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Audi accende la power unit
Primo passo per il costruttore tedesco

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7 Gen [12:51]

Audi accende la power unit
Primo passo per il costruttore tedesco

Il team Audi Sauber F1 ha completato con successo l'accensione inaugurale della sua monoposto per la stagione 2026, una pietra miliare significativa nel suo percorso verso il Campionato del Mondo FIA di Formula 1. L'evento, tenutosi presso la sede del team a Hinwil il 19 dicembre 2025, segna la prima volta in cui la Power Unit Audi è stata utilizzata nel telaio, simboleggiando il passaggio dalla progettazione alla realtà dinamica.

L'accensione è un punto di controllo fondamentale in qualsiasi programma di Formula 1, convalidando anni di sviluppo e confermando la corretta integrazione dei componenti principali. Per il progetto Audi F1, è il risultato tangibile di un'intensa collaborazione interfunzionale tra la divisione powertrain del team a Neuburg, in Germania, e il team telai a Hinwil, in Svizzera, nonché il nuovo Centro Tecnico di Bicester, nel Regno Unito.

Con questo obiettivo chiave raggiunto, l'Audi Revolut F1 Team continua i suoi intensi preparativi per la stagione di debutto. Il prossimo importante traguardo del team sarà l'evento di lancio globale a Berlino il 20 gennaio 2026, dove la livrea completa e l'identità in pista saranno presentate ufficialmente in vista della prima sessione di test collettivi a Barcellona a fine mese.

Gernot Döllner, CEO di AUDI AG e Presidente del Consiglio di Amministrazione di Audi Motorsport AG: "Per Audi, l'ingresso in Formula 1 è un elemento fondamentale del continuo rinnovamento del nostro marchio. Questo traguardo è una chiara dimostrazione della nostra ambizione 'All'avanguardia della tecnica'. È il risultato di un lavoro di squadra impeccabile e di una ricerca incessante dell'eccellenza che fungerà da esempio guida per l'intera organizzazione Audi. Questo progetto è un catalizzatore di cambiamento, che promuove orgoglio, identità ed entusiasmo. Con questo avvio, il duro lavoro dei team di Hinwil, Neuburg e Bicester prende finalmente vita, segnando l'inizio di un nuovo entusiasmante capitolo nella storia del motorsport Audi".

Mattia Binotto, Responsabile del Progetto Audi F1: "Un'accensione è sempre un momento speciale, ma questo segna un nuovo inizio. È il risultato tangibile della nostra ambizione collettiva e del lavoro distinto dei nostri team di Neuburg e Hinwil. Vedere tutto insieme per la prima volta conferisce all'intero progetto un'energia incredibile. Abbiamo costruito solide basi per quello che sarà un lungo viaggio, caratterizzato dalla nostra incessante spinta al miglioramento".

Jonathan Wheatley, Team Principal dell'Audi Revolut F1 Team: "Questo avvio di successo è un traguardo fondamentale che convalida la qualità del lavoro e la collaborazione tra tutti i reparti. Dà energia all'intero team e fornisce un obiettivo chiaro mentre ci prepariamo per le prossime fasi di sviluppo, incluso il momento in cui porteremo la vettura in pista per la prima volta. Questo risultato pone l'accento sulla nostra prima gara a Melbourne e costruiremo su queste basi come un unico team unito".


29 Dic [14:25]

Lambiase, ingegnere di pista Red Bull,
passerà alla Aston Martin con Newey?

Massimo Costa - XPB Images

La stampa inglese nei giorni scorsi ha riportato che Giampiero Lambiase, storico ingegnere di pista di Max Verstappen (dal 2016) nel team Red Bull, sarebbe in seria trattativa con la Aston Martin. Lambiase, inglese di origini italiane, nel 2026 potrebbe ricoprire un ruolo diverso all'itnterno della Red Bull, con maggiori responsabilità tecniche.

