6 Gen [10:45]
Le dieci possibili storie del 2026
Qualche nome da tenere d'occhio
Davide Attanasio
L’usanza della calza, nel giorno dell’Epifania, è sicuramente comune in Italia, ma probabilmente non è la stessa cosa a tutte le latitudini. E allora, noi di Italiaracing abbiamo deciso di raccontare dieci possibili storie che, forse, per i dieci piloti di cui si tratterà, nel caso in cui dovesse avverarsi lo scenario migliore possibile, esso potrà valere ben di più di dolciumi e, questo di sicuro, della nera carbonella. Ma bando alle ciance, cominciamo.
Salim Hanna
Nel Paese della nazionale di calcio dei “Cafeteros”, la Colombia, le pagine più significative di storia nel mondo del motorsport sono state finora scritte dalla famiglia Montoya. Juan Pablo, il capostipite, ha regalato ai suoi connazionali momenti apparentemente impensabili, arrivando vicino al titolo in F1 nel 2003, mentre suo figlio, Sebastián, nella scorsa F2 si è sorprendentemente messo alle spalle il suo compagno di squadra Gabriele Minì, e nel 2026 ripeterà per un secondo anno con il team Prema. L’influenza dei Montoya, in Colombia, è così grande che anche Salim Hanna, nato a Barranquilla il 20 novembre 2009, ne è stato investito pienamente, tanto che Juan Pablo è suo mentore dagli anni del kart. Dopo un’annata di buonissima fattura nella F4 italiana, che lo ha visto ottenere la palma di miglior rookie del campionato, e un’apparizione dominante nel round speciale della F4 inglese a Silverstone, Hanna è stato subito promosso in Formula Regional nel 2026. Gli avversari non mancheranno, e non si chiederà al 16enne di vincere. Quella responsabilità ce l’avranno altri. La qualità migliore di Salim, nel 2025, è stata senz'altro la costanza. E chissà se sarà proprio quella, la freccia che il “barranquillero” potrà scoccare per regalare alla Colombia una nuova storia.

Alex Ninovic
Vincere, anzi dominare il GB3, campionato più o meno equiparabile alla Regional europea, e non venire promosso in Formula 3… possiamo dire che dev’essere stata dura da mandar giù per Alex Ninovic (nella foto sopra), 18enne di Sydney ma serbo di radici che nel 2026 si sposterà proprio nel campionato organizzato dalla FIA e da ACI Sport, che correrà con quel team Rodin con cui è legato sin dall’inizio della sua avventura nelle monoposto. Non sono bastati 524 punti, nove vittorie, undici podi e dieci pole per il salto di categoria. Forse, piuttosto che disputare un’annata in F3 con una squadra di media-bassa fascia, si è preferito aspettare un’occasione più propizia per non ripetere ciò a cui sono andati incontro Callum Voisin e Louis Sharp, vincitori del GB3 prima e poi protagonisti di un percorso difficile al debutto in F3. Il rischio, però, è notevole: se è vero che con la nuova Tatuus T-326 tutti partiranno da un foglio bianco, l’esperienza nella serie di squadre come Prema, R-Ace e Trident (Rodin è al debutto) dovrebbe far squillare qualche sensore di allarme. La pressione è e sarà indubbiamente molta. Nel motorsport e nella vita si fa presto a dimenticare. Al contrario, dovesse vincere anche la Regional, allora nessuno potrà (e dovrà) ignorare Ninovic per un posto in F3 nel 2027.
Evan Giltaire
Intercettato da Italiaracing nel corso dell’ultimo appuntamento del Regional a Monza, a domanda: “Nel 2026 farai ancora la Regional?” è seguita risposta: “No, sicuramente no. Molto meglio…”. Lì per lì, quel “meglio” poteva significare F3, ma per un motivo e per un altro (soldi) il campione della Regional Middle East 2025, uno dei profili più interessanti in assoluto, non ha avuto e non avrà spazio da quelle parti. Ma forse, per il transalpino, le idee erano già chiare. E puntavano dritto al Giappone, dove Giltaire, nel mese di dicembre, ha più che ben figurato con il team B-Max nei test che la Super Formula Lights ha tenuto sul circuito di Suzuka. Manca ancora l’ufficialità, ma solamente quella. Così come per i piloti giapponesi l’adattamento nel Vecchio Continente può risultare difficoltoso, anche per un pilota europeo spostarsi verso oriente è una sfida non indifferente. Le abitudini, neanche a dirlo, sono radicalmente differenti, e poi c’è la barriera linguistica: dubitiamo che il 19enne di Senlis sappia il giapponese. Ma se c’è una cosa che gli riesce, quella è guidare monoposto. E vincere. Evan si è preso un rischio, ma allo stato attuale della sua carriera non poteva che prenderselo. E dovesse vincere questa scommessa, è probabile che si spalancherebbero le porte della Super Formula.

