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6 Gen 2019 [21:13]

I segreti della Mazda RT24-P
L'auto della speranza

Marco Cortesi

E’ stata la Mazda RT24-P la protagonista dei test pre-stagione dell’IMSA 2019. La vettura del costruttore giapponese vuole rinverdire i fasti dei grandi prototipi del passato per il marchio ma, soprattutto, cancellare anni di figuracce iniziati nel 2013. Dopo aver ottenuto buoni successi in GT Daytona con la celebre RX-8, la Speedsource, struttura che gestiva i progetti Mazda, si avventurò in una serie di progetti poco coerenti e dai risultati disastrosi. Prima ci fu l'approdo con una vettura diesel nella nuova classe GX della GrandAm. Nonostante fosse l’unico costruttore impegnato ufficialmente con tre vetture (su quattro presenti) il team riuscì a perdere il titolo tra i piloti.

Una lunga serie di disastri
L’anno successivo, defunta la classe, si decise di trapiantare i motori diesel su delle vetuste Lola LMP2, senza alcun successo. L'avventura fu costellata da innumerevoli guai, rotture, principi di incendio. Per una casa che mira alla qualità... non l'immagine migliore. Inoltre, i telai inglesi non avevano speranza dato che la Lola era già da tempo fallita. Ciononostante, Mazda continuò a mettere il proprio marchio sulle vetture. Punto più alto, un podio nel 2016, con regolamenti assolutamente a favore e un parco partenti sicuramente non numeroso.

La vettura del rilancio
Questo è il background della RT24-P, la macchina del riscatto. Presentata nel 2017 per i nuovi regolamenti DPi che prevedevano l'upgrade delle vetture LMP2 pensate per il mondiale Endurance con aerodinamiche che richiamassero le vetture stradali, impressionò per la bellezza. Per mantenere l’“americanità” del progetto, Speedsource si basò sul telaio Riley, ma subito molti ebbero dubbi. Mentre altre case avevano sacrificato l’aspetto estetico sull’altare delle prestazioni (vedi Chevrolet), in Mazda si erano cercati il family feeling e il fattore estetico. Nel primo anno, i problemi fioccarono, con zero vittorie.

Arriva il team Joest
A quel punto, Mazda ne ebbe abbastanza e decise di fare sul serio. Arrivò così il team Joest, che gestiva le Audi ufficiali nei trionfi a Le Mans, e un rinnovamento importante del progetto. Il motore, come nella versione precedente, era il Mazda MZ 2.0 Turbo, collaudatissimo, che aveva sostituito il Gibson tipico delle LMP2. L'anno scorso, i primi risultati, con un secondo posto e chance di vittoria, ma soprattutto con una grande solidità di rendimento, con anche l'innesto di piloti come Oliver Jarvis, René Rast, Harry Tincknell...

Quest'anno il team ha invece pensato a rafforzarsi dal punto di vista umano e ingegneristico: i temponi di Daytona sembrano il preludio ad un possibile successo duraturo. La speranza è che i tempi duri siano finiti.
CetilarDALLARA