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24 Giu 2026 [15:45]

Next Solution Technologies: Guffanti ci
racconta la rivoluzione dell’elettronica e
dei sistemi di illuminazione nel motorsport

Michele Montesano

Nel motorsport ci sono aziende che vincono gare senza mai salire effettivamente sul podio. Realtà che lavorano lontano dai riflettori ma che sono diventate, nel tempo, imprescindibili per il funzionamento stesso delle vetture. Next Solution Technologies è una di queste. Nata all’inizio degli anni 2000 ma con radici che affondano nei primi anni ’90, l’azienda italiana ha costruito la propria identità attraverso un percorso unico.

Partita dalla fornitura di sistemi di cronometraggio per la Formula 1, oggi l’azienda italiana è diventata un partner tecnologico a tutto tondo per costruttori e team impegnati nelle più disparate categorie del motorsport internazionale.

Un’evoluzione che ha portato Next Solution Technologies a sviluppare competenze trasversali, dalla sensoristica ai sistemi di distribuzione della potenza, fino a uno degli ambiti più visibili - e al tempo stesso più complessi - delle corse moderne: i sistemi di illuminazione. Oggi, mentre il pubblico si concentra sull’azione in pista, una parte fondamentale della vettura - fatta di elettronica e software e integrazione dei sistemi - resta invisibile.



È proprio in questo spazio che si muove Next Solution Technology. A raccontarcelo è il CEO Alberto Guffanti che, oltre a ripercorrere l’evoluzione dell’azienda, ci ha guidato nel ruolo sempre più centrale che riveste l’elettronica nelle competizioni e delle sfide di un settore in cui innovazione, affidabilità e tempi di sviluppo estremamente complessi devono convivere ogni giorno.

Partiamo dall’inizio, da dove nasce tutto?

“Tutto parte nel 1990, quando abbiamo fondato la nostra prima azienda, inizialmente focalizzata sullo sviluppo software. In pochissimo tempo siamo diventati leader nei sistemi di cronometraggio per i team di Formula 1. In quegli anni non esistevano infrastrutture standardizzate come oggi, ma ogni squadra aveva un proprio sistema indipendente. Questo ci ha portato a lavorare con realtà di primissima fascia. Da lì è iniziato un percorso molto intenso passando dalle gare Turismo fino ai programmi Endurance di altissimo livello”.

Tutto ciò ha portato al 2001 e alla nascita di Next Solution Technologies …

«Nel 2001 abbiamo deciso di ripartire con una diversa organizzazione e in quel momento è nata Next Solution Technologies. È stato da un lato un vero reset, ma dall’altro anche un’evoluzione naturale, perché abbiamo portato con noi tutto il know-how accumulato negli anni precedenti. Da quel momento è iniziato un percorso che ci ha portato a diventare sempre più partner dei costruttori, non solo dei team. E questo cambia completamente il tipo di lavoro, perché entri direttamente nella progettazione della vettura”.

Come si è evoluta l’azienda da allora?

“All’inizio il nostro lavoro era per l’80% software e per il 20% hardware. Oggi la situazione è praticamente ribaltata. Produciamo sistemi che abbiano una forte integrazione tra software e hardware, perché ogni prodotto ha al suo interno firmware sviluppati da noi”.



Cosa intende per hardware?

“Produciamo sistemi elettronici ed elettromeccanici per vetture da competizione: moduli di distribuzione potenza, sistemi CAN, sensori, GPS, volanti, sistemi di illuminazione. Praticamente tutto ciò che non riguarda direttamente il controllo motore”.

Nella vostra filosofia emerge molto il concetto di integrazione completa, in cosa consiste?

“Noi seguiamo tutto il ciclo: progettazione, prototipazione, industrializzazione e produzione. Gran parte del lavoro viene svolto internamente, e questo ci permette di avere un controllo totale sul prodotto. Uno dei nostri punti di forza è essere estremamente flessibili e capaci di reagire rapidamente ai cambiamenti, che nel motorsport sono all’ordine del giorno. Ma c’è un altro elemento fondamentale: la presenza in pista. Essere utilizzatori dei nostri stessi sistemi ci permette di migliorare continuamente. È un ciclo virtuoso che difficilmente si riesce a replicare senza questo tipo di esperienza diretta”.

Parliamo di illuminazione: oggi è uno dei vostri ambiti in cui siete più attivi…

“È nato quasi per caso. Lavorando su una vettura da competizione ci siamo trovati a sviluppare delle luci posteriori. A un certo punto ci siamo chiesti: perché non applicare lo stesso approccio anche ai sistemi di illuminazione anteriori? Il primo prototipo era già superiore a gran parte delle soluzioni disponibili in quella categoria. Da lì abbiamo investito molto nello sviluppo e in pochi anni siamo diventati fornitori di primo equipaggiamento per diversi costruttori. Poi la classe GT3 è stata un terreno perfetto per crescere, perché le nostre competenze erano perfettamente allineate alle esigenze del mercato”.



Quanto è cambiato il ruolo dei fari nel motorsport attuale?

“Una volta si cercava semplicemente di fare ‘più luce possibile’. Oggi invece il tema è molto più complesso: qualità del fascio, integrazione aerodinamica, identità stilistica del veicolo. Spesso il confronto non è nemmeno con gli ingegneri, ma con i designer. Ci sono stati casi in cui il centro stile chiedeva soluzioni esteticamente perfette, mentre noi dovevamo ricordare che il pilota deve soprattutto vedere di notte”.

