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13 Apr [15:08]

La F1 cambia gli orari di Imola
per il funerale del Principe Filippo

Jacopo Rubino - XPB Images

Cambia leggermente il programma del weekend a Imola, seconda tappa stagionale della Formula 1: Liberty Media e la FIA hanno deciso di modificare gli orari del venerdì e del sabato per evitare concomitanze con il funerale del Principe Filippo di Edimburgo, scomparso lo scorso 9 aprile, che si svolgerà sabato alle 15 britanniche.

Le qualifiche sono state quindi anticipate di un'ora, dalle 15 alle 14, e di conseguenza anche la terza sessione di prove libere scatterà alle 11 invece che alle 12, rispettando la finestra minima di due ore tra il termine della FP3 e l'inizio delle prove ufficiali prevista dal regolamento. Al venerdì sono anticipate di trenta minuti le Libere 1 (11:00 il via) e le Libere 2 (14:30). Inoltre, prima della qualifica, sarà previsto un minuto di silenzio.

La scelta, però, sta dividendo gli animi degli appassionati che si stanno confrontando in Rete, tra forum e social network: c'è chi la interpreta come un gesto di sensibilità della F1, in particolare nei confronti dei tanti addetti ai lavori provenienti dal Regno Unito (in cui hanno una sede 7 team su 10) e degli spettatori TV, chi ritiene sia un atto che sottolinea una volta di più l'influenza britannica in quello che è, comunque, un campionato del mondo. Nel Regno Unito gli eventi di altri sport, come calcio, rugby, cricket ed equitazione hanno avuto modifiche ai rispettivi orari, ma si trattava di competizioni nazionali.

Il Principe Filippo, se non altro, ha avuto un interesse concreto per il motorsport: per 42 anni è stato presidente in capo del British Racing Drivers' Club (BRDC), dal 1952 al 1994, presenziando negli anni a vari Gran Premi.

Resta immutato invece l'orario di partenza della gara, alle 15 di domenica.

Gli orari del GP dell'Emilia Romagna

Venerdì 16 aprile
11:00 - Libere 1
14:30 - Libere 2

Sabato 17 aprile
11:00 - Libere 3
14:00 - Qualifiche

Domenica 18 aprile
15:00 - Gara

13 Apr [12:16]

La battaglia di Hamilton contro il
razzismo e per una F1 più inclusiva

Massimo Costa - XPB Images

In una bella intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, Lewis Hamilton parla di sé e del suo impegno a favore delle minoranze, affinché in un futuro non lontano, possano far parte del paddock della F1 nel ruolo di ingegneri, piloti e quant'altro ragazzi e ragazze che oggi per vari motivi non riescono a lavorare nel motorsport. E' un Hamilton sempre molto pensieroso e profondo quello che abbiamo potuto conoscere negli ultimi anni.

Dunque, come rendere meno esclusivo il mondo della F1? Ecco la risposta del sette volte campione del mondo: «Mi sono guardato intorno, mi sono chiesto perché il nostro sport avesse questo problema. Non ero soddisfatto della risposta, sembra che nessuno ne conosca il motivo. Serve partire dai dati per scoprire che barriere ci sono all’ingresso. Perché i ragazzini neri, ad esempio, non scelgano di studiare certe materie per finire poi in università e di conseguenza a lavorare in F.1. Ho messo insieme una commissione, che da 9 mesi sta lavorando con tanta gente impegnata, analisi, incontri su Zoom, conversazioni e discussioni, idee. Per luglio dovremmo essere pronti con qualche risultato solido e informazioni concrete. Che metterò a disposizione della Mercedes, degli altri team e della FIA. La F.1 è la punta dell’iceberg, il suo esempio può ricadere sui kart e sullo sport di base. È un processo lungo, richiede tempo, ma adesso la gente si è fatta l’idea che un cambiamento serve».

