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Che Aston Martin troverà Alonso?
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La domanda, in fondo, viene spontanea. Al di là di un contratto più vantaggioso, per stipendio e durata, Fernando Alonso ha f...

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La Williams non conferma Latifi
De Vries in pole per il sedile

Tre anni di Formula 1 possono bastare. Nicholas Latifi a fine anno non verrà riconfermato dalla Williams e considerando che g...

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Tsunoda ha ottenuto il rinnovo:
correrà anche nel 2023 in AlphaTauri

Yuki Tsunoda ha ottenuto la riconferma in AlphaTauri. Nel 2023 il pilota giapponese disputerà la sua terza campagna in Formul...

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23 Set [15:10]

Che Aston Martin troverà Alonso?
Molto più forte, assicura il dt Fallows

Jacopo Rubino

La domanda, in fondo, viene spontanea. Al di là di un contratto più vantaggioso, per stipendio e durata, Fernando Alonso ha fatto bene a scegliere l'Aston Martin? La squadra di Silverstone oggi è penultima nel Mondiale Costruttori, situazione ovviamente molto deludente rispetto alle ambizioni e agli investimenti del patron Lawrence Stroll. Ma in vista del 2023, quando dall’Alpine arriverà lo spagnolo, ci sarà una monoposto molto più competitiva. Parola di Dan Fallows, l'ingegnere strappato alla Red Bull che da aprile è operativo come direttore tecnico, dopo nove mesi di gardening forzato. "Confido che potremo fare un grande passo avanti con la AMR23 (la futura monoposto, ndr), ci sono aree di miglioramento ovunque", ha dichiarato l'ex delfino del genio Adrian Newey. "Abbiamo centinaia di progetti in corso fra i vari reparti, per trovare guadagni prestazionali".

E poi, si sa, Alonso non le manda mai a dire quando qualcosa non va come atteso. Sarà bene non deluderlo quando raccoglierà l’eredità di Sebastian Vettel: "Sappiamo che Fernando è uno che si farà sentire, ma per questo team non è nulla di nuovo. Sono così anche Sebastian e Lance, fornendoci tante indicazioni e facendoci capire cosa pensano che non funzioni", ha spiegato Fallows. La AMR23, comunque, non potrà nascere cucita addosso al due volte iridato: "Non lo conosco così bene, quello che so sulla sua guida è basato su quanto raccontato da altri. Ha la reputazione di pilotare molto d'istinto, ama sentire il limite della vettura. In questo caso dobbiamo far sì che la base sia ancora più prevedibile e stabile".

L'andamento della stagione 2022, secondo Fallows, non sta però rendendo piena giustizia alla crescita dell'attuale auto: "Abbiamo osservato un trend positivo rispetto ai nostri avversari, anche se ovviamente ci sono stati degli intoppi, ma sono occasioni per imparare. Una volta identificato e sistemato ciò che non va, si procede. Sono situazioni inevitabili per una scuderia che era molto piccola (l'ex Force India, ndr) e ora cresce in fretta. Ho assistito alle stesse cose in Red Bull".

La AMR22, nel frattempo, continuerà a ricevere sviluppi. Ne arriveranno anche a Singapore, per ridurre il peso e aumentare il carico aerodinamico. Un processo utile per cercare migliori piazzamenti nell'immediato, ma anche per fare esperienza in vista dell'anno prossimo: "È importante non sprecare l'occasione di fare verifiche in pista, è qui che si hanno le vere risposte, per quanta fiducia si possa avere nella galleria del vento e nelle simulazioni. Fino ad ora i riscontri da parte dei piloti sono stati positivi, questo dimostra che siamo sulla strada giusta".



A Singapore si dovrebbe inoltre rivedere l'ala posteriore portata a Budapest, capace di catturare l'interesse per le paratie laterali che, pur interpretando le geometrie prescritte dal nuovo regolamento, permettono una canalizzazione dell'aria sul flap principale simile al passato. "È qualcosa venuto fuori sotto la mia supervisione, un esempio eccellente della creatività delle persone in Aston Martin", ha sottolineato il britannico, entrato in organico quando il progetto 2022 era ormai già ampiamente definito. Non c'è stata la sua influenza nemmeno sul discusso aggiornamento delle pance introdotto al Gran Premio di Spagna, che sembrava una copia della stessa Red Bull RB18: "Era stato pensato prima che arrivassi, ma mi ha aiutato a capire la macchina più in fretta", ha spiegato.

