formula 1

Ceccarelli, Formula Medicine
"Dall'emergenza, siamo emersi"

Una stagione difficile, ma non impossibile per Formula Medicine, quella che si è conclusa. In tempi di emergenza, la strut...

Leggi »
Altre

Dakar - Finale
Mito Peterhansel, 14 edizioni vinte

Jacopo Rubino

6 edizioni vinte in moto, la prima nel 1991, e adesso 8 in auto: Stephane Peterhansel è se...

Leggi »
PrecedentePagina 1 di 10Successiva
17 Gen [15:24]

Ceccarelli, Formula Medicine
"Dall'emergenza, siamo emersi"

Una stagione difficile, ma non impossibile per Formula Medicine, quella che si è conclusa. In tempi di emergenza, la struttura del dottor Riccardo Ceccarelli ha risposto con l'arma della flessibilità. Non adattamento, ma capacità a risolvere ogni tipo di problema. Da ciò è scaturito un bilancio del 2020 addirittura positivo. Lo dicono i numeri ed anche i risultati ottenuti e le novità introdotte per forza di cose in un momento globalmente drammatico.

"Siamo riusciti a ribaltare in positivo il valore di un anno che sembrava perso. Dall'emergenza abbiamo saputo emergere - spiega Ceccarelli - A gennaio abbiamo iniziato inaugurando la versione 2.0 della palestra mentale; una struttura molto innovativa, dotata di sei grandi schermi touch screen da noi stessi realizzati in sede. Abbiamo lavorato sull'evoluzione del software, l'analisi e gli algoritmi legati al training mentale, facendo un grosso salto in avanti”.

Poi è arrivato il lockdown, che ha bloccato tutto. Ma l'attività di Formula Medicine è proseguita ininterrottamente. "Abbiamo continuato ad allenare da remoto, predisponendo degli stage on-line con i piloti BMW. In poco tempo siamo riusciti ad organizzarci per fornire loro un servizio di qualità", prosegue Ceccarelli.

Quindi una molteplice sfida. "Ci siamo trovati a seguire F1, DTM, il kart e le varie 24 Ore concentrate in pochi mesi - spiega il numero uno di Formula Medicine - Delle volte avevamo anche tre eventi nello stesso weekend. In alcuni fine settimana ci siamo trovati con 20 persone del nostro staff in giro per il mondo. Nella massima categoria, dieci giorni prima che il Mondiale prendesse il via, abbiamo dovuto triplicare il personale medico in pista, portandolo da quattro a 10/11 elementi. Lo abbiamo fatto con il massimo impegno e risultato. In meno di due settimane abbiamo istituito una vera e propria task force, senza perdere qualità nel lavoro. Coordinandoci con le autorità locali per gestire i positivi al Covid-19 ed il loro rientro nei tempi più corretti. Abbiamo dovuto far fronte alle regole diverse dei vari paesi in cui siamo stati. Ed abbiamo ricevuto molti complimenti per averlo fatto nel migliore dei modi. Tutto ciò ci ha dato un credito importante”.

La flessibilità dei singoli e del gruppo è una delle doti più importanti di un'azienda. E del resto è anche e soprattutto su di essa che Formula Medicine lavora nella preparazione dei manager. Ed è proprio sulla flessibilità che ha puntato tutto. Prima di inaugurare la palestra mentale, Formula Medicine seguiva in sede e non soltanto una settantina di atleti ogni anno. Con il mental training questo numero è salito a 180. Nel 2020 gli atleti seguiti sono stati 122 di 65 differenti nazionalità, 25 di sport diversi dall'automobilismo, come golf, pattinaggio, tennis, basket, bmx ed anche l'e-sport. Un numero nel complesso molto buono.

A proposito sempre di cifre, va ricordato che Formula Medicine nell'anno che è trascorso è stata presente a 17 Gran Premi (526 in totale dall'anno in cui è stata istituita), per seguire otto team. Contestualmente ha presenziato a nove gare del DTM e 64 in totale, considerando anche l'impegno nel WEC, nella Formula E, nell'IMSA, nel kart e nelle varie 24 Ore. Ben 56 i professionisti che nel 2020 hanno lavorato con Formula Medicine. Un traguardo mai raggiunto in precedenza.