Hamilton spiega chi è stato, e perché, uno dei suoi principali simboli quando era ragazzino: «Muhammad Ali, da quando ero ragazzo, è il mio re: come atleta, attivista, per la grandezza dell’uomo e della sua voce, era il più intelligente e quindi riusciva a farsi sentire. Nessuno è stato come lui. Poi Serena Williams, una delle più grandi persone e sportive che io abbia ammirato, un fenomeno. Questi svettano, ma ci metterei anche Tiger Woods. Hanno la pelle come la mia, e questo ha inciso. Tra le cose che si notano da bambino c’è che le action figures, i modellini, i supereroi, sono tutti bianchi. Superman era il mio preferito, ma dicevo 'non è uguale a me', quindi nella mia mente non c’erano persone di colore che potessero diventare supereroi. Invece, un ragazzino deve essere in grado di immaginare di avere poteri illimitati, di cambiare il mondo. Se ti limitano psicologicamente così, hai bisogno di eroi e allora lo sport aiuta. Loro sono stati i miei supereroi».

Hamilton parla poi del rapporto speciale che si è creato con il team Mercedes: «Credo sia una relazione senza precedenti perché quando sono arrivato ho detto subito: 'Io sono fatto così, non sono strano o particolare, ma mi piace questo, mi rende felice e, oltre a vincere dei campionati per voi, vorrei coltivarlo'. Mi hanno dato spazio per crescere, si è rivelato l’ambiente migliore della F.1 per farlo. E il mio stile di vita non ha fatto mancare niente. Abbiamo vinto moltissimo, siamo il team più forte, pieno di sponsor, abbiamo il seguito più grande sui social, e tutto è nato dalla collaborazione che è fondamentale. Significa tirar fuori e mettere in comune le idee migliori, mai da soli, provando strade diverse. Il successo è sotto gli occhi di tutti, ma viene da molto lontano».
 
Cosa farà Hamilton quando smetterà di correre? Rimarrà concentrato nel perseguire i suoi obiettivi per cui sta lottando al di fuori dell'abitacolo di una monoposto? Ecco la sua risposta: «Potrei, e credo di volerlo. Ma è difficile per me pensare a quando non correrò. Crescendo ho imparato che cambiare le cose quando ci sei dentro è più facile e riesce meglio rispetto a quando lo vuoi fare da fuori. La F1 mi ha offerto una piattaforma per raggiungere un sacco di gente, informare, mandare messaggi positivi, incoraggiare le persone, spingere. A un certo punto anch’io mi dovrò fermare, ma la missione per rendere il motorsport più inclusivo non uscirà mai dalla mia mente, è qualcosa per cui vorrò sempre lottare. Non bastano certo uno o due anni, il problema dev’essere attaccato dal basso, la vera chiave è la fase dell’istruzione, guardare ai giovanissimi e incoraggiarli per avere poi più meccanici, ingegneri, donne e di tutti i colori, nei GP».
 
Cosa spinge Hamilton, dopo tanti anni di F1, dopo aver infranto tutti i record di vittorie e pole positions, a essere ancora così concentrato, ad avere ancora fame di successo? «È ciò che ho fatto per una vita, da quando ero bambino, dai kart, e resta sempre così figo, pilotare le auto progettate da questi geni, da gente di talento. Dopo tutto il loro lavoro, io sono quello che va in pista e prova a farlo funzionare, è sempre una grande sfida, molto dura. Vincere così tanti Mondiali non significa avere tutto sotto controllo, che ogni anno tutto vada liscio, si può sempre migliorare nelle idee e nella comunicazione. Quando inizia una stagione non sai mai dove sei e io tutto questo lo amo. La stagione 2021 sarà la più dura da molto tempo a questa parte, però per me e la squadra può essere molto stimolante».

