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22 Feb [11:53]

Daytona, gara: Byron conferma
Pioggia, incidenti e strategia

Daytona è stata la solita Daytona. Anche se con relativamente pochi incidenti, i crash non sono mancati come quello, devastante, che ha coinvolto al giro 192 addirittura 23 macchine. Però non si può dire che abbia avuto un vincitore a sorpresa. William Byron è ormai da tanto un protagonista della Cup Series, e lo scorso anno è stato tra i quattro favoriti di fine anno. Passato dalla stanza in cui giocava ad iRacing in pochissimi anni ad essere uno dei nomi più importanti della categoria, il giovane pilota della vettura numero 24 ha lavorato bene col compagno Alex Bowman per regalare a Rick Hendrick una doppietta. Anche per Bowman, rimasto a secco la stagione scorsa a causa di un infortunio, la tappa ufficiale d'apertura della NASCAR ha dato ottimi spunti.

A condizionare le posizioni al traguardo un altro botto, nelle tornate conclusive, innescato da Corey LaJoie. Con la Chevy del team Spire, Lajoie ha spinto Austin Cindric come un treno, spedendolo contro Ross Chastain. Il vincitore dell'edizione 2022 ha criticato aspramente il rivale che ha risposto con un laconico "Siamo a fine gara, non alzo il piede finché non vedo Dio o la bandiera a scacchi". Dopotutto, ha chiuso quarto. Fuori dalla top-10, a causa dei danni, anche Kyle Larson e Denny Hamlin. 

Il maxi-crash di cui sopra è stato iniziato da Byron e Bowman. Una spinta tra i due mal riuscita ha fatto intraversare Brad Keselowski, che si è poi girato nel gruppo venendo centrato da Joey Logano. Fuori gioco è finito anche il campione in carica Ryan Blaney, che era stato tra i migliori protagonisti fino a quel momento nonostante un brutto incidente da oltre 50G di decelarazione in uno dei Duel. Le Ford che avevano tanto impressionato in prova sono così sparite tutte, almeno quelle più competitive, e la migliore al traguardo è stata quella di Noah Gragson, nona.

Stesso discorso per quanto riguarda Toyota: l'unico pilota del team Gibbs sopravvissuto in maniera competitiva è stato Christopher Bell. Come sempre, è stato bravo a togliersi d'impaccio e "sparire" fino alle ultimissime fasi. Top-5 anche per Bubba Wallace, con la scuderia satellite di Hamlin e Michael Jordan. Sesto posto per AJ Allmendinger, che correrà part-time con il team Kaulig, mentre con due auto in top-10 hanno concluso John Hunter Nemecheck e Erik Jones con il team Legacy Motor Club. Per Jones la giornata era iniziata male, con un contatto che aveva danneggiato anche il patron Jimmie Johnson.

Nulla di nuovo quindi? Un vincitore meritato, tanti danni, tanti piloti arrabbiati per contatti, e delle oppotrunità per piccoli team. Ma soprattutto un ottimo pubblico, eccezionale in particolare visto il posticipo per pioggia. Piene le tribune, originariamente esaurite quanto a biglietti. Per converso, c'è stato qualche dissapore per quanto riguarda la strategia di molte squadre, che per tutta la prima parte della corsa hanno puntato al risparmio di carburante, rallentando molto i ritmo e arrivando anche a girare con metà acceleratore.

La NASCAR ha annunciato che farà indagini per valutare la possibilità di cambiare le cose e vietare l'eccessivo fuel-saving. 