17 Gen [11:47]

Alpine conferma Brivio:
nominato "racing director"

Jacopo Rubino

"Racing director", è questo l'incarico che Alpine ha assegnato a Davide Brivio: la squadra francese, l'ex Renault, ha confermato l'arrivo in Formula 1 del manager italiano che in questi anni ha guidato il team Suzuki MotoGP, fino al clamoroso titolo 2020. La scelta di Brivio era emersa a sorpresa circa dieci giorni fa, e il 7 gennaio era stato ufficializzato il suo congedo dalla Suzuki: "Una nuova sfida professionale ed opportunità si presentata improvvisamente, e ho deciso di accettarla", aveva dichiarato.

"Il suo ruolo specifico e le sue responsabilità verranno annunciate nelle prossime settimane", ha però specificato Alpine, facendo intendere che il processo di riorganizzazione orchestrato da un altro italiano, Luca De Meo amministratore delegato del gruppo Renault dallo scorso luglio, non si è certo concluso. È stato solo anticipato che "Davide riporterà al CEO di Alpine, Laurent Rossi", evidenziando: "Si unisce al team con grande esperienza e successo dopo più di vent'anni nel Campionato del Mondo MotoGP".

Si ricorda infatti la lunga parentesi del 57enne brianzolo in Yamaha, dove fu team manager dal 2002 al 2010, e dal 2007 la casa nipponica (con Valentino Rossi in sella) fu sponsorizzata dalla Fiat di cui De Meo era all'epoca direttore marketing. Da lì la conoscenza di Brivio.

Dopo la completa uscita di scena di Cyril Abiteboul dalla galassia Renault, i gradi di team principal dovrebbero essere assegnati a Marcin Budkwoski. Ma in tal senso Alpine non si è ancora pronunciata.. Nel frattempo, giovedì è iniziato il cosiddetto rebranding della scuderia, con il cambio di identità su tutti i profili social (da Renault ad Alpine, appunto), la presentazione di una livrea "invernale" e la scelta della sigla per la monoposto affidata a Fernando Alonso ed Esteban Ocon: A521.

16 Gen [11:43]

Fare progressi in qualifica:
primo obiettivo 2021 di Latifi

Jacopo Rubino - XPB Images

Nicholas Latifi era l'unico esordiente della scorsa stagione di Formula 1, ma non ha goduto di grossa attenzione: un po' per aver occupato spesso il fondo della griglia con la Williams, un po' per la nomea di "pilota pagante", difficile da cancellare. Il canadese per uscire dal cono d'ombra nel 2021 sa di dover crescere soprattutto in qualifica, anche per reggere il confronto con un compagno quotato come George Russell. Lui sì, sotto i riflettori.

"Tante volte al sabato non ho tirato fuori il massimo dalla macchina, né da me stesso, e al termine avrei voluto cambiare qualcosa: poteva essere il modo di scaldare le gomme, di portare i freni nella giusta finestra di utilizzo, oppure rimproverarmi per non aver realizzato un giro pulito", ha raccontato l'ex F2, capace solo in Ungheria di evitare l'eliminazione in Q1. Su Russell, mai battuto nella caccia al tempo, tiene però a sottolineare: "Sono al fianco di uno tra i piloti più forti in qualifica. È un buon punto di riferimento, è uno in gamba e lo ha dimostrato in Bahrain guidando la Mercedes".

L'obiettivo base per il prossimo campionato, quindi, è chiaro: "Devo trovarmi più avanti in griglia, perché occupare una posizione migliore nei primi giri può fare un'enorme differenza sullo svolgimento del resto della corsa".

Latifi, comunque, per tre volte ha davvero sfiorato la zona punti, chiudendo undicesimo al debutto nel Gran Premio d'Austria, poi al Gran Premio d'Italia e in quello dell'Emilia Romagna. "Non conto l'Austria, perché ho beneficiato dei problemi di alcuni avversari, si trattava di non commettere errori", ha ammesso con sincerità, ma i risultati di Monza e Imola sono stati i momenti più positivi del 2020.

"A Monza è stato strano, non credevo che la pista fosse adatta alla nostra macchina, ma a Imola le cose hanno funzionato molto bene. È stata una delle quelle gare in cui riesci a tenere un bel ritmo, e costante, con la nostra macchina non sempre facile per un'ora e mezza", ha spiegato. "Al traguardo avevo sensazioni diverse: da un lato c'era la soddisfazione di un'ottima prova, a livello personale, di strategie e pit-stop, dall'altro un po' di frustrazione per essere arrivato così vicino ai punti. Forse, se avessi tentato qualcosa di diverso alla ripartenza...".