13 Apr [9:24]

Cancellare la gara in Bahrain,
l'obiettivo di Mazepin per Imola

Jacopo Rubino - XPB Images

Il Gran Premio dell'Emilia Romagna sarà il secondo in Formula 1 per Nikita Mazepin, o forse il primo reale. Quello d'esordio in Bahrain per il pilota russo è stato tanto breve da diventare solo un amaro assaggio, o un "numero zero", come si usa dire nel gergo televisivo. A Imola l'obiettivo minimo, il più ovvio, sarà di raggiungere il traguardo e voltare pagina, accumulando chilometri preziosi di esperienza come non gli è stato possibile a Sakhir.

Quell'incidente in curva 3, ad appena 800 metri dal via, è stato l'epilogo di un weekend tutto in salita per l'alfiere della Haas, già protagonista di numerosi errori nelle precedenti sessioni. "Ero scattato bene, in curva 1 ho preso la traiettoria esterna, dopo curva 2 stavo cercando di evitare Mick (Schumacher, ndr), ma ho dato troppo gas a gomme fredde. Sono andato sul cordolo e mi sono girato. È stato completamente un mio sbaglio, molto deludente", ha ammesso il 22enne moscovita dopo il ritiro a Sakhir. "Sono dispiaciuto per la squadra, meritava di meglio".

Il 28 marzo doveva essere un giorno da ricordare, suo malgrado lo sarà negativamente, tanto che Mazepin l'ha definito "uno dei peggiori della mia vita". Un inizio del genere non lo ha certo aiutato a guadagnarsi la stima del pubblico, in buona parte diffidente per una condotta di guida in Formula 2 a volte sopra le righe e per i discutibili precedenti extra-pista.

Dopo il crash, però, il team principal Gunther Steiner ha fatto scudo. "Gli ho detto di tenere la testa alta e andare avanti, era molto deluso da se stesso. Ha esagerato, ma cercare il limite credo sia parte del suo carattere", ha raccontato il manager altoatesino, pronto a concedere una stagione di apprendistato alla sua nuova coppia di portacolori, a cui non si chiedono miracoli con una macchina mediocre. A Mazepin va riconosciuto di aver avuto poche chance di prepararsi, disputando con la Haas solo un giorno e mezzo di test, seppur in passato abbia effettuato prove F1 con Force India e addirittura Mercedes.

Dopo essere tornato a casa per questi giorni di pausa, ora c'è Imola alle porte. "Queste due settimane sono state importanti per riflettere su dove migliorare, e ovviamente ci sono numerosi aspetti considerando che sono un debuttante", ha commentato Nikita. Adesso ha qualche lezione in più nel proprio bagaglio, imparata anche a caro prezzo. Il circuito del Santerno, però, non lo conosce bene quanto quello del Bahrain: "Ci ho corso nel 2016 in Formula 3, in F1 cambierà molto e fare un po' di simulatore è stato importante". Essere un rookie significa anche questo.

12 Apr [18:04]

La nuova vita di Brivio in Alpine:
"Della F1 mi ha attirato la sfida"

Jacopo Rubino

Per Davide Brivio il Gran Premio del Bahrain del 28 marzo è stato il primo da "addetto ai lavori" in Formula 1, dopo aver accettato in inverno la chiamata dell'Alpine che lo ha nominato racing director. Curiosamente, nello stesso weekend, è cominciata nel vicino Qatar anche la stagione MotoGP, un mondo lasciato al top dopo aver diretto la Suzuki verso un titolo che mancava dal 2000. Ma ormai il manager italiano si è calato totalmente nella sua nuova realtà: "Mi ha attirato la sfida. Fin qui è stato molto interessante, ci sono tante cose da scoprire e a cui abituarsi. Presto spero di dare il mio contributo e il mio aiuto".

"Sono sempre stato curioso di capire come funziona la F1, come viene gestito un team e come si costruiscono le auto. Era nei miei desideri entrare nel profondo di questo sport e cercare di comprenderlo il più possibile", ha raccontato a Formula1.com.