Lunedi 19 febbraio 2024, gara 

1 - William Byron (Chevy) - Hendrick - 200 giri
2 - Alex Bowman (Chevy) - Hendrick - 200
3 - Christopher Bell (Toyota) - Gibbs - 200
4 - Corey LaJoie (Chevy) - Spire - 200
5 - Bubba Wallace (Toyota) - 23XI - 200
6 - A.J. Allmendinger (Chevy) - Kaulig - 200
7 - John Hunter Nemechek (Toyota) - Legacy MC - 200
8 - Erik Jones (Toyota) - Legacy MC - 200
9 - Noah Gragson (Ford) - Stewart-Haas - 200
10 - Chase Briscoe (Ford) - Stewart-Haas - 200
11 - Kyle Larson (Chevy) - Hendrick - 200
12 - Kyle Busch (Chevy) - Childress - 200
13 - Zane Smith (R) (Chevy) - Spire - 200
14 - Chase Elliott (Chevy) - Hendrick - 200
15 - Martin Truex Jr. (Toyota) - Gibbs - 200
16 - Daniel Hemric (Chevy) - Kaulig - 200
17 - Ty Gibbs (Toyota) - Gibbs - 200
18 - Chris Buescher (Ford) - RFK - 200
19 - Denny Hamlin (Toyota) - Gibbs - 200
20 - David Ragan (Ford) - RFK - 200
21 - Ross Chastain (Chevy) - Trackhouse - 199
22 - Austin Cindric (Ford) - Penske - 199
23 - Ryan Preece (Ford) - Stewart-Haas - 199
24 - RIley Herbst (Ford) - RWR - 199
25 - Josh Berry (R) (Ford) - Stewart-Haas - 199
26 - Justin Haley (Ford) - RWR - 199
27 - Anthony Alfredo (Chevy) - Beard - 198
28 - Jimmie Johnson (Toyota) - Legacy MC - 196
29 - Tyler Reddick (Toyota) - 23XI - 192
30 - Ryan Blaney (Ford) - Penske - 192
31 - Ricky Stenhouse Jr. (Ford) - JTG - 192
32 - Joey Logano (Ford) - Penske - 191
33 - Brad Keselowski (Ford) - RFK - 191
34 - Daniel Suarez (Chevy) - Trackhouse - 191
35 - Todd Gilliland (Ford) - Front Row - 191
36 - Michael McDowell (Ford) - Front Row - 176
37 - Austin Dillon (Chevy) - Childress - 146
38 - Kaz Grala (Ford) - Front Row - 5
39 - Harrison Burton (Ford) - Wood Brothers - 5
40 - Carson Hocevar (R) (Chevy) - Spire - 5

17 Feb [23:27]

Lo schieramento di Daytona
Occhio al meteo e alle Toyota

Con i due Duel di metà settimana, lo schieramento della Daytona 500 si è completato, dopo la prima fila centrata al termine della qualifica dalle Ford di Joey Logano e Michael McDowell. Se nel turno cronometrato le Toyota si erano trovate a inseguire, nelle gare di qualificazione, in gruppo, le nuove Camry sono state impressionanti, vincendole entrambe rispettivamente con Tyler Reddick ed il team 23XI e Christopher Bell con il team Gibbs. 


Alle spalle di Logano e Reddick, nella colonna interna ci saranno i piloti Hendrick Chase Elliott e Alex Bowman, mentre all’esterno, dietro a McDowell e Bell, saranno al via la Mustang di Austin Cindric e Denny Hamlin, sempre in casa Gibbs.


Poi, due delle sorprese del weekend, Carson Hocevar e John Hunter Nemecheck. Da un lato, un promettente rookie spesso sopra le righe, dall’altro un pilota comunque giovane al ritorno full-time in Cup Series. Anche nel caso di Nemecheck, al via con una Toyota, la prima del team Legacy MC di Jimmie Johnson e Michael Jordan. Due piloti non si sono qualificati: JJ Yeley e BJ MacLeod.


La gara è in programma per domani (domenica) poco dopo le 21:00 italiane, anche se le previsioni danno qualche preoccupazione-pioggia che ha già costretto ad alterare il programma.

‍Lo schieramento di partenza

1 - Joey Logano (Ford) - Penske
2 - Michael McDowell (Ford) - Front Row
3 - Tyler Reddick (Toyota) - 23XI
4 - Christopher Bell (Toyota) - Gibbs
5 - Chase Elliott (Chevy) - Hendrick
6 - Austin Cindric (Ford) - Penske
7 - Alex Bowman (Chevy) - Hendrick
8 - Denny Hamlin (Toyota) - Gibbs
9 - Carson Hocevar (R) (Chevy) - Spire
10 - John Hunter Nemechek (Toyota) - Legacy MC
11 - Erik Jones (Toyota) - Legacy MC
12 - Harrison Burton (Ford) - Wood Brothers
13 - Daniel Suarez (Chevy) - Trackhouse
14 - Zane Smith (R) (Chevy) - Spire
15 - Ty Gibbs (Toyota) - Gibbs
16 - Brad Keselowski (Ford) - RFK
17 - Kyle Larson (Chevy) - Hendrick
18 - William Byron (Chevy) - Hendrick
19 - Chris Buescher (Ford) - RFK
20 - Chase Briscoe (Ford) - Stewart-Haas
21 - Ross Chastain (Chevy) - Trackhouse
22 - Justin Haley (Ford) - RWR
23 - Jimmie Johnson (Toyota) - Legacy MC
24 - Bubba Wallace (Toyota) - 23XI
25 - Ryan Preece (Ford) - Stewart-Haas
26 - Kaz Grala (Ford) - Front Row
27 - Martin Truex Jr. (Toyota) - Gibbs
28 - A.J. Allmendinger (Chevy) - Kaulig
29 - Corey LaJoie (Chevy) - Spire
30 - Josh Berry (R) (Ford) - Stewart-Haas
31 - Todd Gilliland (Ford) - Front Row
32 - Ryan Blaney (Ford) - Penske
33 - Austin Dillon (Chevy) - Childress
34 - Kyle Busch (Chevy) - Childress
35 - Ricky Stenhouse Jr. (Ford) - JTG
36 - RIley Herbst (Ford) - RWR
37 - Daniel Hemric (Chevy) - Kaulig
38 - Noah Gragson (Ford) - Stewart-Haas
39 - Anthony Alfredo (Chevy) - Beard
40 - David Ragan (Ford) - RFK

