29 Lug 2026 [14:20]
Perché Lagrue diventa una pedina
importante per il gruppo Red Bull
Massimo Costa - XPB Images
Gwen Lagrue. Chi è costui, si chiederanno in tanti, Francese, 50 anni, è uno dei più apprezzati scopritori di talenti del motorsport, quello a quattro ruote. Lo ricordiamo tanti anni fa mentre era impegnato nella crescita di Esteban Ocon al debutto in Formula, precisamente nella Renault 2.0. Con la nascita delle Academy F1, Lagrue ha giocato un ruolo fondamentale nel programma Junior Lotus Renault finché non ha ricoperto il medesimo incarico per la Mercedes.
Il team di Toto Wolff non aveva una vera e propria Academy, ci ha pensato Lagrue ha creare un sistema vincente e intelligente, culminato con la scelta e lo sviluppo come pilota di George Russell per poi arrivare alla scoperta di Andrea Kimi Antonelli. Lagrue è stato il vero fautore del percorso del bolognese, scelto fin da quando era nel karting e creandogli le basi, il contorno ideale, per maturare, migliorarsi, tutte cose che altrimenti Antonelli non avrebbe probabilmente trovato.
Ora, dopo 10 anni trascorsi in Mercedes, Lagrue va a ricoprire il vuoto lasciato nel gruppo Red Bull da un totem come Helmut Marko, uscito di scena alla fine dello scorso anno. Marko non era solo il responsabile e fautore del programma Junior, bensì era il consulente pesante, molto pesante, dei due team creati dall'amico Dieter Mateschitz. Per il gran boss della Red Bull, intesa come azienda di bevande, Mateschitz appunto, Marko era il suo assoluto referente.
Perché Lagrue sarà molto importante per la Red Bull? Con Marko, si sa e lo abbiamo raccontato decine di volte, il programma Junior era qualcosa di assolutamente apprezzabile, praticamente il primo lanciato da un team di F1. Il progetto era nato attorno al 2005 e Marko sceglieva i giovani sui quali investire per i risultati ottenuti nel karting o dopo una stagione in monoposto, allora era la Renault 2.0 la categoria assoluta di riferimento, organizzando una due giorni di test a Estoril con vetture Renault 2.0.
Poi, la cosa è cresciuta talmente tanto che Marko in quegli anni si è ritrovato ad avere qualcosa tra i 15 e i 20 piloti Junior Red Bull. Una esagerazione. Piano piano c'è stata una scrematura, poi è arrivato il colpo grosso con Sebastian Vettel (in realtà agli inizi era sotto contratto BMW) che ha portato quattro titoli mondiali alla Red Bull, gli stessi conquistati in seguito da un altro azzardo di Marko, Max Verstappen. Queste le perle di mister Helmut, a cui va aggiunto senza dubbio Daniel Ricciardo, meno fortunato dei due sopra citati.
Ma il metodo Marko se ha prodotto e regalato tante soddisfazioni ad altri giovani piloti che in qualche modo hanno raggiunto la F1 e costruito poi una carriera vincente in altre categorie, ha anche provocato tante ingiustizie, se così vogliamo chiamarle. Ragazzini presi e buttati via dopo pochi mesi senza attenderne la crescita, piloti lasciati a lungo in Toro Rosso F1 senza dargli la possibilità di cimentarsi nel team maggiore Red Bull, piloti approdati in Red Bull e poi bruciati dopo pochi mesi o dopo una manciata di gare senza attenderne lo sviluppo. Ragionando più dii pancia che di testa.
Lagrue sembra proprio essere l'uomo adatto per cancellare il sistema aggressivo, eccessivo, risolutivo, di Marko. La competenza di Lagrue, il saper porsi con i giovani, le sue conoscenze nelle categorie minori, la sua capacità nell'individuare quello che potrebbe essere il perfetto elemento per accompagnarlo verso la F1, il saper attendere la crescita dei ragazzi prima di bocciarli, faranno sicuramente la differenza in casa Red Bull. Cambiandone, dopo 20 anni di regno Marko, le abitudini.