Un altro italiano, Luca De Meo che dallo scorso luglio è diventato amministratore delegato del gruppo Renault, lo ha voluto a bordo ricordando il rapporto stretto ai tempi della sponsorizzazione Fiat-Yamaha, sempre in MotoGP. "Sono convinto che se uno è capace lo è in tutti gli ambiti, e poi le moto non sono un ambiente così diverso", sosteneva De Meo qualche settimana fa sulla scelta di Brivio.

"Rookie" in F1, Brivio ha portato in dote capacità manageriali indiscutibili, fino a coordinare gli impegni agonistici di grandi costruttori come appunto Yamaha e poi Suzuki, seppur in ambito motociclistico. E ha mostrato una certa abilità nello scovare i talenti, compreso l'attuale iridato MotoGP, Joan Mir, prelevato dalla Moto2. Perché si punta su un pilota particolare, quando non è ancora affermato? "A volte viene da una sensazione, anche sulla persona, o magari da quanto è determinato. A volte ci sono piloti non così vincenti nelle categorie inferiori che lavorano molto, maturano e diventano veloci, non è semplice identificare un talento", ha ammesso il 57enne brianzolo. "Se hai un pilota motivato, desideroso di impegnarsi e ovviamente con capacità, qualcosa poi viene fuori. Non si tratta solo di compiere una scelta, ma di far sì che quella scelta funzioni".

In Suzuki ha fatto di necessità virtù, ingaggiando nuove leve per risparmiare, invece di inseguire costosi volti già affermati. E in l'Alpine, com'è la situazione-piloti? "Siamo messi bene", ha sottolineato Brivio. "Abbiamo Esteban (Ocon, ndr), giovane e promettente per il futuro, e Fernando che non è più così giovane ma molto forte, e ne abbiamo davvero bisogno. Il suo arrivo è stato molto utile per la squadra, spinge tutti a impegnarsi di più".

E per il futuro? "Abbiamo la nostra academy, con tre ragazzi ora in F2 (Guanyu Zhou, Christian Lundgaard e Oscar Piastri, ndr), teniamo un occhio su di loro e vediamo come si evolvono le cose". In questo le doti gestionali di Brivio possono già essere decisive.

12 Apr [16:40]

Nei nuovi controlli post-gara in F1,
la W12 di Bottas prima auto smontata

Jacopo Rubino

È stata la Mercedes di Valtteri Bottas la monoposto "smontata" dopo il Gran Premio del Bahrain per i controlli dei commissari post-gara, che da quest'anno includono un protocollo più approfondito per stanare eventuali trucchi o interpretazioni delle regole. Per la stagione 2021 la FIA ha comunicato ai team di Formula 1 che verrà sorteggiata una vettura da ispezionare al termine di ogni gara: la selezione avverrà in modo casuale, senza seguire eventuali "soffiate" della concorrenza, e tutte le squadre ne sono informate.

"Al momento non dubitiamo di nessuno, ma abbiamo pensato che sia positivo iniziare a controllare le auto in modo più dettagliato", ha spiegato Nick Tombazis, responsabile tecnico presso la Federazione per le competizioni in monoposto. L'obiettivo è di eliminare il clima di sospetto che periodicamente aleggia nel paddock, come ad esempio nel 2019 quando la power unit Ferrari fu messa al centro delle polemiche. L'accordo segreto tra Maranello e la stessa FIA dell'inverno 2020 non aveva fatto altro che alimentare la tensione.

"Gli stewards sottolineano che, seppur sia una nuova procedura in questo campionato, è normalmente svolta in altri campionati del mondo e competizioni FIA", è stato comunque ricordato in un documento diffuso durante il weekend di apertura a Sakhir, dopo una precedente direttiva tecnica.