4 Feb [20:43]

Clash, gara
Hamlin apre la stagione

Marco Cortesi

E' stata una gara anomala ma abbastanza spettacolare quella della NASCAR al Los Angeles Coliseum. Grazie ad un contatto tra i rivali, Denny Hamlin è riuscito a passare Joey Logano e JD Gibbs a 10 giri dal termine, quando i due hanno fatto a sportellate dopo un re-start, mentre secondo è riuscito ad infilarsi Busch. 

Hamlin era stato tra i protagonisti sin dall'inizio, dopo aver agguantato la pole position nelle libere, unica altra sessione prevista e che ha determinato lo schieramento. Il motivo, le forti precipitazioni attese per la domenica sera che avrebbero messo a rischio il pubblico.

Con una ripartenza aggressiva, il campione in carica Blaney si è poi piazzato al terzo posto, calamitando le ire di molti i rivali. Quarto alla fine Logano, seguito da Larson. Estremamente aggressivo quest'ultimo, che si è fatto largo con le brutte in diverse situazioni, e ha alla fine centrato il povero Gibbs, infuriato al traguardo.

Sesto Alex Bowman, davanti a Chase Briscoe, Brad Keselowski, Martin Truex Jr e William Byron. Non hanno corso 13 sfortunati che, dopo un viaggio di 4000 chilometri, sono dovuti tornare a casa dopo pochi minuti di prove per via del tetto massimo di 23 partenti. 

Hanno salutato Josh Williams e il rookie Carson Hocevar, ma soprattutto Josh Berry, Daniel Suarez, Erik Jones e Christopher Bell, tra i contendenti al titolo 2023. Torneranno in pista dopo un weekend di pausa per la 500 Miglia di Daytona, apertura "vera" del campionato.

Domenica 4 febbraio 2024, gara

1 - Denny Hamlin (Toyota) - Gibbs - 151 giri
2 - Kyle Busch (Chevrolet) - Childress - 151
3 - Ryan Blaney (Ford) - Penske - 151
4 - Joey Logano (Ford) - Penske - 151
5 - Kyle Larson (Chevrolet) - Hendrick - 151
6 - Alex Bowman (Chevrolet) - Hendrick - 151
7 - Chase Briscoe (Ford) - Stewart-Haas - 151
8 - Brad Keselowski (Ford) - RFK - 151
9 - Martin Truex Jr. (Toyota) - Gibbs - 151
10 - William Byron (Chevrolet) - Hendric - 151
11 - Ryan Preece (Ford) - Stewart-Haas - 151
12 - Bubba Wallace (Toyota) - 23XI - 150
13 - John Hunter Nemechek (Toyota) - Legacy MC - 150
14 - Tyler Reddick (Toyota) - 23XI - 150
15 - Ross Chastain (Chevrolet) - Trackhouse - 150
16 - Ricky Stenhouse Jr. (Chevrolet) - JTG Daugherty - 150
17 - Corey LaJoie (Chevrolet) - Spire - 150
18 - Ty Gibbs (Toyota) - Gibbs - 150
19 - Michael McDowell (Ford) - Front Row - 149
20 - Noah Gragson (Ford) - Stewart-Haas - 147
21 - Justin Haley (Ford) - RWR - 135
22 - Chase Elliott (Chevrolet) - Hendrick - 77
23 - Todd Gilliland (Ford) - Front Row - 68

2 Feb [19:19]

Anteprima 2024
La stagione al via da Los Angeles

Marco Cortesi

Partirà domenica dal Los Angeles Coliseum la NASCAR 2024. Sulla "pistina" all'interno dell'LA Coliseum ci sarà il consueto "Clash" di apertura con batterie, ripescaggio e finale. Niente punti in palio, ma la gloria e, soprattutto, i premi in denaro. Al Clash ci saranno diversi punti d'interesse, a livello di team e piloti. Domani, sabato 3 febbraio, saranno al via le libere e le batterie. Poi domenica, il ripescaggio e la Finale coi migliori 23 del weekend fino a quel momento.