Fallows, il cui trasferimento dalla Red Bull è stato oggetto di disputa ("è stato imbarazzante ricevere dai miei amici i link alle notizie", ha ammesso), ha accettato la corte Aston Martin stimolato dalla sfida di allestire una organizzazione vincente, partendo quasi da un foglio bianco. Ma quanto ci vorrà per gli obiettivi fissati dalla proprietà? "Siamo incredibilmente ambiziosi nel voler accorciare i tempi, ma c'è una grossa differenza fra il diventare la squadra più forte a metà schieramento e lottare seriamente per gare e titolo", ha messo in chiaro. "Ci vorranno anni, più che mesi, dobbiamo essere realisti. Sappiamo cosa serve per essere al vertice, ma sono richiesti tempo e parecchi elementi del puzzle da mettere in ordine. Una grossa parte di tutto questo viene anche dall'imparare dagli errori". Alonso, nel biennio 2023-2024, sarà paziente a sufficienza?

23 Set [13:11]

La Williams non conferma Latifi
De Vries in pole per il sedile

Massimo Costa - XPB Images

Tre anni di Formula 1 possono bastare. Nicholas Latifi a fine anno non verrà riconfermato dalla Williams e considerando che gli altri team sono praticamente già al completo o stanno facendo altre scelte, il prossimo anno non lo rivedremo nel Mondiale. Il 27enne canadese era entrato nel team Williams nel 2020 dopo aver svolto alcune prove libere del venerdì nel 2019 e anche nel 2018, ma con la Force India. Nei 55 Gran Premi disputati fino ad ora ha avuto il suo momento di gloria a Budapest 2021 quando ha terminato settimo. Ricordate la gara pazza vinta da Esteban Ocon?

Latifi era entrato in Williams grazie a un budget potente che aveva aiutato una squadra in grande difficoltà economica. Ragazzo dal comportamento esemplare, Latifi è sempre stato un pilota modesto anche nelle serie propedeutiche, ma è riuscito in qualche maniera a coronare il suo sogno. Qualche guizzo lo ha avuto nel corso dei suoi tre anni di F1, ma per lo più è sempre rimasto a grande distanza dal suo ex compagno George Russell e questa stagione da Alexander Albon. A Monza, probabilmente il canto del cigno quando Nyck De Vries, sostituto al volo di Albon colpito da appendicite, ha fatto meglio di Latifi in qualifica e in gara concludendo addirittura in zona punti.

Il canadese ha vissuto un momento difficile dopo la gara di Abu Dhabi 2021 quando ha ricevuto minacce pesantissime per l'errore (banale) commesso negli ultimi giri di quel GP. Incidente che bloccò la corsa verso la vittoria della corsa (e del mondiale) di Lewis Hamilton per l'ingresso della safety-car e tutto quello che poi ne è scaturito. Cosa farà nel 2023 Latifi? Nelle settimane scorse aveva detto che avrebbe deciso il proprio futuro soltanto dopo aver chiarito come sarebbe andata la trattativa con la Williams. Per il suo sedile, in corsa c'è ovviamente De Vries, ma non è esclusa anche una promozione dell'americano Logan Sargeant, parte della Academy Williams, che corre in F2, ma per conquistare la super licenza deve terminare la stagione almeno al quinto posto (ora è terzo).

22 Set [12:47]

Tsunoda ha ottenuto il rinnovo:
correrà anche nel 2023 in AlphaTauri

Jacopo Rubino

Yuki Tsunoda ha ottenuto la riconferma in AlphaTauri. Nel 2023 il pilota giapponese disputerà la sua terza campagna in Formula 1: l'annuncio di oggi gli permetterà quindi di disputare il Gran Premio di casa a Suzuka, in programma il 9 ottobre, con la sicurezza di proseguire la sua avventura nel Circus, dopo le varie "tirate d'orecchie" ricevute da Helmut Marko, consulente Red Bull, per il suo carattere fumantino. A favore della sua permanenza, oltre alla spinta Honda, ha giocato probabilmente anche la mancanza di alternative forti nel programma junior, visti i risultati in F2 di Liam Lawson, Jehan Daruvala, Dennis Hauger o del connazionale Ayumu Iwasa.

