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Non solo livrea, la Red Bull svela le
forme della RB22 e il doppio push rod

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18 Gen [13:16]

Non solo livrea, la Red Bull svela le
forme della RB22 e il doppio push rod

Michele Montesano

Sarà vera o sarà un semplice bluff? Red Bull ha ufficialmente svelato la livrea con cui prenderà parte all’imminente stagione di Formula 1. Ma, osservando con maggior attenzione, si è potuto constatare che grafiche e sponsor erano state applicate su una monoposto che sembrava differire dalle classiche showcar viste finora. Molto probabilmente non sarà la vera RB22, che scopriremo più avanti, tuttavia alcune soluzioni tecniche e le relative componenti aerodinamiche potrebbero risultare quelle che vedremo almeno nei test pre stagionali.

Più che un’analisi tecnica, attraverso i rendering forniti da Red Bull si può cercare di intuire quali saranno le aree di maggior interesse e sviluppo sulle nuove monoposto di Formula 1. A sorprendere, qualora verrà confermato sulla vettura reale, è sicuramente l’adozione sull’avantreno della sospensione con schema push rod abbandonando, così, il pull rod usato fino alla monoposto dello scorso anno.



Partendo dal musetto, si nota una sezione stretta che termina a punta affiancata da due baffi che sorreggono i piccoli piloni dell’alettone anteriore. Quest’ultimo, pur presentando un andamento a cucchiaio, sicuramente non è una versione definitiva. Se i profili verticali dell’ala convergono verso l’interno della vettura, le appendici laterali hanno una conformazione che consente di generare l’effetto out wash spingendo il flusso d’aria verso l’esterno delle ruote.

La parte inferiore del muso si presenta più scavata, per cercare di convogliare quanta più aria nel sottoscocca della monoposto andando, così, ad alimentare il fondo piatto, che ricordiamo quest’anno non sfrutterà più l’effetto suolo. Nuova anche la zona attorno gli pneumatici anteriori. Nello specifico le prese dei freni sono leggermente più grandi e prive della soffiatura generata con il passaruota che è stato eliminato. Inoltre anche anche le carenature dei cerchi sono ora più piccole lasciando vedere le razze.



A sorprendere maggiormente è, però, l’adozione dello schema sospensivo push rod sull’asse anteriore. Questo per due motivi, il primo sicuramente aerodinamico per pulire la zona che interessa l’aria della fiancata della monoposto. Il secondo perché le forze che entreranno in gioco saranno più gestibili, visto l’assenza dell’effetto suolo, ciò nonostante si è cercato di mantenere l’anti-dive sull’anteriore. Particolare osservare come il puntone sia posizionato in maniera parecchio arretrata.

Andando verso il corpo vettura si nota quasi un ritorno al passato. Infatti davanti all’ingresso delle pance laterali si può osservare il ritorno di bargeboard simili a quelli visti sulle monoposto pre effetto suolo. Ugualmente anche il pavimento del fondo piatto presenta sia lavorazioni che soffiature usate, fino al 2021, per generare l’effetto sigillo pneumatico e “schermare” il rotolamento delle gomme posteriori.



Se l’imbocco delle pance laterali ha mantenuto la sottile apertura orizzontale, le fiancate presentano ora una forma ancora più stretta e snella nella cosiddetta zona Coca Cola. Lo stesso cofano è ora più attillato per garantire un maggior passaggio di flusso verso il retrotreno. L’airbox è invece dotato di tre elementi, il centrale per alimentare la powerunit, mentre le due canalizzazioni laterali per raffreddare le componenti elettriche e l’ERS.

Il cofano motore, dotato di pinna, termina a megafono per soffiare l’aria calda in corrispondenza del doppio pilone che sorregge l’alettone posteriore. Quest’ultimo presenta un andamento più convenzionale, sebbene rivestirà un ruolo cruciale in quanto il flap mobile, assieme a quello anteriore, verrà utilizzato più spesso rispetto a quanto si faceva finora con il DRS.



Infine la sospensione posteriore resta di tipo push rod, con il triangolo inferiore posizionato in maniera disallineata e più avanzata rispetto al superiore, mentre il puntone si infulcra nella parte alta della scatola del cambio. Tuttavia bisognerà attendere immagini più dettagliate, e magari non rendering, per comprendere appieno i cinematismi. Così come toccherà aspettare ancora per poter osservare l’estrattore del diffusore, come sempre ben celato.