Rookie di grande qualità
Il rookie più atteso è Josh Berry, la cui storia, iniziata dal niente, abbiamo raccontato più volte. Al debutto si troverà ad occupare un sedile importante e per certi versi "scottante", quello che era stato di Kevin Harvick. La scuderia di Tony Stewart e Gene Haas non viene da un periodo facile e ci sono aspettative per un "rimbalzo". 

Altri due rookie interessanti sono al team Spire: Zane Smith e Carson Hocevar. Quest'ultimo, molto talentuoso ma altrettanto controverso per la tendenza a buttare fuori gli altri, è visto come una promessa ma anche una mina vagante.

Team in cerca di rivincita
La squadra di Haas e Stewart è in cerca di rivincita, ma così è anche per il Legacy Motor Club di Jimmie Johnson. Il passaggio Chevy a Toyota della scuderia che fu Petty Enterprises è stato l'unico "scossone" in termini di forniture tecniche. Con la notizia trapelata molto in anticipo, l'ultimo anno con la casa del cravattino nel 2023 è stato "buttato via" senza sviluppo. C'è curiosità di vedere il potenziale con la casa delle tre ellissi e la collaborazione del team Gibbs che ha portato in dote il promettente, anche se non più giovanissimo, John Hunter Nemecheck.

RFK per tornare al successo
Altra squadra da tenere d'occhio, ma per i passi avanti fatti lo scorso anno, è il team RFK. Dopo l'ingresso di Brad Keselowski da pilota e comproprietario, c'è stato un rinnovamento tecnico e operativo enorme.  La "grande decaduta" è tornata a convincere a fine 2023 con Keselowski ma soprattutto Chris Buescher, da lui molto sostenuto. 

Tutto invariato da Penske, Gibbs e Hendrick
Non ci sono stati cambiamenti da Penske, Gibbs e Hendrick. Il team del Capitano ha vinto il titolo dopo un periodo non facile con Ryan Blaney, avendo la meglio sulle due rivali storiche, comunque ben rappresentate.

Coach Gibbs, dopo la tragedia familiare di fine 2022 (la scomparsa anche del secondo figlio Coy) ha fatto quadrato. Confermato Martin Truex, ha un Denny Hamlin che, nonostante abbia un proprio team e si stia riprendendo da un intervento, sta affinando le proprie doti di leadership. Hendrick il nuovo leader se l'è trovato praticamente in casa, Jeff Gordon, e sa di contare sul pilota probabilmente più forte del campionato, Kyle Larson, oltre a un William Byron "sbocciato" nel 2023. Più in crisi Chase Elliott dopo il serio infortunio di metà stagione.

Trackhouse e Chastain all'attacco
Si cerca la conferma anche per il team Trackhouse. Dopo un 2022 vincente e caratterizzato da grandi momenti di gloria, la struttura di Pitbull e Justin Marks ha bisogno di tornare a lottare per il titolo, oltre che per delle singole gare. L'aggiunta del programma in MotoGP non dovrebbe avere grossi imapatti sull'avventura in NASCAR. Il pilota di punta è sempre Ross Chastain, veloce, super aggressivo e dalla grande personalità.

1 Feb [11:23]

I piloti della NASCAR
Esperienza, opportunità e famiglia

Dopo aver parlato della categoria, delle auto e delle piste della NASCAR, continuiamo la nostra serie di contenuti dedicati ai nuovi appassionati della categoria parlando dei piloti, punto fondamentale di ogni campionato.

Un parco di "specialisti"
I piloti NASCAR in grande maggioranza sono nati e cresciuti nella filiera NASCAR. La guida, le piste e le particolarità sono talmente tante che per essere competitivi è necessario stare sin da piccoli in quell'ambiente. Difficile che ci sia un vero e proprio trasferimento dalle formule o dalle gare di durata. Ci sono state però eccezioni, come l'avventura positiva di Juan Pablo Montoya, e ci sono tuttora piloti "esterni" che provano a fare il salto.