Dopo la bandiera a scacchi del 28 marzo, quindi, la W12 numero 77 di Bottas è passata al vaglio dei delegati della Federazione, come svelato da Auto Motor und Sport. Le verifiche, che possono riguardare varie aree di interesse, sono durate per tre ore, molto più a lungo delle procedure abituali di pesatura e campionatura della benzina, e solo alla loro conclusione la classifica della corsa è diventata ufficiale.

Le scuderie devono mettere a disposizione i propri ingegneri e meccanici per aiutare gli incaricati FIA, vista anche l'estrema complessità delle attuali F1. In caso di potenziali irregolarità riscontrate, il delegato tecnico Jo Bauer ha la possibilità di mettere sotto sigillo le componenti che necessitano di maggiori analisi. Se richiesto, potrà essere controllata anche la seconda macchina del team, per avere la prova che presenti le stesse specifiche.

La casualità nella selezione non esclude che la stessa auto possa essere ispezionata più volte durante il campionato, tenendo tutti sulla corda. "Sono sicuro a volte qualcosa sia accaduto fuori dai nostri radar", ha ammesso Tombazis in riferimento al passato. Ma fare i furbi in Formula 1, adesso, potrebbe essere un po' più difficile di prima, o servirà quantomeno più fortuna.

9 Apr [14:58]

Mattiacci, ex team principal Ferrari,
chiamato da Stroll per l'Aston Martin

Massimo Costa - XPB Images

Ve lo ricordate Marco Mattiacci? Nel 2014 venne chiamato con grande sorpresa a dirigere il team Ferrari per sostituire Stefano Domenicali, che si era dimesso da tale ruolo il 14 aprile. Mattiacci all'epoca era il presidente della divisione Nord America della Ferrari e di F1 conosceva poco o nulla, per questo venne affiancato da Alessandro Coletta, anima vincente dei programmi Gran Turismo del Cavallino. Ad affidargli la squadra di F1 era stato il presidente Luca di Montezemolo. Ebbene, Mattiacci è pronto per tornare nel Mondiale, chiamato da Lawrence Stroll come nuovo consulente della Aston Martin.

Tornando al recente passato del manager romano, a quel 2014 che lo aveva proposto all'attenzione del mondo, la Ferrari arrancava avendo perso lo smalto delle stagioni precedenti quando in diverse occasioni con Fernando Alonso si era giocata il titolo mondiale contro la Red Bull di Sebastian Vettel. Domenicali si assunse tutte le responsabilità, benché avesse scelto sempre i migliori ingegneri e i migliori piloti (figure che spesso hanno deluso le attese), del periodo negativo e se ne andò. In Italia, si sa, il team principal è visto come un allenatore ed è sempre il primo a pagare la mancanza di risultati. La Ferrari non si è mai "dissociata" da tale linea, come accaduto poi anche in seguito.

Mattiacci è infatti durato appena sette mesi e in quel breve arco di tempo ha lavorato per portare a Maranello Sebastian Vettel al posto di Fernando Alonso. Conclusa la stagione 2014, Mattiacci è infatti stato silurato per far posto a Maurizio Arrivabene, voluto dal nuovo presidente Ferrari, Sergio Marchionne, che nel frattempo si era insediato al posto di Montezemolo. Come volevasi dimostrare, anche Arrivabene ha avuto vita breve come team principal Ferrari, e dopo quattro anni, il 7 gennaio 2019 ha dovuto lasciare la direzione della squadra per far posto a Mattia Binotto.

Mattiacci ha conosciuto Stroll quando, dopo un periodo di dieci anni trascorso in Jaguar, dirigeva la Ferrari Nord America e il rapporto tra di loro si è cementato nel tempo. Ma cosa ha fatto Mattiacci dopo essere uscito dal team di F1 di Maranello? Entrato nel 2016  nel gruppo californiano Faraday Future del miliardario cinese Jia Yueting, si è occupato brevemente dello sviluppo della start-up rivolta alla mobilità e alla realizzazione di vetture elettriche. Ma il progetto è fallito rapidamente e Mattiacci ha lasciato il gruppo prima del crollo avvenuto nel 2018. Faraday Future si era anche unita al team Dragon Penske in Formula E.

