vero gruppo di lavoro, cosa rarissima da trovare in F.1.

Martello Vettel, SF70H perfetta
Dunque, alla prima uscita di questa Ferrari diretta da Mattia Binotto (un responsabile ci vuole comunque) il risultato è stato a dir poco eccezionale. Un Sebastian Vettel in formato mondiale ha azzannato le caviglie di Lewis Hamilton in qualifica e nei primi 17 giri di gara fino a sfiancare l’inglese il quale in confusione ha pensato di ritrovarsi in crisi con le gomme, quando in realtà non era così. Ed ha finito per ingannare tutto il team Mercedes che lo ha accolto in pit-lane per un cambio pneumatici anticipato che ha spalancato le porte della vittoria a Vettel.

Un errore dettato dall’ansia, non certo un comportamento arrogante come qualcuno, e chissà perché, ha voluto interpretare. La SF70H non ha avuto un sussulto, Vettel l’ha guidata alla perfezione e sembrava tornato quello del 2015 o ancora meglio, l’imbattibile campione che con la Red Bull ha vinto quattro mondiali in fila. E non certo per merito esclusivo di Newey. Sebastian è stato un martello terrificante per lo stesso The Hammer Hamilton, come lo chiamano gli inglesi, appunto il martello Hamilton.

Monoposto sincera, il segreto della Ferrari
Ma qual è il merito di questa Ferrari? La semplicità nella guida, ha dichiarato fin da subito Vettel. La forza della SF70H è la precisione nell’ingresso in curva, nella risposta al colpo di sterzo del pilota. In poche parole, una vettura sincera, quella che Vettel vuole quando è al limite e si butta senza respiro dentro una curva. Il pacchetto telaio-sospensione funziona a meraviglia e non è certo un aspetto facile da far funzionare in concerto in quanto sono in ballo scocca, distribuzione dei pesi ed il passo.

Per questo va dato gran merito al gruppo di ingegneri che ha completato la SF70H, il cui progetto era stato avviato da Allison molto tempo prima. Perché quando questi aspetti non rispondono a dovere tutti assieme, come si verificava sulla Ferrari del 2016 (mancanza di grip, sottosterzante in curva), il rimedio è praticamente impossibile, ogni tentativo di modificare l’assetto è vano. Se un telaio nasce male, non c’è soluzione. E non è il caso della SF70H. Ma la prova del nove la avremo tra breve sul circuito di Shanghai, che con le sue curve veloci chiederà tanto al telaio.
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