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27 Mag 2021 [17:06]

Sarà il prossimo americano in F1?
"Pochi piloti USA ci provano davvero"

Jacopo Rubino

Dal 2017 c'è una proprietà americana, quella di Liberty Media. E poi c'è il team Haas, il Gran Premio sul circuito di Austin e quello di Miami che si aggiungerà in calendario dal 2022. Dagli Stati Uniti la Formula 1 vorrebbe anche un pilota, e il piano è di riaverne uno nel giro di due-tre anni, come confermato di recente dal boss Stefano Domenicali. Jak Crawford oggi è forse il candidato migliore: giovanissimo, membro del vivaio Red Bull, già capace di mostrare ottime cose. Nel 2020, all'esordio agonistico in Europa, si è ad esempio laureato vicecampione della F4 tedesca. Quest'anno si alterna tra FIA Formula 3 ed Euroformula Open, proseguendo la sua scalata.

Perché sì, la F1 è davvero nel mirino, come lo stesso Crawford ci ha raccontato: "Questa è l'idea, ovviamente. Sarebbe fantastico, anche perché pochi americani ci provano davvero, visto che venire in Europa e avere successo non è semplice. È bello che il campionato si stia aprendo maggiormente agli USA. Sarebbe un sogno disputare una gara di Formula 1 davanti ai miei connazionali, rappresentando il mio Paese".

Per arrivare lassù, intanto, bisogna superare le sfide di oggi: Crawford in Euroformula è stato il principale protagonista del weekend a Le Castellet, con pole-position, due vittorie e un secondo posto. È iniziata la sua caccia al capoclassifica Cameron Das, altro americano e compagno nel team Motopark, dopo aver saltato gara 1 e gara 2 a Portimao in attesa dei 16 anni di età minima per la licenza. Da alfiere Hitech in Formula 3, invece, Jak ha portato a casa due punti nel round di apertura a Barcellona, ma vuole di più.



"A fine stagione in Formula 3 vorrei chiudere nei primi cinque o addirittura nei primi tre. Abbiamo il potenziale per riuscirci, dobbiamo solo concretizzare maggiormente. In Euroformula invece l'obiettivo è il titolo: il mio compagno ha un grosso vantaggio, ma ci proverò", ci ha confermato. Lo stesso doppio impegno tra F3 ed Euroformula, nel 2019, la Red Bull lo ha allestito per Yuki Tsunoda, l'ultimo junior lanciato nella serie regina.

"Sono contento di affrontare due categorie nella stessa stagione, con monoposto dalle caratteristiche diverse. L'idea principale per quest'anno era di abituarmi a vetture ad alto carico aerodinamico e l'Euroformula ha molta downforce, persino più della F3", ha spiegato Jak. "Per progredire, avere a disposizione più tempo in pista significa tantissimo. Affrontare più gare significa accumulare più esperienza, adattando il mio stile di guida a varie situazioni".

In calendario ci sono però due concomitanze: nel fine settimana del 20 giugno e in quello del 24 ottobre, quando la F3 sarà proprio negli States, ad Austin. Su quale fronte vedremo Crawford? "Sono concentrato principalmente sulla F3, l'Euroformula è un impegno complementare: anche se fossi in lotta per il titolo, la priorità andrebbe comunque alla Formula 3, che è più vicina al mondo della F1 dove vorrei correre un giorno", ha messo in chiaro.

Senza il sostegno Red Bull, di certo, immaginare un approdo al vertice sarebbe impossibile: "Mi stanno aiutando tantissimo, ed è l'unico motivo per cui sto correndo in Europa. Contando soltanto sui miei genitori non avrei potuto permettermelo, perché i costi sono elevati". L'ultima domanda è quasi d'obbligo: il consulente Helmut Marko, che gestisce il percorso di tutti i talenti sotto l'ala della multinazionale austriaca, è davvero così temibile? "Personalmente non sento questa grande pressione di cui si parla, si tratta di fare buone prestazioni e di essere veloci, ma non significa che dopo una corsa difficile si venga subito messi fuori. Io desidero essere sempre il migliore, ma non farcela per una sessione, o per una gara, non deve essere la fine del mondo".
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