9 Apr [12:59]

Cambio al vertice tecnico Mercedes:
Allison cede a Elliott il ruolo di DT

Jacopo Rubino - XPB Images

La Mercedes riorganizza il vertice tecnico del suo team di Formula 1. Dal 1° luglio, James Allison passerà dal ruolo di DT a quello, creato appositamente, di capo dell'ufficio tecnico (Chief Technical Officer). L'ingegnere inglese, operativo a Brackley dalla stagione 2017, sarà meno coinvolto nel lavoro quotidiano per organizzare la transizione ai regolamenti del futuro: non solo quelli aerodinamici 2022, ma anche quelli allo studio per le power unit 2025. Come direttore tecnico viene quindi promosso Mike Elliott, arrivato in Mercedes nel 2012 in qualità di responsabile aerodinamico e poi nominato nel 2017 "Technology Director".

"Credo fermamente che ci siano dei cicli per i ruoli principali in questo sport, e ho scelto di cedere il testimone al momento giusto per la scuderia e per me stesso. Beneficeremo della freschezza che porterà Mike in questo incarico", ha commentato Allison. Si tratta quindi di una mossa pianificata da tempo, non legata alle attuali prestazioni in pista.

"Da quando è arrivato in Mercedes nel 2017, James è stato un leader eccezionale Sapevamo da un po' che il suo periodo di direttore tecnico si sarebbe concluso al termine della stagione, e sono contento che sia stato possibile definire questo nuovo ruolo per tenerlo nella nostra famiglia. Sarà un importante appoggio per me nei prossimi anni", ha affermato il team principal Toto Wolff.

Non si tratta di un cambio di poco conto nei quadri Mercedes, ma va detto che la squadra della Stella, imbattuta dal 2014, ha comunque continuato a vincere anche dopo le uscite di altre figure apicali come Paddy Lowe e dell'italiano Aldo Costa. "Un piano efficace di successione è stato fra i nostri punti di forza", ha infatti sottolineato Wolff, "e sono contento di annunciare Mike come nuovo direttore tecnico". Elliott ha definito "una grande eredità da raccogliere" l'incarico lasciato da Allison, con cui aveva già collaborato in Renault e del quale potrà comunque sfruttare l'esperienza.

9 Apr [12:22]

Mercedes pronta a cambiare panni:
contro la Red Bull si fa inseguitrice

Jacopo Rubino - XPB Images

La Mercedes si è ormai calata nei panni dell'inseguitrice: la vittoria al Gran Premio del Bahrain, primo atto della sfida con la Red Bull che si spera possa infiammare la lotta al titolo 2021 di Formula 1, non ha illuso i campioni in carica. Andew Shovlin, il capo degli ingegneri di pista, è già stato molto sincero fotografando gli attuali equilibri con i rivali: "Non abbiamo punti di forza rispetto a loro". La RB16B è considerata una vettura superiore alla W12, pur "sistemata" dopo i complicati test pre-stagione.

"Per tanti anni abbiamo potuto contare sulla velocità in rettilineo o nei curvoni più rapidi, o nelle sequenze di curve. Ma in Bahrain non guadagnavamo da nessuna parte", ha spiegato Shovlin. "Durante la qualifica loro (la Red Bull, ndr) avevano parecchio margine su di noi in alcuni tratti. Erano al passo nei punti per noi più favorevoli, e semplicemente più veloci negli altri. Abbiamo bisogno di una macchina più competitiva, banalmente".

