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19 Ott [1:14]

Mazepin non fa sconti a se stesso
"L'autostima scende agli inizi in F1"

Massimo Costa - XPB Images

E' molto interessante l'intervista che Nikita Mazepin ha rilasciato alla Gazzetta dello Sport. Il pilota russo del team Haas è noto da anni per avere un comportamento spesso fuori dalle righe in pista. Ma anche nel paddock. Ricordiamo, per esempio, quando ne 2016 dopo un turno di prove libere del "vecchio" FIA F3 a Budapest, prese a cazzotti in volto Callum Ilott (occhio nero per lui), reo di averlo ostacolato (chi scrive era presente e vide pure gli scatti fotografici che circolavano, ma vennero "oscurati" dagli organizzatori del campionato). Si trattava, come detto, di prove libere in cui il risultato non contava nulla, eppure... Tutto venne più o meno insabbiato, la punizione a Mazepin fu minima davanti alla gravità del fatto che avrebbe dovuto comportare, quanto meno, il ritiro della licenza. Ma la famiglia era di fatto proprietaria del team Hitech, si temeva una reazione come il ritiro della squadra e queste cose qua. La FIA, senza polso, ne uscì malissimo.

Mazepin ha poi proseguito la carriera in GP3 e F2 e se non ha più preso a cazzotti gli avversari per futili motivi, li ha presi a ruotate. Non si contano le manovre scorrette commesse in Formula 2 e abbiamo visto tutti recentemente i suoi comportamenti al volante della Haas nel Mondiale F1. Nella intervista al quotidiano sportivo italiano, Mazepin cerca di apparire come il bravo ragazzo incompreso, e pur mostrando anche un lato nobile, qualche scivolata non è mancata. Significativa questa sua visione: "Ho completato i quattro anni in lingue e economia alla MSU, l’università di Mosca. E ho cominciato un Master di due anni. Voglio continuare l’attività di famiglia nel business. La vita è una maratona, non uno sprint. Per molti qui nel paddock la vita farà un passo indietro dopo la F1, io spero di restare sempre al livello della stessa corsia preferenziale di adesso". Gli altri 19 piloti di F1 inizino a preoccuparsi, il loro futuro sarà terribile e non all'altezza del ragazzo che si è laureato all'Università di Mosca.



"Il novantanove percento delle persone che parlano di me lo fa in base a quel che vede in tv o sui social, non mi ha mai incontrato", ha proseguito Mazepin. "La loro opinione è totalmente irrilevante. Ho avuto la fortuna di crescere con genitori, e in generale una famiglia, molto unita. La loro è l’unica opinione che per me conta. Ho fatto errori e ne continuo a fare, come accade a tutti, e la fortuna di cui dicevo è che quando mi succede mi prendo una sberla e mi viene detto di non farlo più. Così imparo e miglioro. Sono sicuro di poter dire sempre, ogni giorno, di essere meglio di quel che ero ieri". Ce lo auguriamo tutti, sinceramente.

La sua prima stagione in F1 è certamente molto complicata: «Sicuramente sì. Ho avuto dei test pre-stagione molto incoraggianti. Poi, sono cominciati i problemi, la nostra velocità è scarsa. È difficile pensare che puoi fare qualcosa di più solo se qualcuno si ritira. Del resto, gli inizi in F1 ti fanno scendere l’autostima, e ci vuole un po’ per ritirarla su. È dura, ma in fondo è la vita ad essere difficile".

Del suo rapporto con il compagno di squadra Mick Schumacher, numerosi gli screzi in pista, dice: "La relazione è positiva. Abbiamo avuto qualche incomprensione, ma è normale, siamo due giovani che provano ad avere una lunga carriera in F1. Ci conosciamo da tanto, sappiamo come trovare il modo di lavorare insieme". E poi aggiunge: "Quando avevo cinque, sei, anni, guardavo solo Michael Schumacher. Volevo essere lui. Da grande ho cominciato ad ammirare Lewis Hamilton per quello che fa in pista, ma soprattutto perché è stato il primo a farci vedere che non c’è solo quello. Che si può fare molto altro, coi suoi interessi con la moda, la beneficenza. Il mio eroe è Michael, il mio essere umano modello è Lewis".



Uno dei lati positivi di Mazepin lo abbiamo conosciuto a Sochi, la gara di casa, dove ha portato nel paddock un ragazzo disabile: "Si chiama Makar. Ha una paresi molto severa. Volevo che avesse una bella esperienza e volevo sensibilizzare la gente sui problemi delle persone come lui. Con una fondazione abbiamo iniziato una raccolta fondi. Io raddoppierò la cifra raccolta per Makar. Lo faccio per dare visibilità alla fondazione. Ma poi, non farò più pubblicità alle attività benefiche", posizione assolutamente condivisibile.

Mazepin qualche settimana fa aveva detto che suo padre poteva avere la forza di acquisire un team di F1, del resto ci provò già nel 2018 tentando di rilevare la Racing Point, poi finita a Lawrence Stroll: "Esattamente. Nessuno avrebbe immaginato quel che è accaduto negli ultimi due anni. Quindi può succedere di tutto, anche quello". Parole dolci per George Russell: "«È difficile essere amici con altri piloti, ragazzi che farebbero qualsiasi cosa per batterti. Ma è il nostro lavoro. Ho un buon rapporto con George e ho molto rispetto per tutti". La sua carriera in F1 sarà sicuramente lunga considerando la forza economica di cui dispone, non ci resta che augurargli di poter migliorare costantemente e di compiere significativi progressi, monoposto permettendo.



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