L'offerta arrivata dal team di Lawrence Stroll, sembra essere molto più attraente. In Aston Martin infatti, Lambiase potrebbe divenire CEO o team principal, quest'ultimo ruolo affidato al progettista Adrian Newey, come comunicato dallo stesso team qualche settimana fa.

Ma Newey ha più volte ribadito che il suo compito principale è quello di concentrarsi sulla crescita della monoposto che correrà nel mondiale 2026, quindi ecco che potrebbero esserci modifiche nel piano dirigenziale di Aston Martin. Lambiase è cresciuto con Newey e questo è un altro fattore importante da non sottovalutare.

Se ciò dovesse realmente accadere, Verstappen si ritroverebbe senza l'amico e ingengnere di pista con il quale ha vinto quattro mondiali e condiviso ben dieci anni di Gran Premi, ma non troverebbe nel box anche il suo mentore Helmut Marko, allontanato (anche se lui dice dimissionario) dalla dirigenza Red Bull.

Va sottolineato che la squadra con sede a MIlton Keynes, aveva già perso alla fine del 2024 il team manager Jonathan Wheatley, passato alla Sauber in ottica Audi. Hanno cambiato casacca Matt Caller, capo meccanico in Red Bull, che ha seguito Wheatley, e sono in predicato di lasciare la RB Tom Hart (ingegnere), che dovrebbe passare alla Williams, e gli ingegneri Michael Manning e David Mart (motorista).

28 Dic [15:44]

Il record della Gran Bretagna
21 titoli piloti iridati vinti

Massimo Costa

Nessuno come la Gran Bretagna, o Regno Unito, fate voi. Di cosa stiamo parlando? Dei campionati del mondo conquistati per nazionalità, i titoli iridati vinti dai singoli piloti dal 1950, anno della nascita del Mondiale F1, al 2025. Ebbene, il Paese dove ancora vige la monarchia, la fa da padrone assoluto.

Da Mike Hawthorn a Lando Norris, sono ben 11 i piloti britannici capaci di vincere uno o più campionati mondiali di F1 per un totale inarrivabile di 21 corone. Chi sono? Nel 1958 il primo a imporsi è Hawthorn al volante della Ferrari. Poi, quattro stagioni di dominio assoluto tra il 1962 e il 1965 grazie a Graham Hill (BRM), Jim Clark (due volte con la Lotus) e John Surtees (Ferrari).

Nel 1968, si ripete Hill (sotto nella foto), questa volta con la Lotus, e subito l'anno successivo a festeggiare è Jackie Stewart su Matra gestita da Ken Tyrrell. Lo scozzese rivince nel 1971 e 1973 con la Tyrrell. Trascorrono soltanto tre anni e di nuovo un inglese è sul tetto del mondo: James Hunt con la McLaren.



Segue una pausa e si arriva al 1992 quando a vincere il titolo è Nigel Mansell con la Williams. Quattro stagioni e nel 1996 la coppa assoluta l'alza Damon Hill, figlio di Graham, con la Williams. Dopo di che, bisogna attendere il 2008 con il giovanissimo Lewis Hamilton su McLaren, poi subito l'anno dopo è Jenson Button con la incredibile Brawn a prendersi il titolo iridato.

Hamilton rivince nel 2014 e 2015 con la Mercedes, poi ne infila quattro consecutivamente (sempre con la Mercedes), tra il 2017 e il 2020. E si arriva a oggi, con la bandiera britannica che sventola nuovamente su tutti con Lando Norris e la McLaren.

In questa speciale graduatoria, in seconda posizione troviamo la Germania con ben 12 titoli spalmati su tre piloti. Sette i mondiali ottenuti da Michael Schumacher: 1994-1995 con la Benetton, dal 2000 al 2004 consecutivamente con la Ferrari. Poi, ecco Sebastian Vettel, campione con la Red Bull dal 2010 al 2013. Infine Nico Rosberg, vincente nel 2016 con la Mercedes.