Recuperare però non sembra così facile, in un contesto adesso caratterizzato da budget cap, gettoni di sviluppo e monte ore fissato per la galleria del vento. La Mercedes, in quanto prima classificata nel 2020, fino a giugno disporrà di meno tempo delle altre squadre per lavorare sull'aerodinamica. "Normalmente si va a provare in galleria e durante il campionato si trova un po' di carico. Si analizza anche la power unit e si aggiungono cavalli, ma ora ci sono delle restrizioni", ha sottolineato l'inglese. A livello motoristico, più che sulla potenza pura, nella sede di Brixworth si guarderà così ad aspetti complementari, come guidabilità ed erogazione.

"Al momento sembrano esserci due team molto vicini, credo sarà un anno impegnativo ma non molleremo", ha messo in chiaro Shovlin. La scuderia anglo-austriaca, intanto, dovrebbe portare evoluzioni già nel prossimo round di Imola, spingendo sull'acceleratore. "Non c'è dubbio che la Red Bull operi molto bene, sono capaci, concentrati, commettono pochi errori e sanno fare lo sviluppo".

Per la Mercedes diventerà ancora più importante la preparazione fra una trasferta e l'altra, così da presentarsi in pista "con la monoposto ben assettata e bilanciata, sapendo quanto dureranno i pneumatici". A maggior ragione contando i turni di prove libere del venerdì ridotti da 90 a 60 minuti. Nella gara di Sakhir una perfetta strategia e la guida di Lewis Hamilton hanno comunque consentito di ribaltare la situazione del sabato, nei confronti di una Red Bull favorita. "Dobbiamo essere più intelligenti nel modo di gestire weekend, sapendo che al momento non abbiamo la vettura migliore", ha confermato il sette volte iridato, pronto alla battaglia: "Non ho problemi a tirare fuori qualcosa in più, per fare la differenza". Ma riuscirci ogni volta sarà possibile?

8 Apr [18:24]

Dopo il taglio dei costi ai team, la
F1 prepara il tetto salariale per i piloti

Massimo Costa - XPB Images

Il successo del budget cap per quanto riguarda le squadre di Formula 1, avviato da questa stagione, ha convinto FIA e Liberty Media ad agire con lo stesso criterio anche per quanto concerne il tetto degli stipendi elargiti ai piloti, come già riportato da Italiaracing lo scorso 13 febbraio. Perché appare poco coerente limitare gli investimenti economici delle squadre a 145 milioni di dollari e poi permettere loro di spendere decine di milioni per l'ingaggio dei due piloti. Ecco così che si sta studiando una forma di salary cap, tetto salariale. Come, non è ancora noto, ma appare certo che dal 2022, contratti da 40 milioni di euro a stagione, quello che la Mercedes concede a Lewis Hamilton, o da 30 milioni di euro, la cifra che Max Verstappen si vede versare sul conto corrente da Red Bull e Honda, non esisteranno più. I team potranno tirare un sospiro di sollievo, ma sicuramente l'Associazione Piloti punterà i piedi.

Il tetto salariale è in uso da tempo nelle federazioni sportive americane come la NBA del basket, la NFL del football, la NHL dell'hockey su ghiaccio ed è anche utilizzato dalla MLS del calcio, al contrario di quanto avviene in Europa. In Gran Bretagna viene impiegato per il rugby come in Australia, esteso al calcio. Per la F1 sarebbe una vera rivoluzione, ma in tempi Covid sarebbe bene che i piloti comprendessero che con la crisi economica che attanaglia il globo e dunque il conseguente calo delle vendite delle auto o dei beni di consumo abituali che portano alla sofferenza le aziende-sponsor delle squadre o degli stessi piloti, serve una significativa dimostrazione di... far parte di questo mondo.