Proprio per questo fattore, i piloti sono per la quasi totalità americani. Tra gli ultimi "stranieri", Monotya, Max Papis, italiano, Marcos Ambrose, australiano. L'anno scorso, il neozelandese Shane Van Gisbergen ha fatto la storia arrivando dal turismo australiano vincendo la sua prima gara a Chicago. Quest'anno sarà al via part-time con l'obiettivo di restare.

Cowboy o professionisti?
I piloti NASCAR hanno sempre avuto la nomea di essere poco tecnici, un po' cowboy, e anche meno "in forma" dei colleghi europei. In realtà, con gli strumenti attuali, dati, telemetrie, simulatori, coaching, il tasso tecnico si è alzato a dismisura, e anche quanto a preparazione fisica lo standard è quasi lo stesso. Tuttavia, è vero che, essendo l'esperienza così importante, ci sono (pochi) piloti un po' più "rotondi" della media che riescono a usarla per compensare altri aspetti.

Un panorama di impiegati del volante
Quello che rende particolare il panorama NASCAR, è che le categorie minori non sono popolate solo da giovani che vogliono fare la scalata verso la Cup Series. Grazie ai corposi premi in denaro, molti piloti riescono a mantenersi da "lavoratori del volante", avendo un'onesta carriera locale che arriva fino alla pensione e oltre. 



Qualche opportunità in più
Anche in NASCAR, il budget per un pilota è importante, ma c'è qualche opportunità in più proprio grazie ai premi. Anche negli USA ci sono programmi per giovani piloti delle scuderie maggiori, come nelle formule europee.

Ci sono piloti che arrivano in Cup Series contribuendo al budget, ma, similarmente alla F1, devono essere competitivi, altrimenti rischiano di costare più di quello che portano in termini di immagine, premi e sponsorizzazioni. 

Dai sogni alla realtà
Ma cosa vuol dire opportunità in più? Ad esempio, uno dei piloti che debutteranno a tempo pieno quest'anno, Josh Berry (nella foto) è diventato pilota dopo aver conosciuto un Team Manager in una chat, iniziando come meccanico e diventando poi collaudatore. William Byron, contendente al titolo 2023, ha cominciato sui simulatori, e visto quanto andava, ha provato qualche gara reale minore. Ha subito dominato, ed è stato notato dalle persone "giuste". Dopo tre anni, aveva un contratto full-time milionario.

Il fenomeno Dale Earnhardt Jr
Non si può parlare di piloti NASCAR senza citare Dale Earnhardt Jr (nella foto sotto), uno dei personaggi più influenti della categoria, anche se ormai quasi del tutto ritirato.

Figlio del più amato campione della serie, scomparso in un incidente nel 2001 mentre gli "proteggeva le spalle" nella volata per la vittoria, è stato "adottato" da tutti i tifosi. 

Così, indipendentemente dai buoni risultati, ha guadagnato una fama enorme, senza precedenti, pur non avendo mai vinto un titolo in Cup Series. Dopo la fine della carriera (anche a causa di problemi di salute) è diventato telecronista, team principal e commentatore, ed è una delle voci più autorevoli della serie. Il suo podcast "Dale Jr Download" è una delle fonti migliori per chi vuole sapere tutto della NASCAR (e capisce l'inglese).

Piloti più "anziani"
In generale, in NASCAR i piloti sono più longevi che in Formula. Come detto, l'esperienza in questo tipo di gare è talmente importante che compensa un po' anche il decadimento fisico. Un pilota può essere tranquillamente al top fino a 45 anni. Anche se l'età minima per correre in Cup Series è 18 anni, è normale aspettare un po' di più, anche perché la "Formula 2" della NASCAR è particolarmente d'alto livello e può tenere impegnati per più stagioni. 

Spesso i piloti della Cup Series prendono parte ad altre gare nelle categorie inferiori, cosa che le rende estreamaente probanti e non molto distanti in termini di livello. Potendo correre anche gare singole, ci sono spesso "vecchietti" nel gruppo. Il record della Cup Series spetta a Morgan Shepherd, 71 anni. Ma nelle serie minori locali si è visto ancora di recente Red Farmer, a dispetto degli oltre 90 anni. 

Piloti di famiglia e team principal
Come in Europa, e anche di più, le dinastie da corsa sono presenti e importanti. Uno dei migliori piloti sulla piazza, Chase Elliott, è figlio di Bill Elliott, campione del passato. Fino al ritiro del primo, i fratelli Kurt e Kyle Busch erano tra i migliori interpreti della serie, entrambi titolati. Ryan Blaney, il campione in carica, è figlio dell'ex pilota Dave Blaney.