Ciò corrisponde anche a una fase di progettazione differente?

“Oggi utilizziamo sistemi avanzati di simulazione ottica che ci permettono di prevedere esattamente cosa vedrà il pilota in punti critici del circuito, come una staccata ad alta velocità. Siamo arrivati al superamento del metodo empirico: oggi si progetta in simulazione”.

Quanto pesa oggi la personalizzazione rispetto ai prodotti standard?

“È difficile dare una percentuale. Abbiamo una base di prodotti a “catalogo”, ma nella maggior parte dei casi vengono profondamente modificati. Possiamo dire che il catalogo è spesso solo un punto di partenza. Ogni cliente ha esigenze specifiche e il prodotto finale cambia quasi sempre in modo significativo”.



Il rapporto con i costruttori com’è cambiato?

“Molto. Una volta potevi perfino acquistare un componente e adattarlo. Oggi ogni più piccolo dettaglio deve essere progettato in funzione della vettura. Questo significa che lavoriamo a stretto contatto con i costruttori, spesso con team dedicati ma con competenze trasversali”.

Quanto tempo serve mediamente per sviluppare un prodotto?

“Dipende molto dal progetto. Nel motorsport il problema è che i tempi sono compressi e il perimetro cambia continuamente. In generale si va dai 4 mesi a un anno. Dal punto di vista organizzativo, creiamo gruppi di lavoro, ma con responsabilità trasversali. Non siamo strutturati come una grande azienda con reparti completamente separati. Questo ci permette di essere flessibili, ma richiede anche grande coordinamento”.

Fornite poco meno della metà della griglia delle Hypercar nel FIA WEC, l’Endurance ha avuto un ruolo chiave nella vostra evoluzione?

“Un ruolo enorme. L’endurance ha cambiato completamente il modo di progettare. Oggi tutto è più integrato, più preciso, più esigente. E poi c’è un aspetto spesso sottovalutato: l’illuminazione può fare la differenza in termini di performance. Ci sono categorie in cui si potrebbero guadagnare secondi al giro migliorando la visibilità, ma spesso si continua a lavorare su dettagli meno impattanti”.

Oltre alle luci, di cosa si occupa Next Solution Technologies nelle varie tipologie di vetture su cui opera?

“Di tutta l’elettronica di bordo: dal power distribution, ai sensori, passando per il GPS e sistemi di controllo fino ad arrivare ai volanti che si possono vedere facilmente su quasi tutte le monoposto Tatuus. Se osservi una vettura moderna, una parte enorme dei sistemi elettronici può essere riconducibile al nostro lavoro. Per esempio i nostri moduli di distribuzione potenza sono fondamentali per la gestione energetica del veicolo. Oppure i sistemi di illuminazione posteriore, come le rain light che sono diventate un elemento chiave anche a livello regolamentare”.



Quanto è importante avere una visione globale della vettura?

“Per noi è determinante. Paradossalmente nel nostro caso è nata prima la visione globale e poi quella specifica. Oggi tutto è interconnesso, non esiste più il componente ‘isolato’. Tutto deve dialogare con il resto del sistema. Questo rende il lavoro molto più complesso rispetto al passato, ma anche molto più stimolante”.

Parliamo dell’altra metà del cielo di Next Solution, il lavoro in pista: che ruolo avete durante un weekend di gara?

“Dipende dal tipo di supporto. In alcuni casi forniamo assistenza tecnica, in altri siamo direttamente coinvolti come consulenti all’interno dei team. Ci sono situazioni in cui le nostre persone lavorano a tutti gli effetti come membri del team, anche se non sempre visibili. È un lavoro molto integrato, basato sulla fiducia”.

Next Solution Technologies è spesso definita un partner ‘invisibile’, è una scelta?

“Sì, ed è qualcosa che personalmente mi dà grande soddisfazione. Mi diverte sapere che qualcuno parla di un componente senza sapere che lo produciamo noi. Non abbiamo bisogno di visibilità diretta: il nostro obiettivo è essere fondamentali, anche se invisibili. È una forma di riconoscimento diversa, ma molto gratificante”.

L’ingresso nel gruppo Korus che impatto ha avuto per voi?

«È un’evoluzione importante. Stiamo costruendo un ecosistema ampio, fatto di nuove sinergie e opportunità. Non è un cambiamento immediato, ma nel medio termine porterà a un’evoluzione significativa della nostra offerta”.



Guardando al futuro, quali sono le sfide principali?

“Da un lato c’è l’espansione in nuovi ambiti, come il rally. Dall’altro c’è il consolidamento di quello che già facciamo. Generalmente il rischio, crescendo, è perdere il focus. Noi vogliamo evitare questo, mantenendo qualità e flessibilità. La sfida è crescere senza perdere la nostra identità”.

Sul fronte delle risorse umane come siete strutturati?

“Abbiamo un team di circa 18 persone, con un livello tecnico molto alto. Collaboriamo con scuole e università e cerchiamo di valorizzare i giovani. Spesso i ragazzi che entrano in azienda tramite l’esperienza scolastica, scelgono di restare e questo per noi è motivo di grande orgoglio. Cerchiamo persone con una forte base tecnica ma anche con la capacità di adattarsi a un ambiente dinamico come il motorsport”.

In conclusione: cos’è oggi Next Solution Technologies?

“È un’azienda capace di trasformare un’esigenza tecnica in un prodotto reale, funzionante e competitivo. Con un approccio molto concreto e una forte integrazione tra sviluppo, produzione e utilizzo in pista”.
gdlracingTatuus