Anche se le immagini viste potrebbero rappresentare solamente un’idea di come sarà la futura RB22, in Red Bull ci hanno fornito diversi spunti sulle aree in cui i vari team potranno andare a lavorare. Pur se a una prima lettura il regolamento del 2026 poteva sembrare più vincolante, all’atto “pratico” si è potuto constare che ci sono ampi margini di manovra. Spetterà ai tecnici ed ingegneri di ciascuna squadra trovare la giusta chiave interpretativa.



15 Gen [15:51]

La McLaren nomina Fornaroli
pilota di riserva e collaudatore

McLaren Racing ha annunciato che il campione FIA di Formula 2 Leonardo Fornaroli, assumerà il ruolo di pilota di riserva del team di Formula 1 per il 2026, oltre a quello di collaudatore all'interno del Programma di Sviluppo Piloti McLaren. Oltre alla partecipazione con Arrow McLaren nel campionato Indycar, Pato O'Ward continuerà a ricoprire il ruolo di pilota di riserva per il team a fianco di Fornaroli.
 
Per il 2026, il McLaren Driver Development Programme sarà composto da Christian Costoya, Matteo De Palo, Leonardo Fornaroli, Ella Häkkinen, Ella Lloyd, Pato O’Ward, Ella Stevens, Dries Van Langendonck e Richard Verschoor. Il programma, guidato dal Chief Business Affairs Officer Alessandro Alunni Bravi, ha l'obiettivo generale di aiutare i piloti a progredire verso la Formula 1, l'IndyCar e l'imminente ingresso del team nel Campionato Mondiale Endurance.

Nel suo ruolo di Pilota di Riserva, Collaudatore e Sviluppo, Leonardo intraprenderà anche un intenso programma di test e simulazioni per favorire il suo sviluppo e fornire un prezioso supporto al team di Formula 1 in un'era senza precedenti di nuovi regolamenti.

Richard Verschoor gareggerà nella European Le Mans Series con il Team DUQUEINE in LMP2, parallelamente a un programma di test su tutti i modelli del portfolio McLaren Racing, mentre il team si prepara per l'imminente ingresso nel Campionato Mondiale Endurance.

Matteo De Palo debutterà nella FIA Formula 3 con Trident Motorsport, compiendo un ulteriore passo avanti nella Formula 1 dopo una stagione di successo nel 2024 come Vice-Campione del Campionato Europeo di Formula Regional.

Ella Lloyd continuerà a gareggiare nella F1 Academy con McLaren e Rodin Motorsport, consolidando la stagione d'esordio in cui si è aggiudicata il premio di Rookie of the Year.

Anche Ella Stevens rappresenterà il team nella F1 Academy con Rodin Motorsport, alla guida della McLaren Oxagon. Alla fine del 2025, il team ha annunciato di voler raddoppiare il suo impegno nell'aprire le porte del motorsport alle donne, aggiungendo una seconda vettura alla serie in collaborazione con NEOM.

Dopo un programma di test di Formula 4 nel 2025, Dries Van Langendonck passerà formalmente alle monoposto, gareggiando nel Campionato Britannico di Formula 4 e nella Formula Winter Series con Rodin Motorsport.

Anche Christian Costoya passerà dal karting a un programma di Formula 4, gareggiando nel Campionato Italiano di Formula 4, nel Campionato Euro 4 e nel Campionato di Formula 4 Middle East per la stagione 2026.

Ella Häkkinen, figlia del due volte campione del mondo F1 Mika, intraprenderà un intenso programma di test su monoposto in Formula 4 in preparazione alla stagione 2027..
 

12 Gen [16:02]

Addio a un grande: Hans Herrmann
che ha scritto (ed era) la storia

Alfredo Filippone

Con Hans Herrmann, spentosi venerdì scorso alla bella età di 97 anni, scompare una figura magari poco conosciuta dalle generazioni di oggi, ma grande ed unica per aver spaziato con successo in tantissimi tipi di gare ed essere stato un trait d’union fra i tempi eroici del dopoguerra e l’avvento dei tempi moderni.

Basti ricordare che Herrmann ha corso e vinto con le Mercedes ‘frecce d’argento’ (quelle vere) nei primi anni ’50, come compagno in F.1 di Fangio, Moss, Kling e Lang, agli ordini del mitico Alfred Neubauer, e si è ritirato dopo aver dato alla Porsche i suoi primi grandi successi nelle gare durata.