Non è raro poi che i piloti acquisiscano quote nelle squadre per cui corrono, specie a un certo punto della carriera. Tony Stewart è socio del boss della Haas F1 nello Stewart-Haas Racing. Brad Keselowski ha comprato una "fetta" del team Roush Fenway. Denny Hamlin è addirittura comproprietario con Michael Jordan di una scuderia per cui fa correre altri piloti, mentre lui è al team Gibbs.

Diversità da migliorare
Al momento non ci sono piloti donna in NASCAR Cup Series, la serie di punta. Strano, considerando che nella prima gara del 1948 ce n'erano addirittura tre. Tra l'altro, la prima Italiana a correre in NASCAR è stata una donna, Lella Lombardi, nel 1977. La più recente e competitiva, Danica Patrick. Si sta comunque facendo molto per diversificare il parco partenti, tramite programmi di sostegno non solo per donne pilota, ma anche per le minoranze. 

E' un tema particolarmente scottante in un paese con grandi tensioni razziali. Un solo pilota afroamericano corre al momento in NASCAR, Bubba Wallace, sotto contratto col team di Hamlin e Jordan. A volte, non viene trattato bene da una parte del pubblico più conservatore e questo è visto giustamente come un problema. Perciò, ci sono diverse iniziative volte all'inclusione.

Non sempre chi vince è un idolo
Ma in generale, non è detto che il pilota che vince sia automaticamente amato dalle folle, anzi. Non è raro vedere piloti vincenti che vengono fischiati tanto da faticare a parlare nelle interviste post-gara. Alcuni per un carattere schietto e "ruvido", altri perché abbracciano in pieno il ruolo dell'antieroe.

31 Gen [15:33]

Le piste della NASCAR
Filosofia ovale, ma non solo

Marco Cortesi

Dopo aver analizzato le basi del campionato, e le sue vetture, Continuiamo ad analizzare il mondo delle gare NASCAR come preview del campionato in partenza questo weekend a Los Angeles. E' ora il momento di parlare dei circuiti. 

Ma si corre solo sugli ovali?
La maggior parte delle gare NASCAR si svolge su piste ovali di varie forme e dimensioni. Gli ovali sono, come dice il nome, tracciati circolari, sui quali si corre sempre in senso antiorario (deriva dalle gare dei cavalli). Gli ovali sono nati a inizio secolo. Attualmente, un ovale (Milwaukee) è la pista attiva più antica al mondo, aperta nel 1903, subito seguita da Nashville. La prima pista permanente dove la NASCAR ha corso è stata Charlotte.

Com'è fatto un ovale?
Gli ovali sono tutti strutturati con un paddock al loro interno, al quale normalmente si accede con un tunnel, e una barriera che delimita la pista all'esterno. Oggi non si usano più i muri esterni in cemento, ma specifiche strutture deformabili in acciaio e materiali sintetici. Da fuori sembrano un muretto, ma sono molto più sicure. Attorno alla pista è installata una rete metallica per proteggere i tifosi (che siedono a pochi metri dall'asfalto). Tale rete è tuttora un rischio per la sicurezza dei piloti, perché può disintegrare una macchina, ma è fondamentale per la protezione del pubblico.

La lunghezza degli ovali va dal quarto di miglio o 400 metri (come la pista costruita nello stadio di Los Angeles e che ospita l'apertura) alle 2.66 miglia o 4,3 chilometri di Talladega. Possono avere due lunghi curvoni e due rettilinei, ma anche una forma a "D", con il rettilineo che è una curva a sua volta. Alcuni, come Richmond e Iowa, sono praticamente fatti sempre in curva. Le vetture sono ricoverate in dei garage costruiti nel paddock, mentre per i pit-stop si fermano in corsia box. Le squadre hanno strutture con torre di rifornimento e postazioni ingegneri. In gara, non tornano nei garage a meno che non ci siano danni importanti da riparare.

Ma che difficoltà c'è se si gira solo a sinistra?
C’è un detto che fa: “Sulle piste stradali, il primo avversario è la pista. Sugli ovali, il primo avversario è il pilota che hai vicino”. La difficoltà principale è data dal fatto che le macchine hanno prestazioni simili, sono tante rispetto alla dimensione del tracciato, e viaggiano a pochi centimetri le une dalle altre. L’enfasi è sulla sfida tra i piloti e sui sorpassi, più che sulla pista. Su una pista stradale, un errore di 20 centimetri in frenata difficilmente può portare a conseguenze. Su un ovale, quasi sempre porta al disastro. 

