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18 Set [16:39]

L'analisi di Alberto Sabbatini
Le differenze tra Sainz e Leclerc

Alberto Sabbatini - XPB Images

“It’s on purpose!” Che vuol dire: lo sto facendo apposta. È la frase con cui Carlos Sainz ha tranquillizzato il suo box che lo avvisava allarmato che Lando Norris stava tornando in zona DRS. Nella gara capolavoro di Sainz a Singapore, quella manovra protratta per 4 giri nel finale di dare il DRS alla McLaren per aiutare Norris a difendersi dalla rimonta di George Russell, e aiutare se stesso a non farsi insidiare dalla Mercedes, è stata la ciliegina sulla torta. Denota una intelligenza tattica veramente speciale.

Qualcuno ha paragonato la sua gara alla difesa di Gilles Villeneuve a Jarama ‘81, oppure alle imprese di Niki Lauda che sapeva vincere da vero calcolatore. Guidare con la precisione di un computer. Personalmente, in questa gara Sainz ha ricordato di più Alain Prost di metà anni ‘80. Quello che prima dell’avvento dei precisissimi computer di bordo, sapeva gestire meglio di tutti la quantità di benzina nel serbatoio per trovare il ritmo giusto per finire la gara senza intoppi. Abbastanza veloce per stare in testa, ma piano quanto bastava da non restare a secco nei giri finali.

Come Prost, che aveva un computer in testa e sapeva gestire meglio di tutti il carburante, Sainz lo ha fatto con le gomme. Il primo venne soprannominato “il professore” per questa sua dote innata di trovare il passo gara ottimale, Sainz per ora è soltanto un laureando perché di mondiali non ne ha ancora vinti ed è solo al secondo successo, ma se va avanti diventerà presto “dottore” in materia F1. E poi farà carriera.

Il GP di Singapore, Sainz l’ha corso così. Un occhio alla pista davanti, un occhio agli specchietti, qualche sguardo al cruscotto e la testa impegnata a calcolare il ritmo giusto per non rovinare le gomme e imprimere distacchi minimi agli avversari. Devo dire che questo “nuovo” Carlos Sainz stupisce sempre di più. L’ho spesso criticato in passato perché non riusciva a tenere il ritmo di Charles Leclerc, ma da qualche gara il madrileno è diventato inarrestabile. Sia per l’approccio mentale alla gara che per quello tecnico.

È riuscito a vincere andando più piano di tutti. Con intelligenza e furbizia. Sainz per buona parte della corsa ha girato sul tempo di 1’40”, praticamente lontano dieci secondi del suo tempo di qualifica. Non andava piano, ma pianissimo! Però, riusciva a fare le spalle larghe e a non farsi superare. Aveva capito che, rallentando, teneva il gruppo compatto e impediva alle Mercedes di cambiare strategia puntando sulla doppia sosta per sfruttare quelle gomme medie che si erano tenuti da parte. Se si fossero fermati per una seconda sosta a metà gara, sarebbero finiti imbottigliati nel traffico e addio vittoria, Poi, è arrivata la VSC, le due Mercedes si sono fermate per montare le gomme medie, hanno recuperato forte, ma non avevano fatto i conti con lo stratega Sainz.

Dietro la vittoria di Singapore, c’è molto più di Sainz che di Ferrari. Certo, la SF23 è migliorata in questi mesi, ma non è che il team abbia portato componenti nuovi o miglioramenti a Marina Bay. C’era una vecchia ala già usata in Ungheria e soltanto un piccolo flap inedito. Insomma, non c’è stato nessun update tecnico. Allora come si spiega il salto di qualità da Monza in poi? Un po’ le piste più adatte alla SF23 (Monza era velocissima, Singapore è tutta di trazione, due condizioni che alla Ferrari SF23 piacciono).

Ma la chiave della ritrovata performance è in Sainz. Che è riuscito ad adattare la propria guida a una monoposto - la SF23 - complicata, instabile e nervosa. Sainz riesce a interpretarla meglio di Leclerc. Un po’ come capitava nel 2021 quando la macchina di quella stagione era instabile e Carlos otteneva risultati migliori di Charles. Evidentemente, Leclerc quando la monoposto è critica, nervosa e richiede una messa a punto delicata, si “perde” nel set-up e non riesce a trarne il meglio come invece fa il compagno. Era già successo a Monza. Quando al sabato, Leclerc dopo mille tentativi ha buttato via il suo assetto e ha fatto copia/incolla delle scelte tecniche di Sainz.

Perciò, a chi pensa che in Ferrari esista un caso-Leclerc, dico che non è vero. Non è il pilota che si è smarrito di testa o di piede. Semplicemente questa SF23 è un’auto difficile che Sainz sa interpretare meglio perché l’ha studiata a fondo e ha pure cambiato il proprio stile di guida per farla andare forte. Sainz è un pilota metodico, analitico, calcolatore che trova con impegno e dedizione la chiave per sfruttare la macchina. Leclerc per ora non ci riesce (è già capitato con la Ferrari del 2021, altra monoposto critica). Ma ciò non significa che sia “bollito”. Deve solo imparare a “cucirsela” meglio addosso.

Alla fine, la leadership in squadra non te la prendi con il contratto, ma con il cronometro. A Singapore e Monza, Sainz è stato sempre più veloce di Leclerc. Charles ha sbagliato la qualifica, ovvio che in gara sia stato sacrificato per privilegiare chi era davanti. (anche se a Monza il box Ferrari lo aveva lasciato libero di attaccare Sainz, ndr) La posta in gioco questa volta era altissima: la prima vittoria stagionale. A Leclerc basterà tornare ad essere più veloce al sabato per riequilibrare tutto.