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28 Set [21:38]

Palou sulla vetta dell'IndyCar
Campos, Dixon e la... visione di Ganassi

Marco Cortesi

Alex Palou, who else? Il neocampione dell'IndyCar è giustamente sulla bocca di tutti. A 24 anni, oltre ad essere il primo spagnolo a conquistare il titolo, è anche il primo pilota sotto i 25 ad ottenere il massimo risultato... dai tempi di un certo Scott Dixon. E proprio Dixon è uno dei primi pensieri di Palou, che con la sua consueta modestia non ha nascosto di avere imparato molto dal campionissimo neozelandese. "Arriva da un altro pianeta" ha spiegato. Ma quest'anno, grazie a tre vittorie e soprattutto alla capacità di far punti e piazzamenti, Palou messo il turbo anche contro il blasonato compagno. Non è detto che sia un calo. Come dice il neocampione. "Da lui ho imparato molto. Andare più forte, risparmiare le gomme, il carburante, pensare di più mentre sono in macchina. Non c'è nessuno che gli si avvicini. E' il più completo."

Nel suo passato viceversa, Palou è spesso stato indicato come uno dai grandi acuti ma dalla poca continutà. Tuttavia, va riconosciuto che raramente ha potuto preparare una stagione con la stessa "potenza di fuoco" dei migliori avversari, prendendola da lontano e con un top-team. Così, con programmi nati facendo quadrare la situazione, o con tempi e sicuramente budget non ottimali, il suo talento è emerso solo quando c'erano le possibilità. Quando magari qualche variabile arrivava a livellare le disparità. Ad esempio, sul bagnato.



Indianapolis rivela il talento da "racer"
Quando la chance di fare tutto bene, "da top-team" si è materializzata, Palou è arrivato puntuale all'appuntamento. Non solo. Ganassi dice che infrangerà molti record. Ma per farlo, Alex sente di dover migliorare. "Devo essere più veloce. Non sono il più veloce. Devo provare a preparare tutto meglio. Tante piccole cose che arriveranno con l'esperienza". In Giappone, ha imparato tanto, soprattutto dal fatto di aver perso il campionato. "Ho imparato ad essere sempre positivo. E' l'unico modo in cui puoi ottenere il meglio da te stesso e da chi sta intorno."

Ed è vero che Palou ha fatto un'ottima stagione, ambientandosi subito in una grande squadra, qualcosa di non così scontato viste le pressioni e le complicazioni strutturali. Ma ciò che ha convinto tutti di trovarsi davanti a qualcuno speciale è stato il secondo posto a Indy. Palou è arrivato con la stessa sfrontatezza di un Montoya o di un Alonso. Senza patemi, per dare il massimo. E ha lottato per la vittoria a pieno titolo, di piede e di testa, senza giochi strategici. Si è trovato a lottare contro un mostro d'esperienza come Helio Castroneves che non gli ha lasciato scampo. Ma non capiterà molte altre volte.



"Hanno visto qualcosa in me, e non ho ancora capito cosa!"
Nel giorno dopo il trionfo, il pensiero corre anche ad Adrian Campos: "E' stato lui a portarmi alle monoposto. Avrei fatto un altro anno in kart, e poi ancora kart. Non pensavo che correre in monoposto fosse nemmeno possibile. Mi ha dato un'opportunità. Penso che oggi sarebbe felice e orgoglioso." L'altra opportunità l'ha tirata fuori dal cilindro Ganassi: "Ha visto qualcosa, e non so nemmeno cosa. Ha fatto un investimento, mettendo sotto contratto uno che aveva solo un podio. E basta. Io non stavo facendo nessun risultato straordinario, cercavo solo di fare del mio meglio. La cosa straordinaria è che siano riusciti a vedere qualcosa in me."

Ora, il tempo di un ritorno in Spagna, per riabbracciare la famiglia, e poi si tornerà a spingere. "A febbraio si riparte da zero. Non sarò più il campione. Condividerò con la squadra tutte le informazioni che posso per renderla più forte." Lo farà ancora con il numero 10, che usa sin dal kart. Palou ha rinunciato al numero 1, quello dei campioni. Non è il primo a farlo. C'è un altro che abitualmente rinuncia al numero 1 per tenersi l'amato 9. E' lui. Proprio lui, Scott Dixon. Se tanto dà tanto, è nata una stella.

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