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23 Mar 2020 [9:18]

Zhou vince il GP del Bahrain virtuale,
ma il vero sim racing è un'altra cosa

Jacopo Rubino

Si apprezza il tentativo di proporre qualcosa, meno il risultato. Il Gran Premio virtuale del Bahrain organizzato da Liberty Media non è stato certo il miglior esempio di sim racing, settore più che mai sulla cresta dell'onda in tempi di Coronavirus e di motori spenti. La gara a cui abbiamo assistito, disputata su F1 2019 per PC, è stata più degna di un videogioco arcade: troppi contatti, troppi passaggi oltre i limiti della pista. Senza dimenticare che erano disabilitati i danni e per equilibrare la sfida erano stati attivati ABS e traction control. Non è stata la simulazione di una corsa di Formula 1, solo una caricatura, anche se alla vigilia l'obiettivo era stato ben specificato: intrattenere. Si sperava però in qualcosa di più.

Ad aggiudicarsi il successo è stato Guan Yu Zhou, alfiere Renault di cui è anche collaudatore nella realtà. Il cinese protagonista in F2 ha superato dopo qualche tornata la Red Bull di Phillip Eng, pilota ufficiale BMW nel DTM, che aveva dominato la qualifica da 18 minuti siglando la pole-position. Dopo il pit-stop obbligatorio Zhou ha preso il largo, tagliando solitario il traguardo dei 14 giri. Dovevano essere 28, ma la durata è stata dimezzata per imprecisati problemi tecnici.

Lando Norris, il nome più popolare al via (Max Verstappen non ha voluto esserci), già in qualifica è stato fermato da un crash del software, che si è ripetuto durante il giro di ricognizione. La sua McLaren è stata così guidata a lungo dall'intelligenza artificiale, ma nelle fasi conclusive il britannico ha ripreso i comandi per difendersi dall'attacco dello youtuber Jimmy Broadbent (Racing Point). Ne è venuto fuori un altro contatto, con Broadbent che ha strappato il quarto posto.

Piazza d'onore invece per la Mercedes di Stoffel Vandoorne, a sua volta riuscito a superare Eng, sesto Nicholas Latifi che in questo weekend ha esordito nelle gare virtuali, così come Nico Hulkenberg. Il tedesco guidava l'altra Racing Point, di fatto l'ex Force India di cui è stato portacolori per quattro campionati "veri". Anche Hulkenberg era un novizio della disciplina, ma si è ben destreggiato. La sua prova è stata però rovinata già nella surreale partenza, in cui si è toccato con Dino Beganovic, nuova recluta della Ferrari Driver Academy "arruolato" insieme a Robert Shwartzman ai comandi di una delle due SF90. Partenza surreale, dicevamo, anche perché in testa è balzato improvvisamente Johnny Herbert, 16esimo in griglia, che ha tagliato senza remore la prima curva. Poi è stato penalizzato.

Unico italiano in azione il motociclista Luca Salvadori, settimo con la Toro Rosso: in F1 2019 l'AlphaTauri non esisteva ancora. Da segnalare anche la partecipazione di Nicolas Hamilton, fratello di Lewis, sulla McLaren. Quasi un amarcord. Non hanno lasciato il segno le "guest star" al di fuori del motorsport: il golfista Ian Poulter, il ciclista Chris Hoy e soprattutto il cantante Liam Payne. È mancato all'appello Anthony Davidson, che solo alla fine si è reso conto di aver disputato un GP parallelo, contro 19 avversari controllati dall'applicazione.

A pari piattaforma, è apparso molto più riuscito il #NotTheBahGP organizzato due ore prima dalla scuderia Veloce eSports, che condivideva alcuni dei partenti, tra cui i professionisti Norris, Gutierrez, Hulkenberg, Latifi, Vandoorne e Louis Deletraz. Ma i sim racer a tempo pieno hanno mostrato le loro capacità e quanta pratica sia richiesta per essere competitivi.

Facciamo un ultimo appunto: lo studio TV allestito a Londra per accompagnare l'evento vedeva quattro persone a distanza decisamente inferiore di quanto prescritto dai governi contro la diffusione del Coronavirus. Come se fosse tutto normale, dimenticando il motivo per cui la F1 ha dovuto creare un Gran Premio virtuale.
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