Deagen Fairclough, Reno Francot, Jules Roussel
Tre piloti diversi, che vivono tre fasi radicalmente diverse delle loro carriere, i quali piani futuri non sono ancora stati definiti. Il primo, il 19enne Fairclough, nel 2024 aveva dominato “in stile Ninovic” la F4 britannica, e nel 2025 è sì arrivato terzo nel GB3 (a 151 punti da Ninovic), ma non è mai davvero sembrato lui. L’unica “consolazione”? Il test con l’Aston Martin F1. Dovesse avere una seconda chance, Fairclough non potrà lasciarsela scappare. Il secondo, Reno Francot (nella foto sopra), è ormai diventato il massimo esperto delle Tatuus F4, ma a 18 anni, oltre che a diventare maggiorenni, è tempo di iniziare a capire cosa si voglia fare da grandi. Il suo primo assaggio con la Regional è stato incoraggiante, vedremo. L’ultimo profilo, Jules Roussel, ha sfruttato come meglio non avrebbe potuto l’occasione della vita, vincendo il Gran Premio di Macao F4. Il suo 2025, comunque, era già stato positivo: terzo nella F4 francese al suo secondo anno nella serie. Diciannove anni, Roussel è un pilota ancora da inquadrare: sicuramente ha del potenziale, ma fino a che punto potrà alzare la sua asticella? La sensazione, per il futuro, è quella di un buon pilota, ma non di un grande pilota. E però la “chance Macao” - che lui si è ampiamente meritato - gli ha regalato un credito che non dovrà scialacquare.
Niccolò Maccagnani, Tommy Harfield
Da una parte, forse, il pilota che ha percorso più chilometri di test tra i suoi coetanei (indice di un’ampia disponibilità economica), dall’altra il pilota che quasi non riusciva a finire il campionato di F4 britannico per mancanza di fondi. Hanno gareggiato insieme di recente, nel Formula Trophy, e parliamo di Niccolò Maccagnani e Tommy Harfield. Maccagnani, come dicevamo, ha forse avuto a disposizione il programma di formazione che tutti i piloti vorrebbero avere. Ha girato a ripetizione sui circuiti di tutto il mondo, con vetture di vario taglio, e questo ormai da qualche anno, e dal primo gennaio è ufficialmente junior Ferrari. Le sue prime gare in monoposto sono sì state buone, ma non “dirompenti” come qualcuno poteva attendersi. Nel 2026, con la corazzata Prema, disputerà la F4 italiana. Ed è già un anno da dentro o fuori. Da grandi poteri, come è noto, derivano grandi responsabilità, e Maccagnani dovrà esserne subito all’altezza. Harfield, invece, non ha ancora comunicato nulla circa i suoi piani futuri, ma la disputa del Trophy potrebbe suggerire che qualche fondo sia effettivamente entrato. Pilota estroso, dal piede pesante, apparso in netta crescita appuntamento dopo appuntamento, con il giusto supporto potrebbe davvero regalare spettacolo.
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Noah Killion, Alp Aksoy
In ultima analisi ecco i profili di Noah Killion e Alp Aksoy (nella foto sopra). Malgrado la loro giovanissima età (30 marzo 2010 Killion, 10 ottobre 2010 Aksoy), hanno già vinto, rispettivamente, i campionati di F4 australiana (formalmente AU4) e Formula Trophy, e nel 2026 gareggeranno nella F4 italiana con US Racing (Killion) e Prema (Aksoy). Indubbiamente sono due profili da tenere sotto grande considerazione, sebbene dall’australiano Killion, assai promettente in alcune delle sessioni di test a cui ha preso parte negli scorsi mesi, ci si aspettava qualcosa di più proprio nel Formula Trophy che invece Aksoy ha essenzialmente dominato. Specialmente in qualifica, Killion è sembrato ancora distante dalla sua miglior versione, mentre in gara si è reso più volte protagonista di rimonte da capogiro. Aksoy, al contrario, è subito stato competitivo, e la Turchia è già con gli occhi fissi su di lui. I turchi, già di per sé, sono noti per la loro “esuberanza” quando si tratta di supportare un loro connazionale; figuriamoci per uno sportivo in una disciplina in cui non hanno mai di fatto avuto rappresentanti di spicco. Ecco, tutti gli indizi ci portano a dire che Alp potrebbe davvero avere le credenziali per diventare un pilota di prim’ordine: a questo proposito, la “selezione naturale” della F4 italiana ci potrà aiutare di più.