Attore e testimone, insomma, di due leggende, una in chiusura e una che si apriva, un percorso che gli ha dato di diritto uno status di monumento nell’automobilismo tedesco. Per quanto fosse vero che ai tempi, i piloti erano polivalenti, pochi possono vantarsi di avere nel proprio albo d’oro personale un podio in Formula 1, vittorie di classe in epiche gare stradali come la Mille Miglia e la Carrera Panamericana, e trionfi assoluti nella grandi gare endurance, dalle 24 Ore di Le Mans e Daytona, alla 12 Ore di Sebring e alla Targa Florio.

Herrmann era nato nel 1928 a Stoccarda, la culla dell’automobile tedesca, e vive un’infanzia e una gioventù segnati dai drammi della storia. Appena compiuti i 17 anni, nel 1945, viene arruolato nelle Waffen SS e mandato a combattere sul fronte negli ultimi scampoli della seconda guerra mondiale, che il Terzo Reich affronta alla disperata mobilizzando i ragazzini.

Nel duro immediato dopoguerra, Hans si ritrova a fare l’apprendista nella pasticceria della mamma, ma appena può si mette a fare il tassista e poi compra una Porsche 356 con la quale si cimenta nelle prime gare, vincendo subito. Poi, passa a una 550 con la quale ottiene la vittoria di classe alla 24 Ore di Le Mans e alla Mille Miglia nel 1953 e l’anno dopo, anche nella Panamericana e di nuovo alla Mille Miglia.

Proprio nella gara italiana è protagonista di un episodio molto commentato ai tempi , quando giunto a un passaggio a livello che si stava chiudendo, si rende conto di non avere lo spazio per frenare, china il capo e accelera, venendo mancato di pochissimo sia dalla barriera che dal treno. Lo scampato pericolo gli valse il soprannome di ‘Hans am Glück’ (Hans il fortunato) che si è portato dietro per sempre.



Fu, quello, un periodo ricco per Herrmann, perchè benchè continuasse a correre in alcune gare con la sua Porsche privata, era già entrato dal 1953 alla corte della grandissima Mercedes. A Neubauer non era sfuggito quel giovanotto veloce e intrepido e lo volle, oggi si direbbe come ‘junior driver’, per affiancarlo a Fangio e Kling nel grande rientro della Casa della Stella in F.1 programmato per il 1954.

Herrmann non delude le attese: segna il giro veloce nella prima gara in Francia, è terzo in Svizzera, quarto a Monza. La stagione successiva, il 1955, inizia con un quarto posto in Argentina, condiviso con Moss e Kling, che lo avevano raggiunto sulla sua vettura dopo il ritiro delle loro, ma un brutto incidente nelle prove a Montecarlo gli procura una lesione all’anca, che lo tiene fermo per alcuni mesi e gli impedisce di correre a Le Mans, nell’edizione nota per l’immane tragedia che costa la vita a ottanta spettatori e sancisce il ritiro della Mercedes dalle gare.



In F.1, Herrmann non ritroverà più un volante decente, disputando saltuariamente una dozzina di GP con macchine private sino al 1966. Rischia grosso nel GP di casa del 1959, disputato sul velocissimo tracciato berlinese dell’Avus, quando la sua Lotus esce di pista, sbatte contro il terrapieno e s’invola. La foto della macchina impennata con Hans accasciato sulla pista dopo essere stato sbalzato dall’abitacolo resta ancor oggi un ‘iconic shot’ di quei tempi.

Orfano di Mercedes, Herrmann si era nel frattempo accasato presso i dirimpettai della Porsche, che mieteva successi di classe nelle gare di durata, ma si andava preparando per l’assalto all’assoluto. Salvo una parentesi all’Abarth (1962-65), anche questa foriera di vittorie con le cilindrate piccole, Herrmann rimarrà fedele alla Porsche, raccogliendo tanti successi di classe, fra cui tre a Le Mans.



Partecipa anche alle prime vittorie assolute della Casa nelle grandi gare endurance: 12 Ore di Sebring e Targa Florio nel 1960, con la 718 RSK, Zeltweg nel 1966 con la 906, 24 Ore di Daytona nel 1968 con la 908, e soprattutto la 24 Ore di Le Mans nel 1970, con la stratosferica 917, insieme a Dick Attwood.