In questo 2021, con l'esperienza accumulata e una Williams probabilmente un po' più competitiva, potrebbe presentarsi qualche occasione in più per entrare in top 10 alla domenica. Ma come detto, per Latifi sarà in primis determinante una maggiore incisività in qualifica.

14 Gen [10:51]

Renault F1 ora è Alpine:
la vettura si chiamerà A521

Jacopo Rubino

Alpine, il marchio sportivo del gruppo Renault, da oggi è ufficialmente in Formula 1: la casa francese ha modificato le proprie utenze social e ha svelato una livrea provvisoria della monoposto, che magari vedremo ai test invernali in Bahrain. La base sarà nera, ma con una grande "A" al retrotreno contornata dai colori rosso-bianco-blu della bandiera transalpina, che rifinisce anche le paratie degli alettoni. Il logo Renault non sparirà, applicato sul cofano motore per sottolineare la provenienza tecnologica.

"Alcuni elementi resteranno anche nella colorazione in gara. Il grande emblema Alpine sarà il primo simbolo dell'identità del brand nelle corse. Il blu, il bianco e il rosso si riferiscono alla bandiera della Francia e a quella della Gran Bretagna", ha spiegato il responsabile grafico Antony Villain, ricordando che la sede principale resta quella di Enstone.

La vettura affidata al rientrante Fernando Alonso e ad Esteban Ocon, ovviamente, deriverà dalla RS20 (Renault) dello scorso anno, ma avrà una sigla differente: A521, omaggio al prototipo A500 che Alpine realizzò nel 1975 come banco prova per il debutto della Renault nella categoria regina avvenuto due anni più tardi, aprendo la strada del propulsore turbo.

Con l'arrivo al ponte di comando dell'italiano Luca De Meo, in qualità di amministratore delegato, la divisione Alpine ha trovato una nuova spinta nei piani aziendali. Il progetto del gruppo Renault è ambizioso, e prevede inoltre la realizzazione di modelli stradali elettrici ad alte prestazioni, uno dei quali, in collaborazione addirittura con la Lotus, potrebbe sostituire l'attuale A110. Sotto Alpine converge l'intero reparto corse di Renault Sport, che al momento comprende circa 1500 dipendenti, F1 compresa.

13 Gen [13:00]

Intervista al 'commissario' Pirro:
"Il duello storico Arnoux-Villeneuve?
Neanche oggi verrebbero penalizzati"

Alessandro Bucci - XPB Images

Il ruolo di commissario sportivo è scarsamente conosciuto nei suoi aspetti più peculiari. Formato da quattro elementi, il collegio di commissari presente ai GP di Formula 1 cambia ad ogni evento, in modo da garantire pluralità nel corso della stagione. Il regolamento sportivo della massima serie, per quanto riguarda la condotta di guida, spesso sconosciuto e considerato superficialmente, consta in realtà di poche regole le cui interpretazioni possono variare a seconda dell’evoluzione degli eventi e degli episodi nel corso del tempo. Assieme ad Emanuele Pirro, commissario di gara (convocato in veste di ex pilota F1) con più presenze all’attivo, cerchiamo di fare luce sugli ‘arbitri’ del motorsport, figure forse non ancora sufficientemente conosciute dai tifosi nel complesso mondo F1. Intervista tratta dall'annuario Formula 1 2020 edito da Roberto Vallardi.

Emanuele come si diventa commissario di gara sportivo FIA?
“A livello di Federazione nazionale e internazionale, il commissario sportivo è un ruolo di volontariato, quindi ci tengo a precisare che non è una professione. Il ruolo di commissario viene esercitato da appassionati che vogliono essere coinvolti nel motorsport dando il proprio contributo. Esiste una gerarchia di corsi per diventare commissario nazionale attraverso un processo meritocratico, grazie al quale si avanza gradualmente sino a poter diventare commissario internazionale approdando infine in Formula 1. Solitamente un aspirante commissario matura diverse esperienze ed ha ricevuto valutazioni dai commissari più esperti di lui”.