"Come abbiamo visto da quando si è unito a noi l'anno scorso, Yuki è un pilota di grande talento e in questa stagione è migliorato molto. Il ritmo mostrato di recente è una prova della sua curva di apprendimento ripida e dimostra di meritare un posto in F1. Mi aspetto ancora dei risultati importanti da lui in queste ultime sei gare del 2022", ha riconosciuto il team principal Franz Tost, ma la decisione sul rinnovo era nelle mani della proprietà Red Bull.

"Come ho sempre sostenuto, a un pilota servono almeno tre anni per familiarizzare con la Formula 1, quindi sono contento che gli sia stato dato il tempo necessario per mostrare il suo potenziale", ha aggiunto il manager austriaco. Nella maturazione del nipponico è stato fondamentale il trasferimento dalla Gran Bretagna a Faenza, per vivere da vicino la quotidianità della squadra. "Mi sento davvero parte del team", ha rimarcato Tsunoda, commentando cosa lo attende: "Naturalmente, questa stagione non è ancora finita e continuiamo a lottare nel gruppo centrale, sono pienamente concentrato sul concludere al meglio questa stagione e poi guarderemo alla prossima".



Al momento, Tsunoda occupa il sedicesimo posto in classifica con 11 punti, ottenuti chiudendo in top 10 a Sakhir, Imola e Barcellona. Da allora, è rimasto a secco, ma la AT03 non è una vettura competitiva quando la 2021.

Non è detto che Pierre Gasly rimanga ancora il suo compagno di box: il francese è il preferito dall'Alpine per sostituire Fernando Alonso, anche se l'ipotesi di liberarlo dall'attuale contratto con l'AlphaTauri si è un po' raffreddata. Tutto dipenderà dall'eventualità di trovare un rimpiazzo all'altezza, che non potrà essere Colton Herta, come desiderava la Red Bull. Per l'americano la FIA non concederà deroghe sulla Superlicenza mancante.

22 Set [9:36]

La F1 resta fredda verso nuovi team:
Domenicali lo ribadisce, ma è giusto?

Jacopo Rubino - XPB Images

Dieci possono bastare. All'idea di avere nuove squadre al via, come piacerebbe anche a molti appassionati, il presidente Stefano Domenicali ha ribadito il concetto: "Al momento, per la Formula 1 non è davvero una necessità". In questi mesi l'argomento è tornato d'attualità per i tentativi di entrare nel Circus da parte del team Andretti, ostacolati però dalla freddezza di Liberty Media. La compagine americana è stata la più "rumorosa" nel comunicare le proprie intenzioni,
aspetto che è stato poco apprezzato, ma ci sono anche altre entità, più silenziose, che ci stanno pensando.

"Ora la F1 è estremamente competitiva, ma serve essere molto forti a livello economico e di competenze: è cruciale far sì che il sistema rimanga stabile a lungo termine. Questa è la fase per investire sul futuro, bisogna essere equilibrati", ha insistito Domenicali a Sky Sports. E sull'arrivo di altre scuderie, ha precisato: "Non sto dicendo che non accadrà, ma deve avvenire passo dopo passo".

Dal 2017, dopo il fallimento della Manor, la griglia conta su 20 monoposto, meno di quanto visto per buona parte della storia del campionato. Questo toglie forse un po' di spettacolo e determina anche una carenza di opportunità per i piloti, specialmente per quei giovani meritevoli, ma costretti a rimanere almeno una stagione in panchina, dopo la gavetta nelle serie propedeutiche. "Avere uno o due team in più potrebbe rendere disponibile qualche sedile aggiuntivo", ha riconosciuto Domenicali, "ma abbiamo bisogno della giusta dimensione affinché questo sport sia di successo".