E' quello il primo centro della Porsche nella Sarthe, già sfiorato l’anno prima insieme a Larrousse con la 908, quando Hans perse per appena 120 metri il duello finale mozzafiato con la Ford GT40 di Jacky Ickx, che quell’anno colse il suo primo successo per un soffio dopo aver inscenato al via la sua personalissima protesta contro la procedura di partenza ‘a piedi’ usata sino ad allora.

Mancato pasticciere, Herrmann capì che quel successo riparatore del 1970 era la perfetta ciliegina sulla torta e annuncia il ritiro nel bel mezzo dei festeggiamenti in grande stile con cui la città di Stoccarda omaggia la Porsche, con sfilata della 917 per le vie del centro e ricevimento in municipio. Con sobrietà, dirà soltanto: “Ho promesso a mia moglie che se vincevo a Le Mans, chiudevo, e sono cosciente che la fortuna è stata molto generosa con me, meglio non tentarla.”

Non sapeva che la dea bndata gli avrebbe regalato ancora 55 anni di vita, trascorsi intensamente come tester, consulente tecnico, ambasciatore delle sue due Case del cuore, rispettato e benvoluto da tutti.

7 Gen [12:51]

Audi accende la power unit
Primo passo per il costruttore tedesco

Il team Audi Sauber F1 ha completato con successo l'accensione inaugurale della sua monoposto per la stagione 2026, una pietra miliare significativa nel suo percorso verso il Campionato del Mondo FIA di Formula 1. L'evento, tenutosi presso la sede del team a Hinwil il 19 dicembre 2025, segna la prima volta in cui la Power Unit Audi è stata utilizzata nel telaio, simboleggiando il passaggio dalla progettazione alla realtà dinamica.

L'accensione è un punto di controllo fondamentale in qualsiasi programma di Formula 1, convalidando anni di sviluppo e confermando la corretta integrazione dei componenti principali. Per il progetto Audi F1, è il risultato tangibile di un'intensa collaborazione interfunzionale tra la divisione powertrain del team a Neuburg, in Germania, e il team telai a Hinwil, in Svizzera, nonché il nuovo Centro Tecnico di Bicester, nel Regno Unito.

Con questo obiettivo chiave raggiunto, l'Audi Revolut F1 Team continua i suoi intensi preparativi per la stagione di debutto. Il prossimo importante traguardo del team sarà l'evento di lancio globale a Berlino il 20 gennaio 2026, dove la livrea completa e l'identità in pista saranno presentate ufficialmente in vista della prima sessione di test collettivi a Barcellona a fine mese.

Gernot Döllner, CEO di AUDI AG e Presidente del Consiglio di Amministrazione di Audi Motorsport AG: "Per Audi, l'ingresso in Formula 1 è un elemento fondamentale del continuo rinnovamento del nostro marchio. Questo traguardo è una chiara dimostrazione della nostra ambizione 'All'avanguardia della tecnica'. È il risultato di un lavoro di squadra impeccabile e di una ricerca incessante dell'eccellenza che fungerà da esempio guida per l'intera organizzazione Audi. Questo progetto è un catalizzatore di cambiamento, che promuove orgoglio, identità ed entusiasmo. Con questo avvio, il duro lavoro dei team di Hinwil, Neuburg e Bicester prende finalmente vita, segnando l'inizio di un nuovo entusiasmante capitolo nella storia del motorsport Audi".

Mattia Binotto, Responsabile del Progetto Audi F1: "Un'accensione è sempre un momento speciale, ma questo segna un nuovo inizio. È il risultato tangibile della nostra ambizione collettiva e del lavoro distinto dei nostri team di Neuburg e Hinwil. Vedere tutto insieme per la prima volta conferisce all'intero progetto un'energia incredibile. Abbiamo costruito solide basi per quello che sarà un lungo viaggio, caratterizzato dalla nostra incessante spinta al miglioramento".

Jonathan Wheatley, Team Principal dell'Audi Revolut F1 Team: "Questo avvio di successo è un traguardo fondamentale che convalida la qualità del lavoro e la collaborazione tra tutti i reparti. Dà energia all'intero team e fornisce un obiettivo chiaro mentre ci prepariamo per le prossime fasi di sviluppo, incluso il momento in cui porteremo la vettura in pista per la prima volta. Questo risultato pone l'accento sulla nostra prima gara a Melbourne e costruiremo su queste basi come un unico team unito".


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