Com’è composto un collegio di commissari?
“Il pannello dei commissari è formato da un chairman e da altri due o tre commissari a seconda della categoria. In F1 le figure sono 4: un chairman, un commissario internazionale, un commissario nominato dalla federazione locale e infine un ex pilota”.

Da quanti anni ricopri il ruolo di ex pilota nel collegio?
“Quella dell’ex pilota è una figura entrata in vigore dal 2010 e iniziai proprio quell’anno. La figura del pilota commissario è nata da Jean Todt, che ci ha fatto passare subito in Formula 1 senza fare prima un percorso formativo. Questo perché il presidente FIA considerò la nostra esperienza di piloti. Detto questo, sottolineo comunque l’importanza di seminari svolti e dell’esperienza maturata in pista con il chairman ad assistere”.

Sei l’ex pilota commissario con più GP all’attivo…
“Confermo. Tra i commissari più esperti troviamo anche Derek Warwick, che stimo molto. L’obiettivo del collegio dei commissari è quello di variare il suo organico di gara in gara in modo da fornire pluralità. Se un commissario è presente troppo spesso ai GP, può finire per essere accusato di parzialità”.

In cosa consiste il lavoro di commissario di gara sportivo FIA?
“Nel weekend i commissari arrivano il mercoledì sera nel paddock, in modo da essere operativi già giovedì mattina. Il collegio effettua un ‘track walk’ con il direttore di gara e varie autorità per ispezionare il circuito. Dopodiché, i commissari partecipano al briefing organizzato per i team manager nel pomeriggio di giovedì. Nella mattinata di giovedì, i commissari si aggiornano e magari si confrontano, parlando direttamente con il direttore di gara su temi attuali”.

Qual è il ruolo dei commissari sportivi?
“Garantire che il regolamento sportivo e tecnico venga sempre rispettato in tutte le fasi di un weekend di gara”.

Dove sono posizionati i commissari di gara durante lo svolgimento del weekend?
“I commissari sono in una stanza adiacente la direzione gara, collegata con intercom. All’interno della nostra stanza non può entrare nessuno ed è presente un tecnico professionista con ottime competenze da operatore video. Abbiamo a disposizione quattro grandi schermi dove è possibile visionare tutto il materiale che occorre, avendo accesso in tempo reale a tutte le immagini registrate anche dalle telecamere speciali a circuito chiuso che non vengono trasmesse in diretta. In quelle immagini sono comprese anche le telecamere della CCTV (televisione a circuito chiuso), oltre a tutte le trasmissioni radio, le telemetrie, le macchine e tutto è accessibile in tempo reale avendo tempi tecnici per poterli visionare”.

Quante sono le regole?
“Le regole non sono tante se parliamo di condotta di gara. Quello che conta è la giurisprudenza, ovvero come vengono implementate le regole. Pensiamo al ‘dangerous driving’, espressione che può essere interpretata in tanti modi. Ad ogni GP sono previsti aggiustamenti e la lettura dei casi cambia a seconda dell’esperienza, di quello che si dicono i piloti e il direttore di gara ai briefing e in base alle esigenze che emergono”.

Come gestite le critiche?
“Molte critiche si basano sull’ignoranza e su una non conoscenza dei fatti. Non sempre chi giudica ha una conoscenza tecnica e di guida. Mi riferisco anche agli episodi di gara che, spesso, possono sembrare simili tra loro, ma in realtà non lo sono. Il superamento dei track limits e le manovre per forzare un avversario oltre esse sono tra le cose più controverse e difficili da valutare nel motorsport moderno”.

Difficilmente i commissari si espongono in prima persona dopo le valutazioni. Perché?
“Penso sia giusto che non possiamo parlare dopo il nostro lavoro, altrimenti la situazione diventerebbe ingestibile. Il direttore di gara tiene una conferenza stampa nella quale racconta e spiega gli episodi, in modo che i giornalisti desiderosi di approfondire e capire, possano farlo”.