Va detto però che ci sono anche molti tipi diversi di ovali, con molte tipologie di curve differenti per velocità, raggio, inclinazione, superficie e numero di traiettorie utili. Piste col fondo in cemento, super abrasivo, con inclinazioni variabili, asfalti vecchi di anni o nuovissimi. Dove si frena violentemente o si sta a tutto gas, dove si scalano diverse marce o si sta sempre al massimo. Fino allo scorso anno c'era addirittura una gara su sterrato.

Short Track, la sagra della "bussata"
Fino al miglio di lunghezza, le piste sono classificate come short-track. Poco spazio, accelerazioni violente e tante macchine iniseme portano a molti contatti e spettacolo. Alcune sono piatte, altre hanno curve molto inclinate. Ad esempio, Bristol, un vero e proprio stadio da 150.000 posti, ha inclinazioni che arrivano ai 30°. Pratica normale è il "bump and run", colpire leggermente il paraurti della vettura davanti per spostarla all'esterno e infilarsi. Normalmente su queste piste i contatti sono abbastanza tollerati. 

Tra l'altro, sugli short-track si è iniziato a correre anche sul bagnato, ma solo quando c'è poca acqua e non si formano nuvoloni.

Gli ovali medi, fatti con lo stampino
Dal miglio alle due miglia di lunghezza, si hanno gli ovali intermedi. Dato che offrivano buono spettacolo, negli anni se ne sono costruiti diversi simili, da 1 miglio e mezzo e inclinazione progressiva (più stai in alto, più strada fai, ma più vai veloce). Questi ultimi sono ironicamente definiti "cookie cutter tracks", o piste fatte con lo stampino.

Il regno della velocità
Esistono poi due Superspeedway, Talladega e Daytona, dall'inclinazione oltre 30 gradi e rettilinei lunghissimi, e dove le potenze devono essere ridotte con un restrittore. Le macchine viaggiano in gruppo, sempre incollate, e i giochi di scia-spinta-blocco sono portati all'estremo. Per vincere in volata, serve quasi sempre avere un "partner" che spinga il paraurti. Su queste piste le medie sono superiori ai 300 orari, e gli incidenti solitamente enormi. In ogni gara c'è almeno un "big one", un maxi-incidente che coinvolge più di 10 macchine.

Daytona è il tracciato più iconico della serie. Originariamente, le corse si disputavano sulla spiaggia, in mezzo ai tifosi. In un Hotel di Daytona è stata fondata la NASCAR, e la Daytona 500 è la prima, più "ricca" e più importante gara dell'anno. Esistono anche ovali che si collocano a metà delle caratteristiche, come Atlanta e Indianapolis. 

Circuiti stradali e cittadini
Infine, ci sono le piste stradali. Fino a qualche anno fa erano solo due: Sonoma e Watkins Glen, entrambe le piste usano configurazioni semplificate. Recentemente, gli stradali sono aumentati per diversificare maggiormente e "catturare" nuovi fans. Si va anche a Austin, e sul "Roval". Si tratta della parte interna dell'ovale di Charlotte, disegnata per aumentare lo show.  Anche sulle piste stradali si corre regolarmente sul bagnato.

U‍na volta, sui tracciati stradali i piloti NASCAR erano "deboli" e spesso piloti specialisti arrivavano dall'Europa o dall'Endurance in generale facendo la differenza. Oggi, il livello si è alzato moltissimo e tutti i piloti NASCAR hanno incrementato la loro preparazione grazie a coaching, dati, simulatore.

Lo scorso anno, ha debuttato anche una pista cittadina, a Chicago. A dispetto del meteo inclemente, la gara è stata un clamoroso successo di pubblico e critica, e si sta pensando di allargare ulteriormente gli orizzonti. Negli anni, le serie top della NASCAR hanno corso anche in Messico, in Canada e, per esibizione, in Giappone e Australia. Ora sembra che si voglia tornare fuori dai confini americani. 




30 Gen [11:08]

Le macchine della NASCAR
Tante auto e conti salati

Marco Cortesi

Dopo il primo capitolo della nostra
guida alla NASCAR per i nuovi appassionati, riguardo gli aspetti generali, analizziamo le auto che corrono nel campionato di vertice. Le vetture della NASCAR Cup Series hanno subito una rivoluzione negli ultimi anni. Nelle precedenti generazioni, usavano tecnologie piuttosto datate, e le squadre potevano autoprodurre molte componenti, con una competizione feroce e costosissima. Materiali ricercati, gallerie del vento 24 ore su 24, pezzi che viaggiavano con jet privati. Per ridurre i costi, e rendere il concept più moderno, si è passati a una filosofia diversa. 

