18 Mag 2007 [11:29]
La vendita di Chryslet da parte di Daimler ai raggi X
E' arrivata, al termine di un'avventura iniziata nel 1998, la cessione di Chrysler da parte del gruppo Daimler. Ad aggiudicarsi l'asta, un fondo di investimento tra i più importanti al mondo, la Cerberus Capital Management, L.P. In realtà più che di un acquisto si tratta di un accollo: i 7.8 miliardi di dollari ricevuti in cambio dell'80% delle azioni del gruppo di Detroit saranno reinvestiti a vario titolo nell'azienda, per pagarne i debiti e per "regolarizzare" un flusso di cassa decisamente negativo. In altre parole, Mercedes non solo non incasserà nulla, ma dovrà pagare svariati oneri riguardanti l'operazione, uscendone sostanzialmente in negativo. E ancor più in negativo, ovviamente, pensando ai 36 miliardi di dollari pagati originariamente, più le ricapitalizzazioni e gli investimenti fatti e non andati a buon fine.
A convincere il gigante di Stoccarda, le gravi prospettive di perdita mostrate con le ultime trimestrali e la necessità di mettere in atto un'opera di ristrutturazione molto più radicale di quelle finora tentate. Il mancato ricorso alle sinergie, additato come causa principale della crisi, ne è però solo una componente, pur importante. Che in casa Daimler la sinergia non sia il primo pensiero è semplicemente deducibile dal listino Mercedes: tantissimi modelli diversi, commercialmente sovrapposti, e con pochissime componenti in comune. Cosa che può avere un senso con un mercato di alta classe, in cui esclusività e ricercatezza sono punti di forza, ma che crea problemi quando, ed è il caso di Chrysler, Dodge e Jeep, occorre ridurre i prezzi ed aumentare la qualità per reggere ad una concorrenza spietata. A dare il colpo di grazia alla fusione è stata però, e soprattutto, la devastante situazione a livello di costi di lavoro e previdenziali, vero e proprio tallone d'achille dei giganti a stelle e strisce, tale da richiedere un'opera di ristrutturazione molto più radicale di quelle finora tentate. Un lavoro che richiede un fine cesello sul piano politico e di sindacato.
Un lavoro che Cerberus, a differenza di Daimler, potrà affrontare con buone possibilità di successo, viste le personalità di spicco impegnate: Presidente del gruppo è l'ex Segretario del Tesoro di George W. Bush, mentre a capo delle operazioni si trova Dan Quayle, vicepresidente USA tra l'89 ed il 93. Proprio la politica potrebbe essere quindi l'arma vincente per Chrysler; senza più debiti, con molte idee sul tavolo e liberata da una parte di costi in eccesso, la situazione potrebbe normalizzarsi nel medio periodo. A dare valore aggiunto, l'interazione con GMAC (servizi finanziari), ex fiore all'occhiello di General Motors, comprata proprio dal gruppo fondato da Drexel Burnham Lambert. L'esempio, sotto gli occhi di tutti, è proprio un'altra ex controllata Daimer, Mitsubishi, ritornata in utile nel terzo trimestre 2006 grazie non solo al taglio di posti di lavoro, ma anche ad una gestione oculata e ad una ritrovata brillantezza commerciale.
E anche in questo caso ad essere protagonista è stato un fondo. Che un mutamento fosse in atto nell'industria automobilistica era chiaro, ma ora è arrivata la conferma del vero potere delle "Equity Firms", sempre più snodo fondamentale nella gestione di ex colossi industriali. Meno famiglie e più controllo dei costi, quindi, per reagire alla super-efficenza dei concorrenti, con però più potere alle persone e alle idee, possibilmente non imposte da un proprietario straniero, ma messe in atto da una realtà nazionale, più incline a comprendere le esigenze del mercato e maggiormente inserita nelle dinamiche di lavoro da gestire. Una strada, che, fatti i debiti paragoni, ha portato buoni frutti anche nel belpaese...
Marco Cortesi