La scarsa propensione ad allargare lo schieramento, di fatto, è figlia soprattutto di ragionamenti finanziari. Una undicesima formazione, pur chiamata a versare una tassa compensativa di 200 milioni di dollari, porterebbe a spartire i ricavi in fette più piccole. Uno scenario che entusiasma poco chi è già presente, nonostante il budget cap abbia reso ormai profittevole per tutti gareggiare in F1. La salute complessiva delle squadre non è mai stata così buona, facendone alzare il prezzo per potenziali compratori. Ne sa qualcosa proprio Michael Andretti, che lo scorso anno aveva cercato di rilevare la Sauber (attualmente in pista come Alfa Romeo) per 600 milioni di dollari, prima di imbastire un progetto partendo da zero.

Sul fronte degli oppositori spicca ad esempio Toto Wolff, boss Mercedes: "Il valore della F1 è dato dal numero limitato di franchigie, e non vogliamo diluirlo. Un nuovo team deve portare un valore aggiunto. Andretti è un grande nome, ma questo è sport, è business, e bisogna capire cosa può dare in più". Il manager austriaco, invece, ha sempre ben accolto la prospettiva di misurarsi contro Audi e Porsche.



Difficilmente, di certo, si sarebbe fatta resistenza ad Audi se avesse scelto di allestire una compagine in proprio, invece che debuttare nel 2026 da motorista rilevando un'ampia maggioranza della stessa Sauber (e senza quindi aumentare il numero di macchine iscritte). Per adesso è sfumata l'ipotesi di un ingresso della cugina Porsche, vista la trattativa fallita con Red Bull, ma i regolamenti delle future power unit sono stati pensati per attirare nuovi marchi. E Domenicali, di recente, ha pure rivelato: "Ci sono altri costruttori seduti ai tavoli tecnici che preferiscono non uscire allo scoperto". Forse sono stati solo sondaggi, ma potrebbero tramutarsi in sviluppi suggestivi.

La F1 "parco giochi" delle Case automobilistiche la si è già vista nei primi anni Duemila, e si è dissolta in fretta quando Honda, BMW e Toyota, e parzialmente Renault, tagliarono la corda. "Ad oggi, mai come in precedenza, abbiamo un mix di team, costruttori e fornitori di primo livello. Se qualcosa cambiasse, sappiamo cosa fare", ha garantito Domenicali. Da sempre però, le case ragionano su orizzonti più brevi dei campionati in cui si impegnano, e senza uno zoccolo duro di realtà indipendenti ci si espone al rischio di terremoti. Ecco perché, in fondo, è forse un po' miope sbarrare la strada ad Andretti in modo così ostinato, tanto più pensando che investirà 200 milioni di dollari per realizzare un nuovo quartier generale vicino a Indianapolis da 230 ettari di estensione. La solidità e il prestigio del soggetto non dovrebbero essere in discussione.

21 Set [16:01]

Nel 2026 di nuovo Red Bull-Honda?
Da Milton Keynes ora c'è l'apertura

Jacopo Rubino

Nulla di fatto con Porsche, e per la power unit 2026 la Red Bull riapre la porta a Honda. Il team principal Christian Horner, ai microfoni di Speedweek, ha teso pubblicamente la mano: "Con le nuove regole, la potenza sarà divisa al 50 per cento fra parte termica ed elettrica, sarebbe logico ed interessante ridiscuterne con Honda". I rapporti sono rimasti ottimi, e di fatto non si sono davvero interrotti: la casa giapponese si è disimpegnata dalla Formula 1 al termine del 2021, come ricordato da Horner "per concentrarsi sull'elettrificazione delle auto di serie", ma preparando un'uscita sempre più morbida per facilitare le cose alla scuderia di Milton Keynes. Alla fine, attraverso il reparto corse HRC, Honda continuerà a fornire assistenza ai propri motori fino al termine dell'attuale ciclo tecnico.

Il consulente Helmut Marko, di recente, al quotidiano Osterreich aveva peraltro già anticipato: "Volerò a Tokyo a inizio ottobre, tra le gare di Singapore e Suzuka". E l'argomento sul tavolo sarà proprio il possibile rientro della Honda in forma ufficiale.