Capita che il commissario pilota si trovi in difficoltà con gli altri membri del collegio?
“Raramente. Per quanto concerne le manovre di gara, il pilota visionando pochi replay capisce subito le dinamiche dell’incidente. Il commissario sportivo non pilota magari impiega più tempo a capirle perché sono dinamiche che non ha vissuto in prima persona. Solitamente, il commissario pilota spiega agli altri membri le dinamiche dell’accaduto senza comunicare la sua conclusione, in modo da non influenzarli. È davvero rarissimo che vi siano disaccordi, c’è sempre collaborazione e voglia di ascoltare gli altri. La maggior parte delle discussioni verte solitamente sull’ammontare di una eventuale penalizzazione, perché le linee guida sono scritte in base alla storicità degli eventi raccolti nel computer. Disponiamo infatti di un database con tutti gli episodi sanzionati e non degli ultimi anni con conseguenti analisi e decisioni. I video disponibili sono classificati ed accessibili per evento, per infrazione e per pilota”.

L’episodio più difficile che ti sei trovato ad analizzare?
“Canada 2019, ovvero quando Vettel, rientrando in pista precipitosamente dopo un lungo in frenata, ha ostacolato Hamilton che stava sopraggiungendo, evitando di essere superato. Per quantificare il tempo perso da Lewis nel momento in cui è stato stretto verso il muretto da Seb, s’è reso necessario prendere la telemetria di quel giro raffrontandola alle telemetrie degli ultimi 5 giri veloci di Lewis. Non sono cose immediate, occorre tempo”.

Tifosi e addetti ai lavori confondono spesso le scorrettezze con lo spettacolo?
“Temo di sì. Molti hanno preso ad esempio il duello Arnoux-Villeneuve a Digione nel 1979 quale modo di correre che, a causa dei ‘cattivi’ commissari sportivi o nuove regole, non è più possibile. Tuttavia, se vai a vedere quel duello, non c’è nulla di scorretto. A parte due contatti ruota-ruota, peraltro permessi al giorno d’oggi, non ci sono state scorrettezze”.

Quali sono i casi più difficili da interpretare solitamente?
“Quando un pilota viene spinto fuori pista all’esterno o direttamente fuori dalla pista. Limite tra accettabilità o meno è labile. Anche il cambiamento di direzione in frenata è spesso un po’ ostico da valutare”.

Nel motorsport la figura del commissario sportivo è accettata dai tifosi?
“Non mi sembra ancora accettata al 100%. Il motorsport un tempo era autoregolamentato dalle condotte di guida dei piloti e l’intervento frequente di un esterno che ti dice cosa puoi fare e cosa no era impensabile. Nell’epoca moderna sono stati compiuti grandi passi in avanti sul fronte sicurezza, tra i quali includo anche le vie di fuga in asfalto. Queste, tuttavia, presentano ampi spazi percorribili e i piloti non riescono più ad autoregolamentarsi, commettendo scorrettezze che possono anche passare inosservate. Negli ultimi anni quindi s’è sentito sempre più il bisogno su sollecitazione dei protagonisti oltretutto, che fosse stabilito cosa si può fare e cosa no, con la figura del commissario sportivo divenuta sempre più rilevante. È sempre importante, tuttavia, non confondere la spettacolarità con la scorrettezza”.

Concludiamo ripercorrendo i tuoi momenti più belli nella permanenza in F1 tra fine anni ’80 e inizio anni ’90…
“Iniziare come tester per McLaren affiancando Senna e Prost fu fantastico e positivi furono poi i due anni in Scuderia Italia, soprattutto dal punto di vista umano. Era una squadra piccola, ma molto affiatata e con tanti amici. Nel ‘91 eravamo outsider, perché venivamo da una stagione che ci aveva relegato addirittura nelle prequalifiche, tuttavia sviluppammo una macchina al di sopra delle aspettative e ci togliemmo belle soddisfazioni con mezzi limitati. Se guardo indietro nella mia carriera la F1 ha occupato uno spazio non troppo importante a livello di risultati, ragion per cui è stato bello esserci”.

13 Gen [10:37]

Grana Interlagos per la F1:
contratto sospeso dal tribunale

Jacopo Rubino - XPB Images

La Formula 1 incontra ostacoli in Brasile, ma questa volta il Coronavirus non c'entra. Un giudice locale ha infatti sospeso temporaneamente il nuovo contratto siglato con il circuito di Interlagos, annunciato a dicembre con validità fino al 2025. Viene infatti contestata la mancanza di un bando, come sarebbe richiesto in presenza di finanziamenti pubblici: l'equivalente di circa 15 milioni di euro, stando ai documenti emersi.