Bisognerà capire come il salary cap verrà applicato. Per esempio, si deciderà di intervenire su contratti esistenti di lunga durata e con cifre già ben definite? Saranno rivisti o in questo caso sarà impossibile intervenire e se ne riparlerà in sede di eventuale rinnovo? Temiamo che gli avvocati stiano già affilando le lame... Guardando indietro, non è da escludere che il ritardo nella firma 2021 tra Mercedes ed Hamilton, fosse proprio dovuto all'ingresso futuro del salary cap, di cui Toto Wolff era sicuramente a conoscenza. A sentire le recenti parole del pilota inglese, il quale si è lasciato scappare che al momento non ha la minima intenzione di ritirarsi dalle competizioni a fine anno, viene da pensare che la Mercedes si sia messa al riparo dal concedere un contratto biennale da 40 milioni a stagione sapendo che nel 2022 col salary cap, Hamilton dovrà accontentarsi di quel che impone il nuovo regolamento. Vedremo quel che accadrà, ma intanto è già lecito immaginare accordi tra piloti e squadre in base ai premi, ai punti acquisiti e quant'altro. Ci sarà da sbizzarrirsi.

Ecco quanto percepiscono in euro dai loro team (sponsor esclusi), i venti piloti del Mondiale F1 2021

40 milioni
Lewis Hamilton - Mercedes
30 milioni
Max Verstappen - Red Bull
15 milioni
Charles Leclerc - Ferrari
12,6 milioni
Sebastian Vettel - Aston Martin
Daniel Ricciardo - McLaren
8,45 milioni
Valtteri Bottas - Mercedes
8 milioni
Fernando Alonso - Alpine
7 milioni
Kimi Raikkonen - Alfa Romeo
6 milioni
Carlos Sainz - Ferrari
3 milioni
Lance Stroll - Aston Martin
2 milioni
Sergio Perez - Red Bull
Lando Norris - McLaren
1,5 milioni
Esteban Ocon - Alpine
1 milione
Pierre Gasly - Alpha Tauri
800mila
Antonio Giovinazzi - Alfa Romeo
Nicholas Latifi - Williams
George Russell - Williams
300mila
Yuki Tsunoda - Alpha Tauri
150mila
Mick Schumacher - Haas
Nikita Mazepin - Haas



8 Apr [14:39]

Aston Martin ora conferma:
Hulkenberg pilota di riserva

Jacopo Rubino - XPB Images

Anche se a Mondiale già cominciato, e
come ampiamente nell'aria, adesso c'è la conferma: Nico Hulkenberg è riserva del team Aston Martin di Formula 1. Il tedesco nel 2020 è stato chiamato dalla squadra di Silverstone (ancora Racing Point) per rimpiazzare in emergenza Sergio Perez e Lance Stroll quando sono stati positivi al COVID-19, meritandosi il titolo di "super sostituto" per i risultati ottenuti.

"È bello aver firmato questo accordo con largo anticipo, lo scorso anno non avevo avuto molto tempo per prepararmi prima di salire in macchina!", ha infatti notato Hulkenberg, nella passata stagione 7° al Gran Premio del 70° Anniversario a Silverstone, dopo essere partito addirittura terzo, e 8° al Gran Premio dell'Eifel, sul circuito di casa del Nurburgring.

"Sono davvero contento di lavorare di nuovo con questa scuderia, con cui ho disputato una buona parte della mia carriera", ha ricordato Nico, fra il 2012 e il 2016 già in gara con la vecchia Force India, ad eccezione del 2014 in Sauber. "Ovviamente spero che Sebastian (Vettel, ndr) e Lance possano vivere una stagione senza interruzioni, ma il team sa di poter contare su di me per fare un ottimo lavoro".

Il 33enne teutonico vanta 176 presenze nella categoria regina e un notevole bagaglio d'esperienza, che adesso verrà sfruttata anche per il lavoro di sviluppo della monoposto. Hulkenberg ha già provato la AMR21 al simulatore, come rivelato a Servus TV, canale di proprietà Red Bull di cui è diventato opinionista ed esperto. E oltre all'Aston Martin, in forma virtuale ha testato la Mercedes: la compagine in campione in carica, in caso di necessità, è possibile che possa a sua volta avvalersi di Hulkenberg quando Stoffel Vandoorne e Nyck De Vries sono impegnati in Formula E.

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