Dal costruttore nipponico l'idea non è mai stata esclusa seccamente, e nella storia dell'azienda non sarebbe nemmeno una novità, ma ci si chiedeva in quali modalità potesse avvenire, quando Red Bull era ad un passo dal celebrare il matrimonio con Porsche. Riprendere il discorso con la stessa compagine anglo-austriaca sarebbe la via più semplice e logica, visto anche i successi ottenuti insieme, culminati nel titolo 2021 di Max Verstappen. Per l'olandese si attende ormai il bis, mentre la Red Bull ha la strada spianata anche per il Mondiale Costruttori, che manca dal 2013 e potrebbe essere messo in cassaforte proprio al Gran Premio del Giappone, a casa Honda.

Il reparto motori creato a Milton Keynes, in ogni caso, è ciò che dà tranquillità alla Red Bull su qualsiasi scelta strategica. Di firmare con la Honda o con un altro partner "non c'è urgenza", ha confermato Horner. "Abbiamo cambiato approccio scegliendo di realizzare i propulsori da soli. Siamo riusciti ad attirare alcuni fra i migliori ingegneri, in 55 settimane abbiamo allestito la fabbrica, abbiamo già provato al banco il nostro primo V6, sviluppato in totale autonomia. Pensiamo di avere le capacità di andare per la nostra strada".

Unire le forze con una casa automobilistica sarebbe quindi la ciliegina sulla torta, anche a livello commerciale, ma la filosofia è chiara: mantenere l'indipendenza, senza intromissioni. È per questo, si sa, che la trattativa con Porsche è saltata. "Ogni partnership deve rispettare questo principio. Con Porsche sarebbe cambiata in modo significativo l'identità del nostro team", ha spiegato Horner. Honda queste mire non le aveva.

21 Set [10:23]

Rinnovo raggiunto tra Monaco e F1,
il GP resta in calendario fino al 2025

Jacopo Rubino - XPB Images

Il Gran Premio di Monaco ospiterà la Formula 1 nel 2023, come emerso all'annuncio del prossimo calendario, ma anche nel 2024 e 2025: in scia è giunta la conferma del nuovo accordo siglato tra Liberty Media e gli organizzatori dell'evento, su base triennale. Il futuro della gara-salotto del Circus, ancora oggi considerata la più iconica del Mondiale, negli ultimi tempi era stato messo concretamente in dubbio, ma le lunghe trattative hanno avuto per fortuna esito positivo.

Michel Boeri, presidente dell'Automobile Club del Principato, ha sottolineato come la firma sia arrivata "nell'interesse della Formula 1 e dopo diversi mesi di negoziazione", già anticipando un probabile prolungamento oltre la scadenza appena fissata. Il capo della F1, Stefano Domenicali, nelle dichiarazioni di rito ha voluto ringraziare tutti gli attori coinvolti nella trattativa, e "specialmente", oltre a Boeri, anche il principe Alberto. Un passaggio che sottolinea velatamente quanto il processo sia stato laborioso, come mai era accaduto in precedenza.

I dettagli dell'intesa non sono stati resi noti, ma è quasi certo che la corsa di Montecarlo abbia dovuto cedere su alcuni dei privilegi di cui ha sempre goduto, ad esempio per la produzione TV e per la cartellonistica lungo il percorso (fin qui sempre gestite localmente), così come sulla tassa di iscrizione molto ridotta rispetto ad altri tracciati. Si era persino parlato di rivedere la consueta collocazione di fine maggio, ma su questo fronte non ci sono stati cambiamenti.

Una prima concessione si è già vista in questa stagione, quando per la prima volta l'evento si è disputato nell'arco di tre giornate: come in tutti gli altri appuntamenti, le prove libere sono andate in scena al venerdì, e non più al giovedì. Questo ha inoltre consentito al personale dei team di avere 24 ore in più per il trasferimento dalla tappa di Barcellona, dove si è corso nel weekend subito precedente.

