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19 Feb 2006 [13:07]

Intervista a Johnny Cecotto: "Per Rossi la F.1 è più facile"

Vi ricordate di Johnny Cecotto? Alla fine degli Anni Settanta era un mito delle due ruote. Correva per squadre italiane e vinceva spesso finché non conquistò il mondiale della classe 350 e 750, oggi scomparse. Poi il venezuelano decise di passare alle quattro ruote, facendo un po' di gavetta in F.2 e arrivando in F.1 con la Theodore Ensign. Il passaggio alla Toleman nel 1984, a fianco del debuttante Ayrton Senna, era iniziato nel migliore dei modi. I suoi tempi erano simili a quelli del futuro fenomeno, ma un incidente a Brands Hatch dove si spezzò le gambe lo portarono via dalle monoposto. Ma non si perse d'animo e iniziò una carriera incredibili con le vetture Turismo vincendo tutto quello che c'era da vincere per la Bmw. Oggi Cecotto, che ha sempre continuato a vivere in Italia, segue il figlio (ne ha tre) che correrà nella F.Renault italiana e si è concesso a Il Giornale per qualche battuta su Valentino Rossi.

- Lei vinse nel '75 il motomondiale 350, due anni dopo quello 750...

«E alla mia prima gara in campionato vinsi sia in 250 che in 350... Agostini non la prese bene. Ma per me fu la ribalta. A fine stagione ero campione del mondo proprio davanti a lui».

- Paragonate a quelle di Rossi, che moto erano le sue?

«La 750 con cui centrai il titolo nel '77 era come una Moto GP. Però due tempi. E Valentino sa che cosa vuol dire visto che dice spesso di rimpiangere la potenza e la brutalità delle due tempi. All'epoca toccavamo già i 340 all'ora sui rettilinei di Daytona e Hockenheim».

- Poi a 24 anni lasciò le moto e aveva già in tasca due titoli mondiali.

«Sì, era il 1980, dovevo fare il passo a quell'età se volevo stringere un volante. Così iniziai a correre in F.2. Valentino può farlo dalla porta principale, ma fu bello anche così. Alla seconda stagione ero vice campione europeo. Ho sempre saputo che sarei passato alle auto e come Rossi non ho mai avuto un vero background automobilistico. Seguivo mio padre pilota amatoriale».

- Per cui non è così impossibile il passaggio alle monoposto come invece vogliono farlo sembrare in molti?

«Assolutamente no. Anzi, adesso ci sono molti aiuti elettronici in più, anche nella messa a punto. Perché la vera differenza auto-moto è data dalla maggiore difficoltà nelle regolazioni».

- Alcuni piloti di F.1 dicono che è pericoloso alternare test moto-auto, dicono che poi sbaglia le staccate e rischia di farsi male.

«Sciocchezze. Mi spiego: sono talmente diverse, auto e moto, che un buon pilota non può confondersi su quando e come iniziare a frenare. Anche se salta dall'una all'altra. Viene naturale a un motociclista».

- Però i piloti, da Trulli ad Alonso, dicono che comunque a Rossi mancherebbero tutti gli anni in kart e nelle formule minori.

«Non è vero. A Valentino mancherà solo l'esperienza nella messa a punto. Ma dato che i piloti di moto hanno molta più sensibilità, imparerà presto. L'altra cosa da apprendere è come si corre con meno spazio libero in pista. Ma anche questo si capisce in fretta. Il resto lo fa il talento. E ne ha da vendere».

- Vedremo che cosa farà Valentino. Lei che cosa fece

«Io al secondo GP andai a punti con la Theodore, l'ultima delle F.1».

E poi?

«Poi il team chiuse, e nel 1984 fui preso dalla Toleman, accanto ad Ayrton Senna. Lui firmò prima di me, per cui divenne prima guida. Provava tutto lui, aveva il motore a iniezione, io no. Solo una volta, a Donington, il team ci fece provare la stessa auto: e io fui più veloce. Era indiavolato il povero Ayrton. Non si capacitava».

- In effetti lei viene ricordato come un fuoriclasse che non ebbe la possibilità di esprimersi.

«Quell'anno, a Brands Hatch, mi fracassai le gambe. Fu terribile. Dopo undici mesi tornai su una monoposto, ma non avevo più la forza per gestire pedale e freno con la potenza richiesta in F.1. E pensare che prima dell'incidente ero stato contattato da Williams, McLaren, Brabham e soprattutto dalla Ferrari che mi seguiva con molta attenzione».

Lei fresco ex motociclista alla corte dei top team.

«Esatto. Ma dopo l'incidente, mi sono dovuto accontentare dei campionati turismo: ho sfiorato il titolo DTM».

Perché sfiorato?

«Accadde nel 1990 con la Bmw, perché nella gara decisiva un signore di nome Michael Schumacher, che partiva dalla tredicesima fila, percorse tutto il rettilineo del via quasi sull'erba per venirmi a speronare alla prima curva. Correva per la Mercedes che era in lotta con me e la Bmw per il titolo, il loro pilota di punta era Ludwig».

Schietto: Valentino fa bene a provarci?

«Fa benissimo. Se ce l'ho fatta io, ci riuscirà anche lui».

Nella foto, Johnny Cecotto con la Theodore Ensign.
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