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19 Dic 2018 [17:47]

Addio a Van Rossem, il truffatore
che si regalò un team di Formula 1

Alfredo Filippone

E’ scomparso nei giorni scorsi, all’età di 73 anni, Jean-Pierre Van Rossem, certamente uno dei più pittoreschi fra i tanti personaggi stravaganti e di dubbio pedigré apparsi nella F1, come sponsor o team owner, nei ruggenti anni 70 e 80. Van Rossem vi militò ufficialmente un solo anno, il 1989, dopo aver acquistato la Onyx, ma ha lasciato il segno. Look truculento (capigliatura e barba lunghi, abiti sempre neri), ha coltivato l’eccesso e l’anticonformismo, sempre e comunque.

Santone della finanza, miliardario, truffatore, pensatore e uomo politico, intrattenitore, oltre che effimero proprietario di un team di F1, Van Rossem, fiammingo di Anversa, è stato tutto questo. Fece fortuna grazie a un sistema econometrico di investimenti, Moneytron, che si vantava di prevedere i movimenti in borsa e di permettere di massimizzare i guadagni. In realtà, si trattava di una banalissima truffa piramidale (o catena di Sant’Antonio) ammantata di modernità informatizzata.

Con lo stratagemma, riuscì comunque a raccogliere 400 milioni di dollari (una cifra da capogiro alla fine degli anni 80), vivendo da nababbo per qualche anno. Si regalò una collezione di un decine di Ferrari moderne e antiche e comprò, per l’appunto, il team Onyx F.1 di Mike Earle, alla vigilia della stagione 1989. Con Stefan Johansson e Bertrand Gachot (poi appiedato per far posto a JJ Lehto), le Moneytron tribolarono a qualificarsi ad inizio stagione, poi si rivelarono più che decorose, con Johansson che centrò addirittura un terzo posto in Portogallo. Van Rossem si distinse soprattutto per la sua stravaganza e per le bordate contro l’establishment. Concedeva interviste sdraiato sul pavimento del motorhome e pagava i piloti in contanti, misurando le mazzette di banconote con un righello millimetrato e infilando loro il denaro nella tuta.

L’aneddoto lo raccontò Keke Rosberg, assunto come star per la 24 Ore di Spa, dove Moneytron sponsorizzava una Ferrari Mondial e dove Van Rossem affittò parte del paddock per far sfoggio della sua collezione di Ferrari. Diede pubblicamente del ‘nazista’ al Presidente FIA Balestre e del ‘boss mafioso’ a Ecclestone; in entrambi i casi, non violentava troppo il vero, ma i due non gradirono e lo bandirono dai GP F1.

L’imbroglio Moneytron, comunque, non poteva durare molto. Quando, a fine 1989, cominciò a crollare come un castello di carte, Van Rossem vendette Onyx a una cordata svizzera capitanata da Peter Monteverdi, e cominciò ad avere seri problemi giudiziari. Si era fatto una discreta fama deprecando il sistema capitalista, che pure aveva sfruttato appieno, e la società borghese, e s’inventò un partito politico ‘libertario’, ROSSEM (l’acronimo, in fiammingo, stava per ‘Riformatori radicali e guerrieri sociali per una società più giusta”) che con lo slogan “Basta oppressi, tutti ricchi”, riuscì a strappare ben tre seggi alla Camera e uno al Senato alle legislative belghe del 1991.

Come parlamentare, Van Rossem si distinse solo per le provocazioni (famoso il ‘Vive la République’ gridato durante l’intronizzazione di Re Alberto II). Finita la legislatura, e con essa l’immunità, lo attendevano una prima condanna per truffa e cinque anni di carcere. Ne uscì nel 1999, provato e senza più un soldo. Ebbe un certo successo con una strampalata trasmissione TV, ma anche come buffone provocatore nei media durò poco. Gli ultimi anni li ha vissuti malato, sul lastrico, vivendo in un bi-locale, inseguito ancora da creditori, fisco e tribunali. Nell’anonimato più assoluto. Per uno come lui, la pena più pesante.
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