Anche nel 2023 il round di Monaco, previsto il 28 maggio, sarà in back-to-back, ma questa volta con l'italiana Imola.

20 Set [17:04]

Il calendario 2023 è ufficiale
La FIA conferma 24 Gran Premi
Due GP in Italia, tre negli USA

Massimo Costa

La FIA ha ufficializzato il calendario F1 del 2023. Saranno 24 gli appuntamenti e rispetto a quanto avevamo riportato lo scorso 15 settembre vi è una sola variazione: l'inversione delle date di fine luglio tra Budapest e Spa, rispettivamente collocate al 23 e al 30 luglio. Confermato il ritorno della Cina, a Shanghai, il 16 aprile. Il Mondiale scatterà il 5 marzo a Sakhir, in Bahrain, e terminerà il 26 novembre a Yas Marina, Abu Dhabi. Due le gare in Italia: Imola il 21 maggio (che aprirà la fase europea) e Monza il 3 settembre (che la concluderà). Ben tre invece, i Gran Premi negli Stati Uniti con Miami il 7 maggio, Austin il 22 ottobre e la novità Las Vegas il 19 novembre, penultimo appuntamento del 2023.

Il calendario ufficiale 2023 

5 marzo - Sakhir (Bahrain)
19 marzo - Jeddah (Arabia Saudita)
2 aprile - Melbourne (Australia)
16 aprile - Shanghai (Cina)
30 aprile - Baku (Azerbaijan)
7 maggio - Miami (Stati Uniti)
21 maggio - Imola (Italia)
28 maggio - Montecarlo (Monaco)
4 giugno - Barcellona (Spagna)
18 giugno - Montreal (Canada)
2 luglio - Silverstone (Gran Bretagna)
9 luglio - Spielberg (Austria)
23 luglio - Budapest (Ungheria)
30 luglio - Spa (Belgio)
27 agosto - Zandvoort (Olanda)
3 settembre - Monza (Italia)
17 settembre - Marina Bay (Singapore)
24 settembre - Suzuka (Giappone)
8 ottobre - Losail (Qatar)
22 ottobre - Austin (Stati Uniti)
29 ottobre - Città del Messico (Messico)
5 novembre - San Paolo (Brasile)
19 novembre - Las Vegas (Stati Uniti)
26 novembre - Yas Marina (Abu Dhabi)

20 Set [15:58]

Alonso e le bustarelle ai
meccanici McLaren nel 2007

Massimo Costa - XPB Images

State tranquilli che dove in F1 ci sono controversie, fatti poco chiari, tradimenti, di mezzo c'è Fernando Alonso. Grande pilota, senza dubbio, ma uomo divisivo, difficile, controverso, spesso inutilmente polemico. L'ultima bomba che mette a nudo il comportamento del due volte campione del mondo spagnolo arriva da Marc Priestley, ex meccanico McLaren e successivamente divenuto giornalista televisivo inglese al seguito della Formula 1 e della Formula E.

Al podcast PitStop, Priestley ha raccontato una storia decisamente inimmaginabile e relativa al 2007, quando lui lavorava in McLaren e i piloti erano Alonso e il debuttante Lewis Hamilton. Ecco le parole di Priestley: "Una delle tattiche di Nando era quella di portare tutta la squadra dalla sua parte nel box. Al mio arrivo in pista, prima di una gara, notai che uno tra il suo manager e l’allenatore stava distribuendo piccole buste marroni piene di soldi, erano per tutti coloro che non lavoravano sulla macchina di Lewis”.

“Alonso pagava per avere il supporto di più persone, cercava di lottare contro il controllo del team. Ricordo che aprii questa busta marrone e c'erano circa 1.500 euro. Era tutto così losco. Non c’erano contrassegni e così mi sono detto ‘Grazie mille, ma che cos’è?’. Poi, il suo allenatore si allontanò e io rimasi con questa cosa che dentro era letteralmente piena di soldi. Le uniche persone che non ricevettero quella busta sono stati i ragazzi che si occupavano della monoposto di Lewis".