È quindi a rischio la trasferta sudamericana, in programma il prossimo 7 novembre? Presto per dirlo, dato che tutto potrebbe risolversi in tempi brevi: il tribunale competente ha concesso agli organizzatori cinque giorni per consegnare documenti che attestino la conformità dell'operazione. "I fatti rivelano che, almeno in questa fase conoscitiva preliminare, sono stati esplicitamente violati i principi di pubblicità e trasparenza. È necessario sospendere l'esecuzione del contratto in questione", ha stabilito il giudice Emilio Migliano Neto, come si legge sul quotidiano locale Folha de S.Paulo.

Fallito il progetto di un nuovo tracciato a Rio de Janeiro, per vincoli ambientali, Liberty Media ha virato sulla permanenza a San Paolo: è stata una delle ultime mosse dell'ex presidente Chase Carey, ora sostituito dal nostro Stefano Domenicali. La gara, peraltro, assumerà il nome di "Gran Premio di San Paolo" riflettendo il maggior coinvolgimento economico della città. Uscito di scena il vecchio promotore, quel Tamas Rohonyi molto vicino a Bernie Ecclestone, la gestione è stata affidata a una società creata appositamente, Brasil Motorsport, in capo a Mubadala che è il fondo di investimento di Abu Dhabi. Come responsabile è stato designato Alan Adler, ex olimpico e ora manager di grandi manifestazioni.

Qualcosa, però, non sembra essere stato fatto a regola d'arte. Rubens Nunes, avvocato e consigliere comunale, via Twitter ha commentato: "La F1 è importante per San Paolo e per il Brasile, io ne sono un tifoso, ma questo non autorizza la città a stipulare contratti senza gare d'appalto, in segreto e con una società priva di competenze sul territorio (Brasil Motorsport appunto), nata da poco per questo. Un evento di tale portata non è esonerato dal rispetto della legge".

Situazione invece tranquilla in Spagna. Il circuito di Barcellona ha firmato un altro rinnovo annuale, come nel 2020, per restare nel calendario iridato. Nel frattempo, viene sottolineato, si continuerà a lavorare per un'intesa a lungo termine e dare continuità alla presenza del Montmelò, iniziata nel 1991. "La F1 non è una spesa, ma un investimento", ha sottolineato Ramon Tremosa, presidente dell'autodromo ma soprattutto ministro della Catalogna per gli affari economici.

12 Gen [19:57]

Test invernali, intesa fra i team:
saranno in Bahrain dal 12 al 14 marzo

Jacopo Rubino

I test invernali 2021 si spostano da Barcellona a Sakhir, le squadre di Formula 1 hanno trovato l'intesa anche sulle date: dal 12 al 14 marzo, nel weekend inizialmente pensato per il Gran Premio d'Australia. Il
rinvio della gara di Melbourne, per gli ostacoli creati dal Coronavirus, ha però spianato la strada al trasferimento delle prove in Bahrain, dove il 28 marzo si disputerà quello che sarà adesso il round di apertura del Mondiale.

A livello logistico questa soluzione ridurrà gli spostamenti di materiale, da un lato, ma dall'altro allontana le scuderie dalle rispettive basi europee, con più difficoltà di recapitare ricambi in caso di necessità. I vantaggi climatici sono invece indiscutibili: in Medio Oriente il rischio di pioggia (o peggio) sarà nullo e le temperature saranno più indicative rispetto a quelle dello stesso periodo in Spagna. Considerando che quest'anno i test sono stati ridotti da 6 ad appena 3 giorni, è un elemento molto significativo.

Sakhir aveva già ospitato una parte dei collaudi precampionato nel 2014, quando erano all'esordio le attuali power unit turbo-ibride da 1.6 litri. Il cambio di sede, questa volta, darà ai team più margine per completare l'assemblaggio delle nuove monoposto, rispetto al vecchio programma di girare al Montmelò a inizio marzo.

Come spiegato da Autosport, si è anche discusso di effettuare le prove nella settimana precedente al GP: la maggioranza delle squadre era d'accordo, anche per risparmiare sui pernottamenti, ma ad opporsi è stata la McLaren che, dovendo affrontare il passaggio dal motore Renault a quello Mercedes, preferisce disporre di più tempo per risolvere eventuali problemi emersi in pista.