Al terzo posto si colloca il Brasile con 8 campionati conquistati grazie a tre piloti: Emerson Fittipaldi (1972 con la Lotus, 1974 con la McLaren), Nelson Piquet (1981 e 1983 su Brabham, 1987 su Williams) e Ayrton Senna (1988, 1990, 1991 su McLaren).

Regge al quarto posto l'Argentina con 5 mondiali tutti vinti da Juan Manuel Fangio nel 1951 su Alfa Romeo, successivamente nel 1954 tra Maserati e Mercedes, nel 1955 su Mercedes, nel 1956 con la Ferrari e nel 1957 con la Maserati.

A quota 4 mondiali ci sono Austria (Jochen Rindt e Niki Lauda con tre), Francia (Alain Prost), Australia (Jack Brabham con tre e Alan Jones), Finlandia (Keke Rosberg, Mika Hakkinen con due, Kimi Raikkonen), Olanda (Max Verstappen).



Finalmente ecco l'Italia, con 3 vittorie, in tempi lontanissimi. Giuseppe Farina su Alfa Romeo nel primo campionato del mondo della storia, quello del 1950 (sopra nella foto), a cui segono i titoli vinti da Alberto Ascari su Ferrari nel 1952 e 1953.

Proseguendo nell'elenco, troviamo la Spagna con due vittorie (Fernando Alonso) come gli USA (Phil Hill e Mario Andretti), mentre con un successo c'è il Canada (Jacques Villeneuve), la Nuova Zelanda (Dennis Hulme) e il Sud Africa (Jody Scheckter).

Ci si potrà chiedere come mai la Gran Bretagna è riuscita ad avere 11 piloti campioni del mondo per un totale di 21 titoli iridati. Proviamo a dare una risposta. Il motorsport è ben radicato nel Paese, la passione per le corse è genuina e non risponde a un singolo marchio come accade in Italia, dove a trascinare è soltanto la Ferrari, i tanti circuiti presenti nell'isola sono sempre affollati per ogni tipo di gare che si svolgono settimanalmente.

In UK c'è una formazione culturale decisamente diversa che accompagna tanti giovani verso il karting e poi a compiere i primi passi in monoposto. E numerosi sono infatti gli inglesi presenti nelle serie dalla F2 in giù. Da sempre, a parte poche eccezione, tutti i team di F1 hanno la propria sede in Gran Bretagna dove esistevano anche costruttori solidi delle formule minori come March, Lola, Ralt, Reynard, Chevron. E anche questo ha avuto un indubbio peso.

Ma dal 2000 in avanti, questi ultimi sono stati spazzati via dalla crescita esponenziale delle capacità industriali italiane che con Dallara e Tatuus hanno via via scavalcato i britannici in tutte le categorie esistenti in Europa, Giappone e USA, lasciando le briciole ai francesi della Ligier, ex Mygale,

Nonostante questo domiinio dei costruttori italiani Dallara e Tatuus, sempre nascosti dall'ombrello Ferrari, a cui va aggiunta anche la crescita nel motorsport del marchio Lamborghini nelle corse per vetture GT (e purtroppo sono spariti marchi storici e vincenti come Alfa Romeo e Lancia), il tricolore in F1 non svolazza e non si impone da tempo immemore. E dire che abbiamo un numero di circuiti belli, difficili, importanti, che nessuna altra nazione può vantare.

Guardando al passato non troppo lontano, ci sono stati anni molto prolifici, grazie alla presenza di numerosissimi sponsor nazionali che avevano portato in F1 anche 12-13 piloti in una sola stagione, con nomi di spicco, e vincenti, quali Riccardo Patrese, Michale Alboreto, Bruno Giacomelli, Andrea De Cesaris ed Elio De Angelis,



Poi, è stato il turno di Giancarlo Fisichella, sopra nella foto, e Jarno Trulli che per almeno 15 anni sono stati presenza fissa nel mondiale. Ma con pochissimi altri connazionali a combattere con loro in pista, segnale iniziale di una situazione prossima alla crisi sempre più evidente. Usciti di scena il romano e i pescarese, ecco il vuoto del motorsport italiano in F1, nonostante i nostri piloti si siamo sempre ben distinti nelle formule minori. Un controsenso.

