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10 Nov [9:21]

Intervista a Gavory, direttore WTCR:
"Bello tornare in Italia, novità nel 2022"

Jacopo Rubino

Nell'ultimo weekend ad Adria il FIA WTCR ha di nuovo fatto scalo in Italia, dove mancava dai tempi della sua precedente incarnazione, il WTCC, per il penultimo appuntamento della stagione 2021. In attesa della sfida decisiva a Sochi, dove a fine mese si assegnerà il titolo iridato, è già tempo di bilanci e considerazioni, tra presente e futuro. Italiaracing ha incontrato la figura più qualificata per questo scopo: Xavier Gavory, direttore del campionato per conto di Eurosport Events, per tastare il polso della situazione e per scoprire che sono in cantiere alcune novità.

In questo periodo il WTCR avrebbe dovuto essere di scena in Asia, ma le trasferte fuori Europa sono state annullate. E così, abbiamo assistito all'evento di Adria.
"Il COVID-19 ha avuto un forte impatto organizzativo su di noi, come per chiunque altro, e abbiamo dovuto rivedere completamente il calendario. È stato necessario adattarci. Per Adria si è rivelata un'opportunità, dopo i ritardi sui lavori di aggiornamento del circuito che non avevano reso possibile venire qui a fine 2020 e poi questa estate".

È stata una bella notizia per l'Italia, tornata sulla scena del Mondiale Turismo.
"Mancavamo da un po' di tempo dal vostro Paese, che ha grande tradizione in questo tipo di corse. Basti pensare che il primissimo evento del Mondiale, nel 1987, si svolse proprio in Italia, a Monza. Lo stesso è avvenuto per la rinascita del WTCC, nel 2005. Anche Adria, nello specifico, ha una sua storia nella disciplina, avendo accolto l'Europeo e il DTM. La nuova versione del tracciato è abbastanza particolare, con la sezione che io chiamo flip-flop (tra curva 7 e curva 12, ndr). È una nuova Adria per una nuova era delle gare Turismo in Italia".

Al di là delle complicazioni dovute al Covid, qual è il giudizio sulla stagione 2021?
"Dal punto di vista sportivo siamo senza dubbio molto contenti, perché abbiamo visto grandi battaglie in pista e prestazioni equilibrate. Guardando alle statistiche, abbiamo avuto dieci vincitori diversi, tutti i marchi sono saliti sul podio e andremo in Russia con 6 pretendenti al titolo".

Gabriele Tarquini, il nome più rappresentativo al via, ha annunciato il ritiro. Nella griglia del WTCR si è però creato un bel mix fra veterani e volti giovani che possono essere il futuro.
"Siamo dispiaciuti che Gabriele abbia scelto di fermarsi. Ci mancherà molto perché ha davvero scritto la storia delle gare Turismo, è una leggenda. Allo stesso tempo abbiamo dei ragazzi veloci come Attila Tassi, Mikel Azcona o Gilles Magnus che danno spettacolo, sono competitivi e portano un valore aggiunto. Come promoter abbiamo lavorato insieme alla FIA nel creare le condizioni giuste per i nuovi talenti, ad esempio trasformando il trofeo rookies in trofeo Junior. Sulla griglia ci sono oggi 9 piloti sotto i 25 anni di età, qualcosa forse di mai visto nel nostro campionato".

Dal lato tecnico, non temete che i costruttori possano uscire fra qualche anno dalla classe TCR, magari spostando risorse sulla propulsione elettrica come già fatto da Volkswagen?
"L'industria automobilistica sta vivendo una rivoluzione, e il motorsport ha bisogno di adeguarsi. La strada più radicale è quella di auto elettriche al 100 per cento, come nell'ETCR, ma nei prossimi anni ci saranno anche sviluppi sui modelli con motori tradizionali. Utilizziamo i biocarburanti per essere più sostenibili, e forse evolveremo qualche aspetto tecnico per essere in linea con il mercato. Prima di tutto il WTCR è una serie per vetture clienti, le case la vedono come piattaforma per promuovere i modelli a combustione, che rappresentano sempre l'80 per cento delle vendite".

È possibile l'adozione di un sistema ibrido?
"Potenzialmente potremmo andare in quella direzione. Non adesso, magari nei prossimi anni. Ma non parlo del WTCR in particolare, quanto dell'industria automobilistica e del motorsport nel suo complesso: dovremo adattarci, o scompariremo".



Nel 2018 la scelta di utilizzare le auto TCR poteva sembrare una soluzione d'emergenza, dopo il flop delle TC1, ma ha funzionato benissimo. Avete mai pensato di ricreare un regolamento tecnico ad hoc?
"Come detto il WTCR è un campionato clienti, bisogna tenere i costi bassi e sotto controllo. Questo è l'obiettivo numero uno. Creare un nuovo regolamento tecnico, una sorta di super TCR, sarebbe controproducente per le squadre e distruggerebbe la categoria. Non ero coinvolto nel 2018 quando è stato fatto l'accordo per la classe TCR, ma dall'esterno mi era sembrata un'ottima mossa. Le vecchie TC1 del WTCC forse erano troppo costose, mentre le TCR rappresentano la combinazione perfetta. Ciò che distingue il WTCR è il livello della competizione, con i migliori piloti, e della comunicazione. Per noi è positivo avere una base tecnica comune a livello globale e regionale: i costruttori possono promuovere lo stesso prodotto su larga scala e mantenerlo alla portata anche degli amatori. Così c'è spazio per tutti".

Quando vedremo il calendario 2022?
"Ai team abbiamo già consegnato una bozza ma faremo l'annuncio a dicembre, dopo il Consiglio Mondiale della FIA. La pandemia chiaramente ha reso più difficile fare proiezioni per il 2022, ma non siamo in particolare ritardo rispetto al passato".

Eurosport Events ha sempre voluto sperimentare nuove idee e nuovi format per i suoi campionati. Vedremo qualcosa di inedito anche per il WTCR 2022?
"Assolutamente sì, ci saranno delle novità. È vero, da promoter la nostra missione è sempre stata quella di lanciare qualcosa di nuovo per rendere il motorsport più appassionante e combattuto. Stiamo lavorando per il 2022, con un'idea che probabilmente darà ai team meno margine di strategia, e allo stesso tempo garantirà molta più lotta in pista. Non sarà una rivoluzione, ma cambierà un po’ il modo in cui le squadre gestiranno le tattiche in gara. Il prodotto è già divertente, la qualità è elevata, ma vogliamo aggiungere un pizzico di pepe".

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