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18 Gen [13:24]

Adria sotto sequestro
Buco di 53 milioni di euro

Massimo Costa

Il paddock dell'area karting era strapieno, come sempre quando si è alla vigilia del primo evento internazionale organizzato da WSK Promotion. La scorsa settimana vi erano stati i test pre-gara e di conseguenza tutti erano rimasti lì, sul circuito di Adria, con le loro tende, i loro truck e le centinaia di camere di albergo della zona prenotate fino al 30 gennaio. Per la Champions Cup di questo weekend, erano ben 170 i piloti provenienti da tutto il mondo, dalla classe Mini in su, che si aggiravano per Adria.

Ma improvvisamente tutto è cambiato e ancora una volta il circuito veneto, o meglio, chi fa parte della società di gestione dell'impianto, è finito nei guai. Sono arrivati i carabinieri e personale di vigilanza privata che hanno chiesto di sgomberare l'area. L'autodromo è stato messo sotto sequestro tra lo stupore dei presenti, che hanno dovuto smontare le tende, cancellare le prenotazione degli hotel e dirigersi verso il kartdromo di Lonato, dove WSK, con eccezionale tempismo, ha spostato tutti quanti. Una vera impresa quella compiuta dagli uomini di Luca De Donno.

Va anche sottolineato che l'autodromo, quello dedicato ad auto e moto, era stato ampiamente modificato e allungato nei mesi scorsi, operazione che aveva richiesto un notevole esborso economico...

La decisione del curatore fallimentare, come spiega Il Gazzettino, "sarebbe legata al fallimento della società F&M con sede legale a Roma, gestore della pista. Il buco, secondo i documenti ufficiali, è di circa 53 milioni di euro. La sentenza di fallimento, pronunciata dal Tribunale di Rovigo, dai magistrati Paola di Francesco, presidente, Nicola del Vecchio ed Elisa Romagnoli quale relatore, porta la data del 21 ottobre 2020. Sono stati nominati curatori fallimentari il dottor Giovanni Tibaldo e l'avvocato Roberto Nervoni, già commissari giudiziali dal momento che nei confronti di F&M era stata aperta precedentemente una procedura pre fallimentare".

"Il fallimento è stato promosso da Darma Asset Management sgr, società in liquidazione coatta amministrativa. Nel fondo Darma, in fase di liquidazione, figurano infatti i cespiti relativi compendio immobiliare dell'ex Istituto Canossiano e l'autodromo. Secondo la sentenza di fallimento F&M soggetto partecipante al fondo, aveva riottenuto il godimento del complesso di via Garibaldi e dell'autodromo a seguito, il primo di un contratto di locazione e il secondo di un contratto in affitto dell'azienda. Era poi sorto tra Darma e F&M un contenzioso sul mancato rispetto dei termini di pagamento. Secondo una prima sentenza del Tribunale di Rovigo, confermata in appello nel 2019, il credito di Darma nei confronti di F&M per le sole ex Canossiane ammonterebbe a circa 7.600.000 euro".

"Di ben 40 milioni di euro invece, il credito vantato per l'affitto dell'Adria International Raceway. Secondo i giudici fallimentari, l'insolvenza di F&M sarebbe conclamata non solo dall'ingente debito maturato nei confronti di Darma, oltre 47 milioni di euro, ma anche da una rilevante esposizione debitoria verso l'erario, pari a circa 5 milioni di euro. Nel conteggio anche i crediti vantati da alcuni professionisti, 163.000 euro, e altri creditori, 715.000 euro circa. Una situazione per il Tribunale di Rovigo di irreversibile dissesto finanziario".

"L'immobiliare Darma, società di gestione del risparmio con sede a Milano, ancora il 23 gennaio 2020, aveva presentato dichiarazione di fallimento nei confronti di F&M. La procedura ha interessato dapprima gli Uffici del Tribunale di Roma. In una conferenza stampa del 2 novembre 2020, l'avvocato Giuseppe Cavallaro, il legale che stava seguendo l'intricata vicenda, aveva preannunciato che il fallimento sarebbe stato impugnato in tutte le sedi competenti e fino all'ultimo grado di giudizio. Secondo Cavallaro, Darma che in proprio e in nome e per conto del fondo comune di investimento Ermes Real Estate aveva chiesto ed ottenuto il fallimento, non avrebbe avuto il titolo per richiederlo e lo stesso Tribunale di Rovigo era stato ritenuto incompetente territorialmente".

"La F&M, aveva precisato Cavallaro, non è proprietaria dell'autodromo, ma è semplicemente quotista del Fondo Ermes. L'attività dell'autodromo pertanto proseguirà. La Darma inoltre, non aveva titolo per chiedere il fallimento. La stessa istanza è stata avanzata senza chiedere l'approvazione dell'assemblea. I quotisti non volevano il fallimento di F&M. Darma pertanto non è stata legittimata ad agire, si è mossa senza i poteri stabiliti dalla legge".

Così si conclude l'articolo del Gazzettino, con il tentativo dell'avvocato Cavallaro di deligittimare l'azione di Darma. Ma a quanto pare, le cose sono andate diversamente: Adria è sotto sequestro e il buco di F&M è di crica 53 milioni di euro.

Non è tutto. "Lapiazzaweb" spiega che Adria era già finita nel mirino ad inizio di settembre del 2016 per il mancato versamento di 600.000 euro di Iva, oltre al fatto che l’impianto era stato aperto abusivamente al pubblico, tanto che per ragioni di sicurezza, era stato disposto il divieto di utilizzo del paddock coperto. Il tutto era stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Adria, che aveva proceduto al sequestro di beni mobili e immobili, nei confronti del rappresentante legale della
società che gestisce la struttura. I finanzieri avevano recuperato subito all’Erario un importo di 170.000. La somma arrivava da valori mobiliari, una Peugeot 406 e una Mercedes Classe E, da quote societarie di una Srl, da due abitazioni e da terreni agricoli".

"Sul fronte penale, le Fiamme Gialle poi, in collaborazione con i Vigili del Fuoco di Rovigo e la polizia locale di Adria, avevano accertato irregolarità in materia di sicurezza, che avevano portato la Procura della Repubblica di Rovigo, ad indagare per apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo o trattenimento, il legale rappresentante dell’autodromo e quello del kartodromo. Era insomma stata scoperta la mancanza del certificato di prevenzione incendi del distributore fisso di carburanti, scaduto da anni, più la violazione alle norme sulla sicurezza del paddock e della tribuna a gradoni della pista dell’autodromo, in quanto le uscite di sicurezza risultavano ostruite al momento del controllo. Inoltre, sono emerse infrazioni quali l’assenza di estintori vicino al distributore fisso e di quello mobile di carburanti, e l’utilizzo di fiamme libere all’interno del paddock e presenza di sostanze infiammabili. mancata redazione del documento di valutazione del rischio incendio per alcune aeree dell’autodromo".

"Inoltre era stata contestata la mancata presentazione del progetto e della segnalazione certificata di inizio attività, vale a dire la Scia, per il gruppo elettrogeno e per l’impianto sportivo comprensivo delle tribune, la mancanza e l’irregolare installazione di estintori in varie aree dell’autodromo ed altre irregolarità connesse alla
mancanza di segnaletica obbligatoria".

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