Negli anni si sono persi molti sponsor, l'interesse è scemato, la federazione italiana ha sempre fatto poco o nulla, chiusa in se stessa e completamente incapace (meglio dire disinteressata) nel valorizzare i suoi ragazzi. Negli ultimi anni però, qualcosa è cambiato nella federazione, l'attenzione verso le formule minori è cresciuta, alcuni giovani sono stati supportati e questo è stato sicuramente un bel passo in avanti. E chissà che ora, con un nuovo giovane presidente di Aci Sport (ancora non insediato) e l'uscita di scena di alcuni pesanti dinosauri, non si possa fare ancora meglio.

27 Dic [11:52]

Prosegue il caso motori, come potrebbe
evolvere la situazione e gli scenari futuri

Michele Montesano

Tutt’altro che in ferie. La Formula 1 anche sotto Natale continua a regalare spettacolo. Ma questa volta non si tratta di duelli in pista, bensì di possibili scenari che potrebbero condizionare l’intera stagione 2026.
Solamente una settimana fa è esplosa la bolla riguardo il rapporto di compressione dei motori che andranno a equipaggiare le nuove monoposto. A finire sotto la lente di ingrandimento sono state Mercedes e Red Bull. Ora siamo di fronte ad un nuovo capitolo di quella che sembra una serie che terrà incollati gli spettatori almeno fino a marzo, quando scatterà il primo GP dell’anno, se non lungo tutto l’arco del campionato.

Facendo un passo indietro, secondo il regolamento tecnico e l’articolo C5.4.3 i motori endotermici a partire dal 2026 avranno un rapporto di compressione pari a 16:1, anziché di 18:1 come previsto fino alla stagione appena conclusa. Tuttavia alcuni team, leggasi Mercedes e Red Bull Powertrains, pare siano riusciti a trovare una scappatoia. In pratica se a freddo, ovvero quando viene effettuato il controllo, i motori sono perfettamente regolamentari, in funzione riescono a garantire un rapporto di compressione più elevato grazie alla dilatazione termica dei materiali.



Alla luce di quanto appreso, Ferrari, Honda e Audi hanno scritto alla FIA in merito alla questione chiedendo un chiarimento. Ma, stando ai fatti, la soluzione sembrerebbe legale perché i dati coincidono con quelli del regolamento. Oltretutto i processi di misurazione non subiranno modifiche e verranno effettuati sempre a temperatura ambiente. Inoltre Mercedes ha dialogato con gli organi della FIA ricevendo il via libera, poiché sia il motore che le sue componenti sono perfetti legali e in linea con il regolamento.

Secondo una stima, tale soluzione assicurerebbe un incremento in termini di potenza fino a 13 cavalli (10 kW). Ciò si tradurrebbe, stando alle simulazioni delle future monoposto di F1, in un vantaggio tra i tre e i quattro decimi di secondo al giro a seconda della pista. Oltre che sul lato cronometrico, il vantaggio ricadrebbe anche su una maggior efficienza in termini di consumi. Punto, quest’ultimo, tutt’altro che secondario, visto che in più di un’occasione si è parlato della possibilità di vedere il prossimo anno manovre di lift and coast anche in pieno rettilineo.



Ma dalla teoria alla pratica c’è un abisso. Solamente scendendo in pista si capirà effettivamente quanto la soluzione sia efficace. Ad oggi le sole Mercedes e Red Bull posseggono una risposta e oltretutto anche parziale, perché scaturita dalle simulazioni e dai banchi prova. Bisognerà verificare sul campo quanto i due costruttori siano riusciti effettivamente ad avvicinarsi al rapporto di compressione di 18:1.