Oggi, le macchine NASCAR adottano un singolo telaio, e quasi tutte le componenti devono essere acquistate da dei monofornitori. I telai sono stati progettati dall'italiana Dallara. Ci sono tre diversi modelli in gara, Ford Mustang, Chevy Camaro e Toyota Camry. Le differenze tra l'una e l'altra sono rappresentate dal motore e dalla veste aerodinamica, che deve richiamare il prodotto di serie.

Come abbiamo spiegato, le macchine di questo tipo, anche delle serie minori, sono definite stock car, dato che agli inizi, si doveva correre con auto di serie. L'estetica è però  oggi l'unica cosa che rimane lontanamente "stock" nel concetto di stock car.


Caratteristiche di base
Le macchine sono lunghe quasi 5 metri (492 cm), larghe due metri, alte 128 centimetri e pesano 1451 kg a vuoto. Un po' più grandi e pesanti di una vettura turismo europea, ma più corte di una F1. Le velocità massime superano i 320 chilometri orari sulle piste più veloci. 

Il cambio è un sequenziale manuale a sei rapporti (contro i quattro precedenti ad H). Le sospensioni sono indipendenti (le posteriori prima avevano un assale rigido) e i cerchi sono da 18" con un monodado (prima erano 15" con cinque bulloni). Il telaio è tubolare, con strutture in composito per assorbire gli urti, e con le parti anteriori e posteriori sostituibili. L'adozione del cambio a 5 marce è stata tra gli elementi più criticati perché, avendo più rapporti, è più facile recuperare eventuali errori scalando in uscita di curva. 

Motori V8 da 670 cavalli
I motori sono V8 da circa 5.8 litri e 670 cavalli. Sono a iniezione (a corpo farfallato) e alimentati con una miscela di benzina verde (85%) ed etanolo derivato dal granturco (15%). I motori vengono preparati da quattro strutture. Per Toyota e Ford c'è un solo fornitore (rispettivamente Toyota Racing Development e Roush-Yates), mentre per Chevrolet, la marca più presente sulla griglia, ce ne sono due, ck ed ECR. 

Su alcune piste, quelle più veloci in particolare, le vetture vengono limitate nella potenza e nell'aerodinamica, perché sarebbero troppo veloci, o per migliorare lo spettacolo. La NASCAR interviene anche sulle mescole delle gomme per cercare di creare un pacchetto sicuro e spettacolare per ogni tracciato. A Daytona, ad esempio, la potenza è di 510 cavalli, con un lungo spoiler posteriore che fa da "paracadute". Altri circuiti hanno limiti differenti. 

Tante macchine e conti salatissimi
La conseguenza di questo controllo su costi e prestazioni, e del fatto che si corra su ovali, sono performance molto simili tra una macchina e l'altra con distacchi microscopici. Ciò rende fondamentale la ricerca su ogni dettaglio. Anche se una vettura può costare meno di 300.000 dollari, il budget delle squadre di vertice è intorno ai 15 milioni di dollari a pilota l'anno.

Altro elemento fondamentale sono le livree, spesso colorate e fantasiose, e oggetto di un vero culto. Con vetture così grandi, i designer hanno la libertà di creare, e i risultati sono i più disparati.



Le tre case automobilistiche supportano alcune delle squadre con contributi economici e anche ingegneristici (ad esempio offrendo i loro simulatori). E' possibile correre anche senza un legame, comprando i vari pezzi, ma è molto difficile essere competitivi in questo modo. Le strutture di vertice hanno oltre 500 dipendenti (in basso, la sede del team Hendrick), strutture enormi, spostano i membri del team con jet privati. 

Ogni team (inteso come pilota/numero di gara) può avere fino a sette vetture contemporaneamente tra cui scegliere per il suo pilota. Alcune vengono pre-ottimizzate, ad esempio per gli stradali, o gli ovali corti, ma restano di fatto la stessa macchina. In teoria, si potrebbe usare una sola auto in tutto l'anno, anche se non sarebbe la scelta più comoda. Fino a qualche anno fa, ogni pilota poteva avere più di 15 vetture disponibili contemporaneamente, e c'erano importanti differenze tra una tipologia e l'altra (ad esempio per stradali e ovali corti). Anche questo aspetto è stato calmierato per ridurre i costi.

A parte quelli dedicati alle gomme o richiesti dall'organizzazione, i test sono vietati. 

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