"Cominciai a capire cos'era successo, Fernando stava cercando di ottenere il supporto di sempre più persone, incoraggiandole a sostenere lui in questa battaglia con Hamilton che c’era nel nostro team. La tattica si può dire che sia stata intelligente, ma alla fine, ovviamente, la voce si è sparsa e ci è stata fatta donare l’intera somma in beneficenza. È stata la cosa giusta da fare, ma questo è stato un piccolo spunto per capire le diverse mentalità tra i due piloti”. Queste dunque le parole di Priestley e vediamo se ci sarà una replica da parte di Alonso o di altri ex componenti del team McLaren nel 2007.

La storia ci racconta che alcuni piloti, dopo una vittoria, regalano una sorta di bonus ai componenti del team. Ma di certo, mai si è saputo che un pilota elargisse (in termine giuridico si potrebbero definire tangenti o tentativo di corruzione) soldi per portare i componenti di una squadra di F1 dalla propria parte. E forse, dopo 15 anni, ora si capisce perché Alonso avesse perso la fiducia di Ron Dennis e del resto del team (e non poteva essere diversamente) mentre Hamilton, al debutto in F1, riusciva a mettere in ombra il due volte iridato grazie al suo incredibile talento. Una rivalità assurda, un clima nella squadra rovinato da Alonso, che poi apparve felice quando Hamilton perse il mondiale, ricordiamo da debuttante, all'ultima gara a vantaggio di Kimi Raikkonen.

20 Set [10:30]

Mercedes carica per i prossimi GP,
ma va decisa la filosofia della W14

Jacopo Rubino

"Vogliamo provare a battere la Ferrari per il secondo posto nel Mondiale, e vogliamo provare a vincere una gara, o anche più di una". Il direttore tecnico Mike Elliott ha messo in chiaro gli obiettivi della Mercedes per la parte finale della stagione 2022. Che sia possibile superare la Rossa in classifica è ormai chiaro, visti i 35 punti di distacco in classifica, pur saliti un po' a Monza. Ma se il velocissimo tracciato brianzolo non ha esaltato la W13, i prossimi in calendario potrebbero invece risultare più congeniali.

"In base a quanto appreso quest'anno, ci aspettiamo che Singapore possa essere un po' più simile a quanto abbiamo visto a Budapest e Zandvoort. Per tipologia di curve, pensiamo che per la nostra macchina sia più favorevole", ha spiegato Elliott. La Freccia d'Argento ha dimostrato di rendere meglio su circuiti tortuosi, anche se sul cittadino di Marina Bay, dove la Formula 1 torna a distanza di tre anni, c'è l'incognita del fondo sconnesso che richiederà compromessi di assetto.

"Abbiamo avuto buone gare, e altre non così tanto, ma ad essere davvero incoraggiante è la comprensione che viene dal lavoro al simulatore e in galleria del vento. Stiamo venendo a capo del perché le nostre prestazioni siano altalenanti", ha sottolineato Elliott. Questo periodo è cruciale anche in ottica 2023: nel giro di qualche settimana, a Brackley bisognerà decidere se la futura monoposto, la W14, resterà fedele all'attuale filosofia aerodinamica, simboleggiata dalle micropance ma difficile da ottimizzare, o virerà su qualcosa di più allineato alla concorrenza.

Per il momento, come raccontato da George Russell, non viene esclusa nessuna idea: "Potremmo proseguire con questa configurazione, così come potremmo cambiare totalmente. Ma c'è di più, oltre alle pance, a fare la differenza nelle prestazioni. Dobbiamo continuare a sviluppare questa vettura, e adesso abbiamo un'idea chiara su come farlo, anche se non significa comunque risolvere i problemi all'istante".

Fino a qui, la Mercedes ha comunque avuto il merito di raccogliere quasi sempre il massimo possibile, a differenza ad esempio della stessa Ferrari: manca ancora un successo di tappa, ma sono maturati 13 piazzamenti sul podio (doppi in Francia e Ungheria). Russell ha chiuso in top 5 ogni volta che ha tagliato il traguardo ed è in lizza per diventare vicecampione, distante 16 lunghezze da Charles Leclerc e 7 da Sergio Perez. Conquistare almeno un Gran Premio, oltre alla spinta motivazionale, consentirebbe alla Mercedes di proseguire una striscia che dura dal 2012. E se avvenisse con Lewis Hamilton, permetterebbe al sette volte iridato eviterebbe l'onta della sua prima stagione in F1 priva di trionfi.