Meglio anche per Liberty Media, pare, probabilmente per ragioni di copertura mediatica: test e gara distanti due settimane porteranno l'attenzione sulla F1 in anticipo e su un arco di tempo più distribuito.

12 Gen [9:24]

Calendario F1, Liberty conferma:
c'è Imola, Australia e Cina rinviate

Jacopo Rubino

I primi cambiamenti al calendario 2021 di Formula 1, dovuti agli effetti del COVID-19, sono ufficiali: la stagione partirà in Bahrain nel weekend del 28 marzo, mentre la trasferta in Australia, che avrebbe dovuto essere quella di apertura, viene posticipata al 21 novembre. Splendida notizia per gli appassionati italiani è il ritorno a Imola, il 18 aprile: la tappa sul circuito "Enzo e Dino Ferrari" servirà a colmare il vuoto lasciato dal Gran Premio di Cina, per adesso rinviato a data da destinarsi dopo la richiesta dei promotori locali.

Resta vacante una casella, quella di domenica 2 maggio: Liberty Media per adesso si è limitata a spiegare che "la gara verrà annunciata a tempo debito", ma il circuito designato dovrebbe essere Portimao, ripescato insieme a quello del Santerno dopo l'ottima riuscita della corsa 2020.

"Siamo molto emozionati di comunicare che Imola tornerà nella stagione 2021", ha commentato Stefano Domenicali, imolese di nascita, che dal 1° gennaio è il nuovo presidente della F1. "La situazione del virus rimane fluida, ma abbiamo l'esperienza dell'anno passato, assieme ai nostri partner e organizzatori, per adattarci in modo adeguato e sicuro". Domenicali ha inoltre ribadito che resta la volontà di disputare 23 round, per quello che sarà il Mondiale più lungo di sempre, sottolineando: "La pandemia non ci ha ancora consentito di ritornare alla normalità, ma nel 2020 abbiamo dimostrato di poter correre in sicurezza e di essere il primo sport internazionale a ripartire".

Per trovare uno spazio a Melbourne, è stata rivista la collocazione dall'evento in Brasile, anticipato al 7 novembre in sequenza a Stati Uniti (24 ottobre) e Messico (31 ottobre). Sarà la terza tripletta in programma dopo quelle di Belgio-Olanda-Italia e Russia-Singapore-Giappone, mettendo a durissima prova lo staff viaggiante. Slittano invece avanti di sette giorni i GP conclusivi in Arabia Saudita (5 dicembre) e ad Abu Dhabi (12 dicembre), in cui è prevista anche la Formula 2.

"Intanto stiamo continuando a lavorare con i nostri colleghi in Cina per trovare una soluzione e correre lì nel 2021", ha confermato Domenicali. Gli spazi di manovra sembrano molto ridotti, ma non bisogna escludere ulteriori variazioni al calendario, specialmente se alcuni Paesi decidessero di bloccare gli ingressi.

Il calendario aggiornato della F1 2021

28 marzo - Sakhir (Bahrain)
18 aprile - Imola (Emilia Romagna)
2 maggio - Da confermare
9 maggio - Barcellona (Spagna)
23 maggio - Montecarlo (Monaco)
6 giugno - Baku (Azerbaijan)
13 giugno - Montreal (Canada)
27 giugno - Le Castellet (Francia)
4 luglio - Spielberg (Austria)
18 luglio - Silverstone (Gran Bretagna)
1 agosto - Budapest (Ungheria)
29 agosto - Spa (Belgio)
5 settembre -Zandvoort (Olanda)
12 settembre - Monza (Italia)
26 settembre - Sochi (Russia)
3 ottobre - Marina Bay (Singapore)
10 ottobre - Suzuka (Giappone)
24 ottobre - Austin (USA)
31 ottobre - Città del Messico (Messico)
7 novembre - Interlagos (Brasile)
21 novembre - Melbourne (Australia)
5 dicembre - Jeddah (Arabia Saudita)
12 dicembre - Yas Marina (Abu Dhabi)

PrecedentePagina 1 di 10Successiva

News

formula 1
v

PrimaPrecedentePagina 1 di 2SuccessivaUltima
PrimaPrecedentePagina 1 di 2SuccessivaUltima

Tutti i nostri Magazine

I Magazine da leggere e sfogliare anche su tablet e smartphone