Gli altri motoristi cosa faranno? Innanzitutto bisogna sottolineare che i tempi di reazione in questo campo sono decisamente più lenti rispetto alla controparte aerodinamica. Se un’appendice o un’ala si può studiare, realizzare e implementare in poche settimane, per il motore occorre decisamente più tempo in quanto bisogna tener conto sia delle tempistiche di produzione, ma soprattutto anche l’aspetto dell’affidabilità. Tuttavia c’è da sottolineare che la fuga di notizie sulla questione rapporto di compressione pare sia un’argomento che i team conoscono da diverso tempo.



Alla luce di quanto detto, gli ipotetici scenari sono due. Il primo è che i motoristi sono già all’opera per cercare di replicare quanto fatto da Mercedes e Red Bull, in quanto c’è ancora tempo per intervenire sulla camera di combustione prima dell’effettiva omologazione, che avverrà prima del GP di Melbourne a inizio marzo. Ma tale lavoro extra comporterebbe un innalzamento delle spese e ridurrebbe il margine del budget cap per eventuali sviluppi nell’arco della stagione.

L’altro scenario è quello di osservare l’andamento del primo scorcio di stagione e attendere il GP di Miami. Infatti ogni sei gare della stagione 2026 la FIA effettuerà una verifica della prestazione dei soli motori endotermici. Qualora ci sia una disparità ‘entrerà in azione’ l’ADUO (Additional Development and Upgrade Opportunities) che permetterà ai costruttori di recuperare il terreno perso.



All’atto pratico, qualora verranno registrate discrepanze di potenza del 2% tra un propulsore e il migliore del lotto, verrà concesso al costruttore svantaggiato la possibilità di un gettone sviluppo per colmare tale gap. Upgrade che saliranno a due qualora la differenza superi il 4%. Ma la FIA innanzitutto dovrà chiarire le manovre di intervento e, solamente dopo, il motorista potrà iniziare a lavorare. Ciò significa che i tempi si dilateranno e anche di molto.

Alla luce di quanto sta accadendo c’è la concreta possibilità che lo svantaggio tecnico verrà colmato solamente nel 2027, con alcuni team che saranno costretti ad una stagione da comprimari. A tal proposito non è affatto escluso che le squadre chiedano ulteriori chiarimenti alla FIA nelle prossime settimane. Anzi tale situazione potrebbe prolungarsi anche nell’arco del campionato, con possibili reclami e contestazioni ad ogni GP. Non ancora partita, la stagione 2026 di Formula 1 si preannuncia decisamente calda con una lotta che si affronterà sia in pista che negli uffici tecnici.

24 Dic [13:11]

Grande entusiasmo per il
biopic su Gilles Villeneuve

Alfredo Filippone

La notizia è di quelle ghiotte per i tantissimi contagiati dalla ‘febbre Villeneuve’ nel mondo: il biopic sull’indimenticato campione cadanese, sarà nei cinema e sulle piattaforme nel corso del 2026.

“Villeneuve, l’ascension d’une légende” è il titolo del lungometraggio dedicato al grande Gilles. Produzione interamente ‘made in Québec’ (alla quale ha partecipato anche la figlia di Gilles, Mélanie), non si tratta di una biografia completa del pilota ferrarista scomparso a Zolder nel 1982 e che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della F.1, ma è piuttosto il ritratto di un personaggio unico per determinazione ed estro, raccontato ripercorrendo i suoi inizi, nelle gare di motoslitta e di F.Atlantic in patria.

La gestazione della pellicola è stata a dir poco tribolata: uscirà con due anni di ritardo, dopo che il regista iniziale e co-scenografo, Daniel Roby, aveva abbandonato il progetto a riprese iniziate, per dissensi con la produzione. Il successore, Yann Lanouette Turgeon, ha invece affrontato uno stop delle riprese di tredici mesi, avendo sforato di molto il budget, ammontato alla fine a più di quindici milioni di dollari canadesi, una somma ingente per una produzione del Québec, territorio di nove milioni di abitanti, e in francese québécois.