In ogni caso, a fine anno la W13 verrà pensionata senza nostalgia: "Non credo che avrà un posto d'onore al museo di Stoccarda. Magari finirà nei sottorranei...", aveva scherzato il team principal Toto Wolff. La sua erede dovrà essere di nuovo da titolo.

20 Set [9:52]

La vicenda Piastri ha segnato:
Alpine potrebbe chiudere il vivaio

Jacopo Rubino - XPB Images

Il caso Piastri ha scottato parecchio l'Alpine. Mentre la squadra francese prosegue la caccia al nuovo pilota per il 2023, anche con i test privati a Budapest che sembrano quasi una audizione in stile cinematrografica, si pensa persino di dismettere il programma junior per i giovani talenti. Lo ha dichiarato abbastanza apertamente l'amministratore delegato Laurent Rossi: "Stiamo realmente valutando se continuare oppure no dopo l'attuale gruppo di piloti in lista, con i quali onoreremo gli accordi pluriennali".

La gestione maldestra dell'ex pupillo Oscar Piastri, sfuggito di mano, ha comunque sollevato una questione legittima che riguarda l'intero sistema Formula 1: la McLaren, oggi priva di un vivaio, ha strappato un pilota allevato da un team avversario. L'australiano, entrato nell'Academy ancora marchiata Renault nel 2020, dopo il titolo in Formula Renault Eurocup, ha beneficiato di investimenti per la sua crescita, ripagata con i trionfi in F3 e F2. Per quest'anno Piastri era stato "parcheggiato" nel ruolo di collaudatore e riserva, ma per lui è stato organizzato un calendario di prove private di circa 5000 chilometri con la vettura 2021, rimasto ovviamente incompleto.

"Al di là delle nostre colpe, non credo che sia stato positivo per lo sport", ha concesso Rossi, però rimarcando: "Non sono sicuro di voler continuare ad allenare piloti, o a doverli bloccare dentro a contratti che per loro potrebbero non essere attraenti. Si può scegliere di non investire, e poi pescarli con il denaro risparmiato...".

Dal 2016, quando è avvenuto il ritorno in F1 da costruttore completo, il gruppo Renault non è riuscito a promuovere in griglia nessun pilota passato dal proprio vivaio, pur avendo avuto sotto la propria ala diversi nomi. Lo stesso Guanyu Zhou, per debuttare al via del Mondiale con l'Alfa Romeo, si è slegato dal costruttore transalpino.

Sull'argomento, Rossi ha trovato un sostenitore in Toto Wolff. "Penso sia importante che i programmi junior vengano rispettati", aveva dichiarato il team principal Mercedes, prima che il Contract Recognition Board risolvesse la disputa contrattuale Alpine-McLaren. Quella dell'austriaco era più una considerazione sui valori da seguire: "Credo nel karma e nell'integrità, ma non voglio giudicare perché non conosco la situazione dal punto di vista legale. Tutti noi spendiamo molto denaro nei nostri programmi junior. Sapere che adesso, con astuzia, ci si può tirare fuori, non è positivo per il settore. Di conseguenza, noi assumeremo ancora più avvocati per contratti ancora più rigidi".

Era in sintonia anche Christian Horner della Red Bull, il cui programma junior resta probabilmente il più famoso (e prolifico) del Circus: "Contrattualmente, non dovrebbe mai accadere. Se Renault e Alpine hanno investito nella carriera di Piastri, credo ci debba essere un elemento di lealtà".

Di sicuro, per tutto il paddock ci saranno alcune lezioni da imparare per evitare il ripetersi di un'altra vicenda Piastri, qualsiasi sia l'opinione in merito. Se non altro, l'Alpine può consolarsi con il buon momento di Jack Doohan in Formula 2 (potenziale candidato a un sedile in F1) e con il titolo dell'affiliato Victor Martins in F3.

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