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24 Giu 2020 [6:59]

Un colossale malinteso (che aiuta
i razzisti) il “cappio” a Bubba Wallace

Marco Cortesi

E’ stato un colossale malinteso quello del “cappio” nel garage di Bubba Wallace a Talladega. Come confermato dall’FBI, la corda annodata ad anello trovata dai meccanici nel garage della vettura numero 43 era lì già da mesi e per fini prettamente utilitaristici (per essere tirata). Per altro, era presente in altre porte dei box.

Un’imprudenza che scredita il fine
Da una parte c’è sollievo per il risultato dell’inchiesta. Dall’altra, lo stupore per la totale imprudenza di tutte le parti coinvolte nell’urlare con troppa leggerezza allo scandalo. Una situazione che fa male anche a tutta la lotta contro il razzismo di queste settimane, rendendola quasi una barzelletta e facendo fare una figuraccia a chi, per davvero, si impegna per fare la differenza. E permette anche alle persone che, nel paddock, sono veramente razziste, di presentarsi come vittime di una caccia alle streghe. Un brutto pasticcio, insomma.

Le minacce (anche pubbliche) restano
Parallelamente, la discussione sul “finto” attacco ha svegliato e mostrato quanto il tema sia caldo. Wallace ha ricevuto minacce (vere) anche pubbliche. Il figlio dell’ex pilota NASCAR Mike Skinner si è augurato “che venisse trascinato nel paddock con un cappio al collo”. Quindi se il problema è presente, non è sicuramente una soluzione mandare nel panico tutti, inclusa la stampa di mezzo mondo, per un nonnulla con gravi accuse.