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3 Giu 2019 [19:23]

Niente sviluppi miracolosi,
ma in Canada la Ferrari può sperare

Jacopo Rubino

Niente miracoli. E trattandosi di Formula 1, vuol dire che non ci saranno novità tecniche capaci di colmare nell'immediato il gap con la Mercedes. Alla vigilia della tappa di Montreal c'è realismo da parte di Mattia Binotto, team principal Ferrari: "Sappiamo di non essere al momento sufficientemente competitivi, e ancora non avremo modifiche alla vettura che ci permettano di indirizzare in maniera significativa i problemi di inizio stagione".

Le parole del manager reggiano vengono dopo aver ottenuto il miglior risultato dell'anno, il secondo posto di Sebastian Vettel a Montecarlo, frutto però di alcune circostanze favorevoli. Anche sulle strade del Principato, dove aveva dominato nel 2017, la scuderia di Maranello ha faticato a sfruttare al meglio i pneumatici Pirelli. Senza dimenticare il pasticcio strategico del sabato con Charles Leclerc, che nell'appuntamento di casa si è ritrovato incredibilmente escluso in Q1.

La pista canadese ha visto il team del Cavallino in splendida forma dodici mesi fa, ritrovando un successo, con Vettel, che qui mancava addirittura dal 2004. Durante l'epopea di Michael Schumacher, il circuito "Gilles Villeneuve" era diventato davvero una roccaforte per la Rossa: dal 1997 arrivarono sei trionfi in nove edizioni, in scia a quello del 1995 che fu l'unico in carriera per Jean Alesi.

Questa volta il Canada rappresenta un seme di speranza, per raddrizzare un campionato fino ad oggi deludente: sulla carta, le caratteristiche del tracciato ben si sposano con quelle di una SF90 che ha nella velocità in rettilineo e nella power unit le sue armi migliori. Un po' come si è visto in Bahrain. "A contare saranno velocità di punta, efficienza frenante e trazione", ha ricordato Binotto. "Da parte nostra siamo pronti a dare il meglio lasciandoci alle spalle gli errori delle scorse gare".
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