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7 Dic 2019 [19:29]

Da Shelby-Ford a Peugeot-Rebellion
Quando case e fornitori si uniscono

Marco Cortesi

Peugeot-Rebellion, la strana coppia? La casa francese ha annunciato che collaborerà con la piccola (ma facoltosa) scuderia svizzera per il nuovo progetto hypercar. Tutti si sono subito chiesti quanto peso avranno le due strutture nel programma e quali saranno i... lavori in carico a ciascuna. Nell'endurance, il fatto che un costruttore si "appoggi" a team o engineering esistenti per gestire uno o più aspetti è frequentissimo, quasi la normalità, ma ci sono comunque differenti filosofie possibili da perseguire.

Differenti equilibri con team e engineering
In particolare nell'endurance, si va dal team scelto dal costruttore solo per la gestione in pista, magari "vitaminizzandolo" (vedi Audi con Joest) a progetti che sono completamente in esterna. E' proprio sugli schermi cinematografici la storia di Carrol Shelby, che riprogettò la Ford GT40 originariamente ideata dalla Lola, portandola al successo.



Porsche con Williams, Toyota fa in casa
I gradi di queste collaborazioni sono i più variegati. Ad esempio si è visto il rapporto Porsche-Williams per aerodinamica e sistemi ibridi della 919, che si contrappone all'utilizzo di molte più risorse interne da parte della Toyota per le sue "TS" LMP1, con i rami "tech" TMG (Toyota Motorsport GMBH) in Germania e Motor Sport Unit in Giappone. Va segnalato, parlando di Williams che anche la BMW LMR vincitrice di Le Mans con Pierluigi Martini era un progetto di Grove, portato in pista da Schnitzer.

Ci sono comunque varie declinazioni con fornitori/sviluppatori, come dimostrato dalle Audi by Dallara e dalla Porsche RS Spyder LMP2 "privata" per cui Penske in USA aveva imbastito un programma con sviluppo praticamente ufficiale.



TWR e la Jaguar-Porsche-Mazda
Storicamente, è emblematico il caso della TWR di Tom Walkinshaw, che per molto tempo realizzò le Jaguar per le gare endurance. Come i prototipi dalla XJR-6 alla XJR-14 e la GT XJR-15. Ma per dare l'idea della fluidità dei rapporti, basta pensare che nel 1999 la versione "evo" della XJR-15 era già diventata una Nissan, la R-390 ufficiale per Le Mans.

Anche la XJR-14 venne... riciclata. Diventò prima una Mazda, la MXR-01, poi una Porsche, la WSC-95 Spyder di Joest vincente a Le Mans con Michele Alboreto. Un solo progetto, tre differenti "vite".

Tra l'altro, dopo l'avventura della R-390, i giapponesi cambiarono fornitore andando alla G-Force per la barchetta R391. Negli stessi anni, Mercedes si affidava alla semi-interna AMG di Hans Werner Aufrecht, prima della sua acquisizione e della nascita della spin-off HWA.

Peugeot-Rebellion e Sauber-Mercedes: uniti nel nome
Con Peugeot-Rebellion, la cosa che colpisce è proprio che entrambi i partner siano inclusi nel nome ufficiale. Non è però la prima volta che succede.

Due casi su tutti: proprio da Mercedes era arrivata un'operazione dal naming simile a quella Peugeot-Rebellion, con la Sauber-Mercedes: gli svizzeri avevano costruito la prima vettura, la C9, e Mercedes aveva appoggiato il progetto in modo via via sempre più ufficiale, arrivando all'esclusività del nome sulla Mercedes-Benz C11 (sempre realizzata da Sauber).



Aston Martin, cambio di rotta fatale
A fine anni 2000 arrivò la Lola Aston Martin. La casa di Gaydon insieme a Prodrive aveva commissionato a Lola un'evoluzione "personalizzata" della B09/60 LMP1, ma senza acquistare l'esclusività sul naming del progetto. Di conseguenza, Lola pretese di comparire su tutte le entry. Da cui Lola Aston Martin. Ironia della sorte, nel 2011 Prodrive decise di produrre una barchetta tutta "in casa", la Aston Martin AMR-One, che si rivelò un completo disastro.