Alla fine, però, si è arrivati a buon porto e il film uscirà l’anno prossimo, anche se al momento non si sa nulla sulla sua distribuzione nei mercati internazionali. Ad impersonare Gilles è l’attore Remi Goulet, mentre Rosalie Bonenfant recita la parte della moglie Joann; entrambi paiono molto credibili a giudicare dal primo trailer diffuso, che potete scoprire qui:


21 Dic [15:44]

Liberty Media, numeri da record
L'aumento dei fans è impressionante

Massimo Costa

Si potrà anche criticare l'operato di Liberty Media (dal nostro punto di vista solo per l'imposizione delle gare sprint, per il resto il lavoro è sempre stato, ed è, eccezionale), ma i numeri non si possono contraddire. E quelli degli ultimi anni ottenuti dai padroni della Formula 1 sono incredibilmente positivi. Mai come prima, ovvero quando a capo di tutto vi era l'eterno Bernie Ecclestone, incapace di comprendere come cambiava la comunicazione.

Nel mondo, sono stati 827 milioni gli appassionati che hanno seguito i Gran Premi, un aumento del 27 per cento rispetto al 2024. Se andiamo poi a fare il confronto con il 2018, primo anno di lavoro di Liberty Media, la crescita è stata del 63 per cento. Un aumento pazzesco.

La cosa fortemente positiva è che il 43 per cento degli 827 milioni sopra citati, è sotto i 35 anni con un netto incremento del pubblico femminile, un 42 per cento in più.

Incredibile anche la presenza degli appassionati direttamente sui circuiti. Sono stati complessivamente 6,7 milioni i tifosi che hanno pagato il biglietto nelle 24 gare disputate nel 2025, E sono 200mila in più rispetto al 2024 le presenze. In 19 Gran Premi si è avuto il tutto esaurito e in 11 occasioni si è registrato il record di presenze.

A Melbourne e Silverstone nei tre giorni del weekend di gara si sono superate le 400mila presenze, in dieci Gran Premi (tra cui Monza) si è scavalcato il tetto delle 300mila unità. 

Addentrandoci nei meandri dei social media, i numeri sono impressionanti. Le interazioni hanno superato i 2 miliardi e 300 milioni, meglio di tutti gli sport, dalla Champions League e Premier League inglese di calcio al basket USA (NBA).

Sui canali dedicati alla Formula 1, i follower sono arrivati ad essere 114,5 milioni, più 19 per cento se guardiamo ai dati 2024. E rispetto al 2018, i follower erano 18,7 milioni. Uno sviluppo di quasi 100 milioni di utenti. 

Ecco come è stato l'ampliamento sui social: Tik Tok +91 per cento, You Tube +53 per cento, Facebook +51 per cento, Instagram +25 per cento, X +1 per cento. Notevole anche la crescita sui social cinesi Douyin, Toutiao, Weibo, WeChat, pari al 35 per cento totale. Si noti il crollo di attenzione rivolto a X, soprattutto dai giovani, da quando Elon Musk ne è divenuto proprietario.

E con le televisioni come va? Molto bene negli USA, con 16 gare che hanno registrato il record di ascolti. In generale invece, il Gran Premio più seguito è stato quello del Belgio che ha superato gli 80 milioni di telespettatori mentre la media generale della stagione è stata di 70 milioni ad evento.

Va da sè che i numeri sarebbero decisamente migliori se la F1 fosse trasmessa dai canali in chiaro e non dalle pay-tv. Per esempio, in Italia, con Sky ci sono mediamente 6-7 milioni di telespettatori in meno rispetto a quando i Gran Premi erano sulla RAI.

In aumento i telespettatori delle gare Sprint, in particolare quelle di Miami e Spa con un +21 per cento e +30 per cento. Secondo i sondaggi svolti dalla Formula 1, il 78 per cento ha risposto positivamente riguardo le gare Sprint.

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