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12 Set 2019 [9:51]

Un nuovo pilota giapponese in F1?
Dalle serie minori tante promesse

Jacopo Rubino

Soffia un vento nuovo dal Sol Levante. Mai come quest'anno, si ha la sensazione che la Formula 1 possa riavere presto un pilota giapponese in griglia. Magari con un futuro da protagonista. Il weekend dell’8 settembre, per il vivaio nazionale, è stato un tripudio: Nobuharu Matsushita ha vinto a Monza gara 1 della F2, Yuki Tsunoda gara 2 della F3, Toshiki Oyu (al debutto assoluto) ha dominato a Silverstone l'Euroformula Open e Ukyo Sasahara ha fatto en-plein a Shanghai, ipotecando il titolo nella F3 Asia. Qualcosa, forse, sta cambiando davvero.

Sembra incredibile che il paese nipponico, fino ad oggi, non abbia mai avuto un top driver. Al massimo, ha festeggiato tre podi: il più recente di Kamui Kobayashi, nel 2012, prima ce l'avevano fatta Aguri Suzuki e Takuma Sato. Eppure il Giappone ha circa 126 milioni di abitanti, una industria motoristica fortissima, e una scena sportiva invidiabile: la Super Formula e il Super GT sono le punte di diamante, categorie di rilevanza globale. Entrando nella rose di Honda, Toyota e Nissan, qui si può diventare professionisti, star nazionali, un po’ come negli USA avviene in IndyCar o in Nascar.

Paradossalmente, forse, è un elemento che ai giovani jap può aver reso meno appetibile la F1, più difficile da raggiungere e snobbata dagli sponsor dopo la crisi economica dello scorso decennio. Bisogna inoltre considerare una differenza culturale e linguistica che rende complicato adattarsi in fretta ad un contesto eurocentrico, ben superiore a quanto possa accadere per chi proviene dagli Stati Uniti, dall'America Latina o dall'Australia.



Ma lo abbiamo scritto, la sensazione è che qualcosa stia cambiando. Il merito va principalmente alla Honda, che tornando come motorista nel 2015 ha ridato linfa alla sua filiera denominata Formula Dream, portando alcuni dei suoi protetti nel Vecchio Continente. L'apripista è stato Takuya Izawa, nel 2014 in GP2, ma la sua esperienza non fu brillante. Meglio oggi, con il rientro nella categoria cadetta di Matsushita (seguito alla ART da un ingegnere italiano, Daniele Rossi), Teppei Natori e Tsunoda (anche per lui ingegnere italiano, Umberto Visintini) che lottano in F3 (nella foto sopra), Oyu che al primo weekend agonistico nel Vecchio Continente si è rivelato subito velocissimo in Euroformula, peraltro sostituendo lo stesso Natori.

Il colosso di Tokyo, del resto, ha sempre avuto il pallino di lanciare un suo pupillo in F1: si ricorda Takuma Sato, ma il primo in assoluto Satoru Nakajima, piazzato nel 1987 in Lotus (nella foto sotto) al fianco di un certo Ayrton Senna. Il figlio Kazuki, curiosamente, è invece un fedelissimo Toyota (oggi nel WEC), e per un biennio guidò così la Williams dotata del propulsore clienti. Non lasciò il segno. Kobayashi, cresciuto con bei risultati nelle serie addestrative di casa nostra, con l’addio Toyota di fine 2009 fu costretto a camminare in autonomia per mantenere un sedile, correndo in Sauber e poi nella modesta Caterham, dove approdò nel 2014 attraverso il crowdfunding.



Da allora nessun giapponese ha guidato una vettura del Circus, ma il vuoto sarà colmato a breve. Nelle libere del venerdì a Suzuka, infatti, sulla Toro Rosso girerà Naoki Yamamoto: ha 31 anni, non è più un ragazzino, ma è campione in carica sia in Super Formula che nel Super GT. Mica poco, e i vertici Honda hanno voluto offrirgli questa opportunità. Jenson Button, suo compagno di equipaggio nelle gare Gran Turismo, di lui ha detto: "Merita la F1". Il parere è senza dubbio autorevole.

Passa proprio dall'alleanza Honda/Red Bull, quindi, buona parte delle chance di ritrovare un giapponese nel Mondiale. Siamo certi che Liberty Media ne sarebbe felice. Oyu in prospettiva è il nome dai maggiori margini di crescita, per quanto visto nell’ultimo fine settimana. Ci sono anche piloti esterni a questa filiera, a cominciare da Marino Sato che nel 2019 è "sbocciato", e si prepara a festeggiare un perentorio titolo in Euroformula. Intanto, si è già affacciato alla F2. E occhio a Sasahara, che è junior Porsche e tornando in monoposto sta battendo un altro membro del programma Red Bull, il figlio d'arte Jack Doohan. In lista vorremmo mettere pure Sho Tsuboi, nel 2018 mattatore della F3 Japan, legato però alla rivale Toyota.

Sembrano ormai lontani i tempi dei celebri (loro malgrado) Taki Inoue o Yuji Ide (nella foto sotto), la cui Superlicenza nel 2006 venne ritirata dopo 4 GP per manifesta inadeguatezza. In Giappone sta emergendo una nuova generazione, probabilmente più preparata alle potenziali sfide della F1, e attendiamo di averne la controprova. Immaginando l’entusiasmo che si scatenerebbe tra l’appassionato pubblico del Sol Levante, lì dove sta soffiando un vento nuovo.


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